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Inserito il 10-9-2005  
La massoneria straniera muove i fili contro Fazio
di Gianluca Roselli


Intervista all'On. Guido Crosetto, economista di Forza Italia: "La vicenda di Palazzo Koch ci sta indebolendo, i grandi gruppi finanziari, con l'aiuto delle massonerie, non vedono l'ora di mettere le mani sulla nostra cassaforte. E Prodi e Amato ne sarebbero perfino contenti".

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«La vicenda di Antonio Fazio sta indebolendo il sistema Italia a vantaggio dei grandi gruppi finanziari stranieri che, anche con l'aiuto delle massonerie, non vedono l'ora di mettere le mani sulla cassaforte del Belpaese. Qui si rischia la svendita dell'Italia».

Guido Grosetto, esperto economico di Forza Italia e rela­tore della scorsa Finanziaria, lancia l'al­larme su un pericolo che, a suo dire, la no­stra classe politica sta ignorando o, nel migliore dei casi, sottovalutando.

«Sono settimane che si discute delle intercetta­zioni e ci si divide in amici o nemici del go­vernatore di Bankitalia. Ebbene, stiamo guardando il dito e non la luna. Mentre con questa vicenda c'è il rischio che il si­stema creditizio italiano esca indebolito e quindi più aperto alla volontà di colo­nizzazione da parte delle banche anglo­sassoni e statunitensi».

Sta dicendo che rischiamo di essere colonizzati ?

«Proprio questo. Mentre l'economia annaspa, il nostro sistema bancario è uno dei più ricchi al mondo perché l'Italia è un popolo di risparmiatori che garantisce agli istituti di credito una liquidità enor­me . Mentre il convento è povero, i frati so­no ricchi. E' chiaro che questo fiume di denaro fa gola anche ai banchieri stranie­ri i quali hanno clienti che, al contrario, spendono e non risparmiano».

Fazio rappresenta una garanzia per difenderci dall'invasione ?

«Chiariamo un punto: a me della sorte del governatore non importa nulla. Anzi, all'epoca delle vicende di Cirio e Parmalat ero stato uno dei suoi più strenui accusa­tori: il suo mancato controllo di allora è molto più grave del suo comportamento, poco edificante, emerso nelle intercetta­zioni di oggi. Ma a tutti coloro che agitano il cappio contro Fazio, dico: attenzione, non buttiamo il bambino con l'acqua sporca. Questo è un momento molto deli­cato in cui l'obbiettivo primario è difen­dere il sistema Italia. Non facciamo lo stesso errore commesso nel 1991».

Ovvero ?

«Quando si decise di svendere le im­prese statali con una privatizzazione sel­vaggia che vanificò anche ciò che quelle aziende avevano fatto di buono per l'Ita­lia».

Chi vuole mettere le mani sulla cassaforte italiana ?

«Grandi gruppi economici finanziari del Nord Europa, specie anglosassoni, e del Nord America. Dietro gli attacchi dei giornali europei a Fazio vedo muoversi proprio questi interessi. Hanno intravi­sto uno spiraglio e si sono buttati a capo­fitto per entrare in un sistema debole e fa­cilmente scalabile. Quello che ha fatto Ri­cucci col "Corriere" i grandi fondi comuni inglesi e americani lo possono fare in breve tempo con le banche italiane. E un Paese il cui sistema creditizio è in mani straniere diventa un Paese di serie B».

Per la politica italiana questo però sembra un aspetto secondario...

«Errore gravissimo. Ma c'è di più: ci so­no personalità politiche nostrane che stanno agevolando questo disegno colonizzatore e non si rammaricherebbero di fronte all'ingresso di capitali stranieri nel nostro sistema di credito».

Chi ?

«Romano Prodi, per esempio. E anche Giuliano Amato. Mentre ben distante da certe logiche è Massimo D'Alema».

E adesso a chiedere la testa di Fazio ci si mette anche la massoneria...

«La massoneria italiana non è una cosa seria e non ha potere per influenzare cer­te questioni. Altra cosa è invece la masso­neria britannica, che invece muove pa­recchi fili».

Berlusconi viene accusato aver tenuto un comportamento ambiguo. Lei che ne pensa ?

«Ma Berlusconi su Fazio non ha nessun potere. Nessuno può costringere il gover­natore a dimettersi. Comunque, per usci­re dall'impasse la strada migliore è quella di un dibattito parlamentare con il voto su una mozione per cambiare il regola­mento di Bankitalia inserendo, tra le mo­difiche, anche il mandato a termine. Del resto, proprio la vicenda Bnl-Antonveneta ha messo in evidenza l'inadeguatezza del ruolo di via Nazionale rispetto all'o­dierna complessità del sistema bancario italiano».


Da Libero del 10 settembre 2005