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Inserito il 21-10-2005  
Perché la persona viene prima dello Stato
di Sergio Soave


Laicità, l’inutile scandalo per le parole di Ratzinger (Tocqueville docet)

L’affermazione di Benedetto XVI, secondo cui “i diritti fondamentali non vengono creati dal legislatore, ma sono iscritti nella natura stessa della persona umana”, che ovviamente, per un pontefice, “sono pertanto rinviabili ultimamente al creatore”, ha suscitato un (etimologicamente) incredibile pandemonio.

In realtà si tratta di un’affermazione che avrebbe potuto benissimo fare, e in realtà in forme appena diverse, ha fatto anche Jean Jaques Rousseau.

Sostenere che l’organizzazione umana è basata su un “contratto sociale”, implica che sia la persona il portatore di diritti, che accetta di limitare in considerazione degli eguali diritti altrui.

La persona, la grande creazione ideologica del cristianesimo su cui si è fondato l’occidente, precede, sia logicamente sia storicamente, il suddito e il cittadino moderni.

Sta qui il fondamento della laicità, cioè della libertà, nel riconoscimento che non è lo Stato a distribuire i diritti fondamentali, perché in quel caso sarebbe anche autorizzato a toglierli, com’è appunto accaduto agli Stati etici, da quello terrorista di Maximilien Robespierre, a quello pagano di Adolf Hitler, a quello comunista di Josif Stalin.

D’altra parte la connessione tra democrazia e concezione cristiana della persona è assai stretta, ed è stata notata fin dall’inizio da un osservatore acuto come Alexis De Tocqueville.

Nel libro “Democrazia in America”, scritto nel 1840, si può leggere che “le religioni devono saper delimitare la propria sfera di azione. Maometto, ad esempio, ha fatto discendere dal cielo e ha messo nel Corano non solo dottrine religiose, ma anche massime politiche, leggi civili e penali e teorie scientifiche. Il Vangelo, invece, parla solo dei rapporti degli uomini con Dio e fra di loro.
Questa sola, fra mille ragioni, basterebbe a mostrare che la prima di queste due religioni non potrà dominare a lungo in tempi di civiltà e di democrazia
”.

Come si vede, un tema su cui oggi ci si interroga drammaticamente, la compatibilità tra islam e democrazia, era già stato affrontato con esito pessimistico dal laico Tocqueville più di centocinquant’anni fa.

Se non si accetta che i diritti umani precedano lo Stato, si dovrebbe arrivare alla paradossale conclusione che ha ragione Saddam Hussein quando sostiene di non aver violato le leggi del suo regime, che consistevano in sostanza nell’assoggettamento di tutti al suo volere dispotico.

Gli Stati, almeno quelli liberali e democratici, riconoscono e tutelano diritti che sono dell’uomo, non li creano. I laicisti pensano che questa sia una limitazione dello Stato, al quale chiedono di trasformare i desideri in bisogni e i bisogni in diritti.

E’ questo il nocciolo della controversia sulla fecondazione assistita, che si ripropone per la selezione genetica e per la manipolazione della mente attraverso le neuroscienze.

L’unicità e inviolabilità della persona umana, che i credenti fanno risalire a un dono di Dio, è il fondamento di una cultura della vita che è anche alla base della concezione di libertà su cui si fonda la laicità dello Stato. L’illusione scientista, non il pensiero scientifico, porta a superare il senso del limite connaturato alla dignità della persona.

Da lì è venuto l’obbrobrio eugenetico, praticato dal nazismo ma anche dalle democrazie scandinave, da lì viene la riproposizione genetica del razzismo (l’ebreo razzialmente intelligente di cui si parla oggi è speculare a quello inferiore).

Se la persona non precede lo Stato, non si può difendere da lui, secondo il più laico dei principi.


Da Il Foglio del 20 ottobre 2005