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Inserito il 20-9-2005  
Prove tecniche di Italia ulivista: stipendio minimo a tutti
di Elisa Calessi


L'Unione di Romano Prodi batte un colpo: salario minimo per tutti. Un milione di vecchie lire al mese per i disoccupati sopra i 12 mesi e per chi non ha ancora un lavoro. E poi gratis gli autobus, la metro, sanità e scuola. La proposta di legge è firmata Fausto Bertinotti, ma ha avuto, perlomeno tecnicamente, il via libera di tutto il centrosinistra. E la prossima settimana arriverà nell'Aula di Montecitorio. Ecco perché.

Ogni mese la conferenza dei capigruppo deve fare il calendario dei provvedimenti da portare in Aula. Se l'agenda non è approvata ad altissima maggioranza ( almeno tre quarti dei voti), l'opposizione ha diritto a indicare almeno il 20% di provvedimenti. Su 100 proposte, poniamo, 20 devono portare la firma della minoranza. È così che, ieri, nella Commissione Lavoro di Montecitorio è arrivato l'ordine: corsia preferenziale alla proposta di legge sul salario minimo.

Avendo diritto, questo mese, alla quota del 20%, l'Unione ha deciso di mandare in Aula il testo di Bertinotti. Il relatore per la Commissione sarà il leghista Dario Galli. Il parere della maggioranza, ovviamente, è negativo. Non passerà. Ma è interessante nella prospettiva di quello che sarà un futuro governo di centrosinistra.

Siamo alle prove tecniche dell'Unione? Nino Lo Presti, capogruppo di An in commissione, non ha dubbi: «Sicuramente quella proposta sarà bocciata da questo Parlamento, ma non saprei dal prossimo. Se Rifondazione, ora che è all'opposizione, è riuscita a convincere la coalizione a discutere questa proposta in aula, mi chiedo cosa farà nell'ipotesi che sia al governo» .

Vediamo, allora, di cosa si tratta. Il testo che sarà all'esame dell'assemblea di Montecitorio porta la seguente intestazione: " Istituzione della retribuzione sociale".

Si propone che lo Stato garantisca un salario minimo di un milione di lire al mese a tutti i disoccupati iscritti alle liste di collocamento da un anno o a chi non ha mai avuto un lavoro ( articolo 1 e 2). Lo stipendio è di un milione di lire al mese esentasse fino a tre anni che arrivano a quattro se il disoccupato ha superato i 45 anni ( articolo 4). Oltre alla paga mensile, i disoccupati avranno diritto a un «pacchetto di servizi gratuiti» : i trasporti urbani, la scuola, i servizi sanitari.

Lo Stato, poi, dovrà assegnare loro un alloggio di edilizia pubblica e a un «canone sociale» , cioè molto basso ( articolo 6). Se vengono assunti, il datore di lavoro avrà diritto a un incentivo pari alla metà del «salario sociale» . Ma viene ridotto alla metà se l'assunzione è part- time o a tempo determinato.

Ancora. Se, alla fine dei 3 o 4 anni, il disoccupato non ha trovato uno straccio di lavoro, niente paura. Lo Stato dovrà intervenire «per offrirgli una possibilità di lavoro» , assumendolo nel settore pubblico o in lavori di pubblica utilità.

Quanto costa il giochetto? La legge lo dice all'articolo 14: fatti due conti, costerebbe 13.500 miliardi per il primo anno, 27mila miliardi per gli anni seguenti. E dove si prendono, domanda, questi soldi? Come in ogni testo normativo, l'autore è obbligato a indicare le fonti della " copertura finanziaria".

Semplice, propone Bertinotti: basta abolire ( vedi articolo 13) tutte le norme che prevedono sgravi fiscali, incentivi, crediti d'imposta, contributi dello Stato o degli enti locali alle imprese. L'operazione, si legge nella relazione introduttiva, «renderebbe immediatamente disponibili tra i 18mila e i 20mila miliardi di lire annue» . Per quello che manca, si propone la creazione di un Fondo che raccolga i denari provenienti dall'introduzione della Tobin tax. Complesso, ma ha una sua logica.

Soprattutto è la logica che l'Unione di Prodi, con decisione unanime, ha deciso di sottoporre all'esame dell'assemblea di Montecitorio. Bertinotti, c'è da giurarci, non mancherà di ricordarlo quando si tratterà di scrivere il programma dell'Unione.


Da Libero del 16 settembre 2005