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Inserito il 15-10-2005  
"Con il corpo ero da Prodi, ma il cuore mio non c’era”


Il Cav. dato per morto è resuscitato. Le penne autorevoli ritornano

"Siamo qui, non siamo lì". Se a piazza del Popolo a Roma, al comizio di Romano Prodi c’era questo e c’era quello, davanti al portone di Silvio Berlusconi già c’è questo e c’è pure quello. Tutti i grandi del giornalismo e i testimonial della buona società tornano sotto l’ala protettiva del Cav. non più dato per spacciato ma bello, fresco e resuscitato.

Siamo qui, non siamo lì”, questo il messaggio rassicurante dei tanti vips accorsi sotto il palco dell’ex sfidante del premier.

Sono qui, mai stato lì” ha detto Vittorio Sgarbi, ma anche Lorenza Foschini, la più peperina, ha fatto pervenire un caloroso messaggio presso la portineria di via del Plebiscito con una precisa precisazione: “Ero lì ma col cuore sono qui”.

Anche David Sassoli assicura di essere andato lì per altri motivi: “Non si può esser giudicati per un gelato da Rosati”.

Anche Mariangela Melato, madrina della manifestazione, giura di aver fatto finta: “Mai più coi sindacati, solo e sempre da Rosati”.

"Siamo qui, non siamo lì". Al coro dei transfughi di piazza del Popolo si aggiunge quello dei passeggiatori di via del Plebiscito e Nove Colonne si pregia di fornire ai propri lettori dettagliata cronaca degli appostamenti di giubilo fatti al Cav. tornato vincente.

Alle cinque, col buio pesto,
sbuca Farina, tutto mesto.
Alle sei e mezza del mattino,
sgranocchiando un cornettino,
c’è la La Rosa che fa capolino.
Alle sette e due minuti,
vi porta il latte Bonaiuti,
alle otto, e già son tanti,
passa e spassa Paolo Guzzanti,
alle nove, ormai è tardi,
vento, grandine oppur pioggia,
vi si alloca Della Loggia,
alle dieci è il momento,
del totale assembramento.
Senza tema di smentita
or la strada è gremita
di scrittori e adulatori
che fan solo questi cori:
“Siamo qui, non siamo lì,
ora e sempre, notte e dì”.

C’era questo e c’era quello.

Svuotata piazza del Popolo, l’Italia della società civile torna a guardare il Cav. sotto nuova luce. Una montante onda d’entusiasmo circonda Berlusconi. Sono qui, nessuno più resta lì.

Il professore Veronesi, per ingraziarsi il Cav., non si limita a fare pubblico elogio di Francesco Storace. L’illustre clinico, sfidando le signore di Milano, si lancia in un elogio di Umberto Scapagnini: “E’ il migliore, le castiga tutte”.

Tutti vanno verso il Cav.

Ci va Achille Bonito Oliva. In un incontro con i pittori dei club Forza Italia di Brianza, all’inaugurazione della mostra “Silvio, il più bello”, l’autorevole critico ha dichiarato: “I tacchi di Berlusconi segnano il percorso della nuova transavanguardia. E’ il nuovo Totò, anzi, il nuovo Peppino De Filippo, o meglio: è la nuova Tina Pica”.

Ci va Renzo Piano. E’ in un meeting di geometri a Villa Literno, in un convegno sponsorizzato da “Infissi-shop, l’alluminio anodizzato per voi”, che il grandissimo architetto ha testualmente detto: “Ville e giardini di Sardegna segnano il percorso della nuova idea del fabbricare, abbiamo da imparare tutti dal genio di Berlusconi”. L’entusiasmo non conosce fazioni.

E ci va anche Umberto Eco verso la solare magnificenza del Cav. L’inarrivabile semiologo, chiamato in un incontro conviviale con la signorina Longari, Mike Buongiorno, Sabina Ciuffini e i piccoli concorrenti di Genius, dopo un doppio malto ha voluto chiarire il senso di una sua recente dichiarazione: “Sono stato frainteso. Ho certamente detto che bisognerebbe prendere a calci in culo quelli che vengono verso il centrosinistra – è vero, non posso smentirlo – ma è importante decrittare il sottotesto del suddetto testo: li prendo a calci in culo per farli tornare da Berlusconi”.

Tutti sono qui, nessuno più va lì.

Il Corriere è ritornato all’opzione terzista, la Stampa ha aggiornato la propria vocazione moderata, la Gazzetta dello Sport tifa Milan a prescindere, e perfino Repubblica, unica nell’opposizione, per dare un segno di distensione nel nuovo clima di resurrezione, pubblica solo articoli pensati ai tavoli di Rosati: mai urlati, solo misurati.

Anche loro non sono lì, sono qui.


Da Il Foglio del 15 ottobre 2005