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Inserito il 16-10-2005  
Punto Quotidiano 14/10/05 - Nuova legge elettorale proporzionale
di Alessandro Corneli


L’arma segreta.

Ci credeva anche Hitler. Fassino ha parlato di una “contromossa” in preparazione, di cui il suo alleato Castagnetti ha detto di non sapere niente. Verosimilmente Fassino spera che in Senato venga approvata qualche modifica in modo da fare tornare il progetto di legge alla Camera, allungando i tempi della resa e sperando che nel frattempo succeda qualcosa, ad esempio un incidente di percorso alla seconda e definitiva votazione sulla riforma costituzionale (la devoluzione).

Ieri mattina, Fassino ha incontrato Follini. E’ probabile che i Ds sperino in una presa di posizione dei centristi che riapra il discorso al Senato. Ma già Fini ha detto che la CdL dovrà mantenere questa coesione fino in fondo per chiudere la Legislatura all’attacco.

Il fatto è che questo dibattito ha dimostrato la compattezza della CdL, ma soprattutto obbliga il centrosinistra a mettere in piazza le sue contraddizioni, ovvero a far vedere come esso sia un’armata di forze molte diverse tra loro che si erano messe insieme per la vittoria e il bottino.

Tanto è vero che Rutelli, intervistato sull’ipotesi di un rilancio del listone, ha predicato la discrezione, il segreto: “Tutto dobbiamo fare oggi meno che parlare di questo. Nel momento in cui dovessimo decidere, lo dobbiamo fare nel giro di pochissime ore, non giorni, con discussioni dei responsabili politici che non aprano minimamente una discussione pubblica perché questo sarebbe sì un regalo al centrodestra”. Secondo Rutelli, il centrosinistra deve decidere “senza aprire tormentoni: chi apre tormentoni fa un danno al centrosinistra che oggi non sarebbe neppure concepibile”.

Questa parole fanno riflettere: alla fine di una battaglia in cui il centrosinistra ha sostenuto che la nuova legge elettorale ridarà potere ai partiti e alle loro segreterie, Rutelli attribuisce proprio a queste il compito di prendere decisioni nella massima riservatezza.

I punti della legge.

Questi sono i principali punti della legge elettorale approvata ieri dalla Camera:

- Proporzionale e premio di maggioranza:

Per la camera, il territorio nazionale è diviso in 27 circoscrizioni elettorali. Ad esclusione dei seggi assegnati alla circoscrizione estero, la ripartizione dei seggi è effettuata in ragione proporzionale con l'eventuale attribuzione di un premio di maggioranza.

I l premio equivale ai seggi necessari per raggiungere quota 340. All'opposizione restano 277 seggi. Un altro seggio è riservato al collegio unico della Valle d'Aosta. Se la coalizione vincente ha ottenuto di per sé più di 340 seggi li mantiene tutti.

Il Senato invece è eletto su base regionale. L'assegnazione dei seggi tra le liste concorrenti è effettuata in ragione proporzionale, con l'eventuale attribuzione di un premio di coalizione regionale.

- Soglie di sbarramento:

Per la Camera sono tre le soglie di sbarramento che partiti e coalizioni devono superare per accedere al ripartizione dei seggi. Per la coalizione lo sbarramento è al 10%, per i partiti non coalizzati al 4% e per quelli coalizzati al 2%.

Partecipa al riparto dei seggi anche la lista collegata che abbia ottenuto il migliore risultato tra quelle che non hanno superato il 2%. Anche per il Senato le soglie sono tre: il 20% per le coalizioni, l'8% per le liste non collegate, il 3% per quelle collegate.

- Minoranze linguistiche:

Per la Camera, la nuova legge stabilisce uno sbarramento del 20% per le liste, rappresentanti una minoranza linguistica, che siano collegate con una coalizione; mentre per le liste non collegate lo sbarramento è al 4%.

- Indicazione del leader della coalizione:

I partiti o i gruppi politici organizzati che si candidano a governare depositano un unico programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come leader della forza politica.

- Liste bloccate:

Le liste elettorali sono bloccate, ovvero non c’è il voto di preferenza. Ognuna di esse è composta da un elenco di candidati presentati secondo un determinato ordine. I seggi vengono assegnati in base all'ordine di precedenza nella lista. Viene tolta la norma che impediva ad un candidato di presentarsi in liste con lo stesso contrassegno in più di tre circoscrizioni.

- Scheda e maxi simboli:

Ogni elettore ha a disposizione una scheda (una per la Camera e una per il Senato) con il simbolo di ogni partito. Sulla scheda non compaiono i nomi dei candidati. I contrassegni dei partiti coalizzati tra loro sono disposti in verticale su un'unica colonna. I simboli saranno più grandi: 3 centimetri di diametro. Inserita anche la norma contro le liste 'patacca', ovvero contro quelle liste che per diciture o simboli possono essere confuse con quelle già esistenti.

- Raccolta di firme:

La nuova legge esenta dalla raccolta delle firme i partiti già costituiti in gruppo parlamentare in entrambe le Camere ma anche quelli collegati ad almeno due di tali partiti e con almeno un seggio all'europarlamento (è il caso, per esempio, di Alternativa Sociale di Alessandra Mussolini). Saranno esonerati dalla presentazione delle sottoscrizioni anche i partiti che rappresentano minoranze linguistiche purché abbiano ottenuto almeno un seggio alle precedenti elezioni.

Listone/tormentone.

La riforma della legge elettorale pone un grosso problema all’Unione. Rutelli vuole una decisione rapida, ma non tutti della Margherita sono d’accordo. I Ds invece preferiscono temporeggiare. Intervenendo in aula, Fassino si è rivolto alla CdL: “Potevate proporci molte cose, il proporzionale su modello tedesco come l'Udc ha sostenuto per anni, potevate proporci il modello elettorale delle regioni che è diverso da questo perché qui non c'è listino di coalizione che è elemento coesivo della coalizione”.

Parole che sono state interpretate come una disponibilità al dialogo, ma forse una sollecitazione a Follini e a qualche altro esponente dell’Udc a riaprire il discorso all’interno della maggioranza, sostenendo la tesi che, dopo la vittoria alla Camera, sarebbe opportuno cercare almeno un’apparenza di dialogo con l’opposizione per non fare apparire agli elettori questa legge come voluta solo dalla maggioranza.

Sia i Ds sia la Margherita sembrano temere che Prodi, aspettando la consacrazione dalle primarie, possa rilanciare il progetto dell'Ulivo, minacciando eventualmente una propria lista. Ma Rutelli non ci sente: conferma il proprio appoggio a Prodi e non vuole che vengano mutati i termini dell’intesa. E dai Ds arriva un messaggio a Prodi: “Tenga ben presente che i voti che prenderà glieli portiamo noi”.

Prodi continua a premere su Bertinotti per la presentazione di una lista unitaria dell'Unione, e su questo ha l’appoggio di Rutelli. Ma il leader di Rifondazione sembra fermo nella difesa del progetto di una “Sinistra Alternativa” da lanciare dopo le primarie del 16 ottobre. Anzi, Bertinotti avrebbe suggerito a Prodi di candidarsi con la Margherita. Suggerimento velenoso perché in tal modo i Ds, appoggiando Prodi, si sposterebbero verso il centro, liberando voti che andrebbero a Rifondazione.

Spiega il leader di Rifondazione: “Per il nostro progetto politico generale di trasformazione è essenziale, ovvero è un passaggio obbligato, la sconfitta del centrodestra e delle politiche neoliberiste. Ma se ci annullassimo in un puro cartello elettorale, magari contrattando un buon numero di spazi o di posti, rinunceremmo, non solo simbolicamente, proprio a quel progetto strategico. Ne riveleremmo il carattere secondario e subordinato: questa è la ragione del nostro no, non certo un improvviso sussulto settario”.

Bisogna tenere conto delle critiche dell’ala sinistra di Rifondazione, alle quali Bertinotti non può essere indifferente.

Claudio Grassi ha detto: “Dal dibattito in corso in Parlamento sulla legge elettorale, emerge una Unione penosamente abbarbicata a difesa di un sistema elettorale, quello maggioritario, che si è dimostrato fallimentare, antidemocratico e truffaldino. Con l'attuale legge maggioritaria, Rifondazione Comunista con il 6% dei voti ha 14 eletti, l'Udc con il 3,2% oltre 70”.

Poi ha continuato: “Invece di denunciare questo scandalo, abbiamo ascoltato da parte di Prodi in piazza del Popolo e negli interventi dell'Unione alla Camera, sperticate lodi per il maggioritario. Sentire i segretari dei partiti di centrosinistra sostenere che bisogna respingere il proporzionale perché in questo modo i candidati verrebbero decisi dalle segreterie dei partiti, fa cadere le braccia! Perché, adesso le candidature nei collegi sicuri le scelgono per caso i cittadini?”.

Conclusione: “Bisognava distinguersi da questa linea difensiva e filo-maggioritaria dei vari Rutelli, Prodi e D'Alema. Si poteva e si doveva contrastare il progetto del Polo rilanciando contemporaneamente una proposta di legge elettorale proporzionale con sbarramento e senza premio di maggioranza”.

Luciano Violante, che è una testa fine, ha ammesso che “il centrodestra si è mostrato più compatto di quello che pensavo”, distinguendosi da Rutelli il quale ha definito Berlusconi “il più disastroso uomo di governo nella storia di questi cinquant'anni della Repubblica”, ragione per cui perderà.

Tormentone Montezemolo.

Al centrosinistra non vanno giù le dichiarazioni di Montezemolo a Capri. C’è tornato sopra Francesco Rutelli: “Credo che Montezemolo non si sia schierato” perché “ha detto una cosa in parte condivisibile, in parte no”.

Più precisamente, “è condivisibile il giudizio che, nonostante coalizioni che hanno avuto larga maggioranza come nel caso della destra che aveva cento seggi di vantaggio, non c'è stata una governabilità adeguata, perché questo governo e questa maggioranza sono stati condizionati pesantemente dalla Lega, un piccolo partito che non ha neanche raggiunto il 4%, e tuttavia l'ha fatta da padrone”; ma Montezemolo “dice anche una cosa che non è vera, nel senso che colloca questa riflessione alla vigilia della discussione della legge elettorale in Parlamento che peggiora questa situazione”. Secondo Rutelli, è giusto che Confindustria chieda la governabilità, ma secondo lui questa nuova legge elettorale va in direzione opposta.

Nania-sintesi.

Il presidente dei senatori di An, Domenico Nania, preparando il terreno al dibattito che si svolgerà in Senato, ha commentato la legge approvata dalla Camera: “Chi prenderà un voto in più avrà la responsabilità di governare il Paese. E ciò accadrà sempre, non sarà più possibile alcuna manipolazione del voto degli elettori resa possibile dall'attuale sistema misto. Il precedente più calzante risale al 1996 quando la Cdl ottenne più voti ma al governo andò Prodi e il centrosinistra. Se si fosse votato con la legge che oggi la Camera approva al governo sarebbe andato Berlusconi e il centrodestra. Ogni elettore potrà scegliere con un solo voto il suo partito, il suo leader, che sarà candidato dalle Alpi alla Sicilia, la sua maggioranza e quindi il governo del Paese. Finalmente le elezioni politiche diventano veramente tali a tutti gli effetti e gli elettori sceglieranno più liberamente la coalizione cui affidare il futuro della Nazione. In fondo, questo nuovo sistema elettorale si coniuga perfettamente con la riforma costituzionale, che approveremo definitivamente tra pochi giorni, che introduce il premierato e la cosiddetta norma antiribaltone, con la quale chi viene eletto di qua non potrà più passare di là: questo è il progetto politico sul quale ci siamo impegnati con gli italiani che lo hanno approvato nel 2001. L'impegno sarà mantenuto”.
 


Dal sito www.grrg.it