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Inserito il 27-9-2005  
L'oro di Fazio
di Antonio Spampinato


Per Giulio Tremonti la testa di Antonio Fazio vale sei miliardi di euro, senza contare la soddisfazio­ne, difficilmente quantificabile, di vedere colare a pic­co l'uomo che gli fece perdere la prima poltrona da su­per-ministro dell'Economia.

Quasi dodici mila miliardi delle vecchie lire che il go­verno può incassare vendendo, come qualcuno aveva ipotizzato un anno fa, parte dell'oro custodito nei for­zieri della Banca centrale. Piano che il Governatore ha sempre bloccato rifiutandosi di dare le chiavi delle "sa­grestie", come vengono chiamati i caveau di Palazzo Koch. Ipotesi che lo stesso Berlusconi ha a suo tempo bollato come frutto di una «strumentale interpretazione di una battuta di Tremonti», negandone anche solo l'esistenza.

Ma cosa successe nel 2004 e perché oggi le cose po­trebbero essere diverse ?

L'idea di vendere l'oro di Bankitalia non è campata per aria. Esiste un piano reale. Lo scorso anno quindici banche centrali europee, Bce e Banca d'Italia comprese, firmarono il "Gold Agreement", un ac­cordo che consente fino al 2009 agli istituti centrali la vendita di una parte delle ri­serve auree. Ma per non de­stabilizzare eccessivamente il prezzo del metallo giallo sul mercato fu fissato il limite di 500 tonnellate oro l'anno, in totale 2.500 tonnellate.

L'accordo "madre", il cui nome completo è "Central bank Gold Agreement", risa­le in realtà alla fine degli anni '90, quando fu messo in piedi per evitare che le banche cen­trali, trovandosi con le casseforti colme di metallo giallo in eccesso rispetto alle reali esigenze di copertura, approfit­tassero del prezzo in rialzo dell'oro (nulla in confronto dei valori attuali) per fare cas­sa. Nei primi mesi del 2000 la Bank of England fu tra le pri­me a disfarsi di 18 tonnellate del minerale.

L'idea di utilizzare le riser­ve in eccesso delle banche centrali europee per rilancia­re l'economia del Vecchio Continente fu di Romano Prodi, che da presidente del Consiglio presentò l'articola­ta proposta ai partner comunitari. La proposta voleva su­perare il problema sollevato dal Belgio e Olanda che nel 1997 vendettero parte dell'o­ro in riserva per abbellire i conti pubblici.

Ma ci fu una levata di scudi da parte di alcu­ni organismi comunitari con in testa l'Eurostat che puntualizzò come le entrate straordinarie derivanti dalla vendita di oro da parte delle Banche centrali fosse rile­vante per ridurre il debito ma non per modificare la base per il calcolo del rapporto de­ficit/pil.

Con la firma del rinnovo del Gold Agreement, le banche centrali sono state ufficial­mente autorizzate a immet­tere sul mercato le loro riser­ve in eccesso con vincoli quantitativi anche per non buttare sul lastrico i paesi po­veri, principali fornitori della materia prima.

Lo scorso anno Tremonti, ospite a Cernobbio, non si fe­ce sfuggire l'opportunità di sferrare l'ennesimo attacco nei confronti di Fazio criti­cando «le eccessive» minu­svalenze sulle riserve della Banca centrale italiana ri­spetto a quelle messe a bilan­cio dalla Bce. Fazio replicò a tono, ma l'idea che si diffuse fu che il ministro per rilancia­re l'economia e i settori stra­tegici per lo sviluppo come la ricerca e l'innovazione, stes­se preparando il terreno per superare il blocco che il Go­vernatore aveva messo sulla vendita delle riserve auree.

Allora intervenne il pre­mier che disse: «Non mi risul­ta ad oggi che ci sia l'idea di utilizzare le riserve della Ban­ca d'Italia». E Tremonti affondò un al­tro colpo di vanga dentro il perimetro della sua stessa fossa politica.

Ma proprio in politica le cose possono cam­biare in fretta. Le posizioni dei duellanti si sono invertite e alcune banche centrali eu­ropee hanno già fatto sapere al mercato che approfitteran­no a piene mani del Gold Agreement. E la quotazione dell'oro, incurante dell'effet­to annuncio, ha raggiunto li­velli che non vedeva da vent'anni.

Nella partita dell'oro però ci si può giocare anche la poltrona di Governatore, co­me ha ipotizzato per prima la rivista tedesca Focus quan­do, nell'aprile del 2004, scris­se come «sono state probabil­mente alcune centinaia di tonnellate d'oro», più che un soggiorno di quattro notti nel più bell'albergo di Berlino, tra i veri motivi che hanno scate­nato lo scandalo politico-mediatico che ha portato alla "sospensione" del presidente della Bundesbank, Ernst Welteke, dal suo incarico. Il moti­vo di fondo andrebbe ricerca­to nella spaccatura tra Welteke e Berlino sul modo di uti­lizzare i proventi della vendi­ta di una parte delle riserve d'oro della Bundesbank.

Su Fazio, forse, Welteke docet.


Da Libero del 27 settembre 2005