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Inserito il 15-10-2005  
Kofi Annan, il fast food e le infinite colpe dell'Occidente
di Anna Bono


Il 22 settembre, a Ginevra, l'Oms (Organizzazione mondiale della sanità) ha diffuso un comunicato relativo all'ultima emergenza sanitaria - a quanto pare, un vero e proprio flagello - che minaccia gli abitanti dei Paesi poveri: l'obesità.

Secondo l'agenzia Onu, infatti, entro il 2015 - l'anno fatidico in cui grazie al programma delle Nazioni Unite Millenium Goals si vorrebbe raggiungere il traguardo di dimezzare indigenza e fame - le persone sovrappeso e obese nel mondo potrebbero essere 1,5 miliardi. Si tratterebbe di un incremento addirittura del 50% rispetto al miliardo attuale, e che riguarderebbe per gran parte non i Paesi ricchi, bensì quelli a reddito basso e medio, dove il fenomeno è letteralmente esploso negli ultimi anni.

In Sud Africa, ad esempio, e in Egitto, Messico e Turchia, più del 75% delle donne di età superiore ai 30 anni è sovrappeso: proprio come nella nazione più ricca del mondo, gli Stati Uniti; quanto ai maschi, Samoa, Argentina e Germania registrano un'identica percentuale di 75 maschi adulti sovrappeso e obesi su cento. Il primato assoluto di «eccesso di peso corporeo» spetta alle isole di Nauru e Tonga, con nove adulti su 10 troppo grassi.

«Questa evoluzione - spiega l'Oms - è dovuta a vari fattori: in particolare, un cambiamento nel regime alimentare, con un aumento delle calorie e un apporto maggiore di grassi, sale e zucchero, una diminuzione dell'attività fisica causata dal moltiplicarsi dei lavori sedentari, dall'uso di mezzi di trasporto a motore e dall'urbanizzazione».

Se non si troverà subito un rimedio, sostiene Catherine Le-Galès Camus, sottodirettore generale dell'Oms incaricata delle malattie non trasmissibili e della salute mentale, le conseguenze saranno devastanti: «Il rapido aggravarsi dei due problemi (sovrappeso e obesità) in numerosi Stati a reddito basso e medio fa prevedere un aumento catastrofico e inarrestabile delle malattie croniche nei prossimi 10-20 anni». Stando alle stime fornite dall'Oms, l'incremento delle patologie cardiovascolari colpirà soprattutto le regioni del Mediterraneo occidentale e l'Africa, dove il numero dei decessi causati da queste affezioni aumenterà del 25%.

In seguito a questo nuovo allarmante rapporto dell'Oms, il Segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ha voluto rivolgere un appello ai Paesi poveri affinchè «preservino la loro cucina tradizionale e resistano all'importazione della cultura del fast food».

Nel lancio d'agenzia dell'ufficio stampa del Palazzo di Vetro che il 5 ottobre, ore 18.00, riporta il comunicato di Annan, si legge: «Le questioni di salute pubblica ci preoccupano molto. Tutti hanno diritto a una corretta alimentazione, non soltanto i cittadini dei Paesi sviluppati, ma anche quelli dei Paesi in via di sviluppo. La maggior parte di questi Paesi - prosegue il Segretario generale - una volta non presentavano il problema dell'obesità e non dovrebbero importarlo da quelli ricchi nutrendosi di cibi e bevande sbagliati e adottando una cucina inadatta alle loro esigenze nutritive. Dovrebbero invece impegnarsi a conservare i regimi alimentari tradizionali che hanno consentito alle loro popolazioni di mantenersi snelle e agili».

La prima considerazione che viene in mente, riflettendo sulle parole di Annan, è che, per quanto ne sappiamo, le «cucine tradizionali», specie quelle africane che lui dovrebbe conoscere bene essendo originario del Ghana, hanno tre caratteristiche ricorrenti.

Innanzitutto sono comunemente carenti di elementi nutritivi essenziali, ad esempio sono povere di vitamine, perché gli ingredienti reperibili sono pochi: spesso si riducono a un cereale, un legume e alcune erbe spontanee o coltivate, integrati occasionalmente con carne e frutta.

In secondo luogo le tradizioni impongono gerarchie di accesso al cibo che favoriscono i maschi adulti a scapito di donne e bambini: in sostanza, il cibo cucinato è destinato prima agli uomini e inoltre una serie di regole e tabù alimentari stabiliscono chi mangia che cosa e quando.

Infine caratteristica endemica delle «cucine tradizionali» è la scarsità di cibo, che non di rado diventa carestia. Difatti il Pam, Programma alimentare mondiale, e innumerevoli altri organismi non fanno che intervenire sui «regimi alimentari tradizionali» per mantenere in vita centinaia di milioni di persone.

A margine di ciò, si osservi che una nuova accusa sembra si stia per aggiungere al già pesante fardello delle responsabilità attribuite all'uomo bianco: da affamato, il mondo diventerà obeso, ma sempre per colpa dell'Occidente.


Dal sito www.ragionpolitica.it