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Inserito il 29-9-2005  
Punto Quotidiano del 29/09/2005
di Alessandro Corneli


Il “tradimento” di Casini.

La sinistra ritiene Casini responsabile di avere ceduto sulla riforma delle legge elettorale: ritorno al proporzionale e premio di maggioranza. Lo accusa, prendendo spunto dal fatto che ha partecipato a un vertice della CdL su questo tema, di essere venuto meno alla sua funzione istituzionale.

E lancia un appello disperato a Follini: porti fuori l’Udc dalla CdL, si presenti da solo alle elezioni e la sinistra concluderà un accordo di desistenza per consentirgli di avere un discreto numero di parlamentari eletti. Sottinteso: lo faccia subito così da andare alle elezioni anticipate.

L’ipotesi, non nuova, è stata avanzata a titolo personale da Vannino Chiti, Ds, che ha annunziato, dopo l’ostruzionismo non solo nel corso del dibattito sulle leggere elettorale ma su tutto, Finanziaria compresa, anche una fase successiva, “la fase delle iniziative nel Paese”. Frase minacciosa, che significa scioperi (con danni all’economia) e manifestazioni a violenza crescente. Sembra che la sinistra sia pronta a ripetere l’operazione Tambroni del 1960.

Ad agosto, quando Casini chiedeva con forza un “segno di discontinuità”, la sinistra ha pensato che la situazione sarebbe precipitata e che a fine ottobre si sarebbero svolte le elezioni, scontando l’effetto risonanza tra gli attacchi di Casini e le polemiche su Fazio.

Fi, An e Lega hanno fatto quadrato e, a quanto sembra, hanno convinto Casini che ha ordinato a Follini di accettare la proposta sulla riforma elettorale proporzionale, che egli stesso aveva chiesto, ma sperando che sarebbe stata rigettata.

Non c’è dubbio che la nuova legge potrà creare qualche difficoltà alla sinistra che, se dovesse vincere, non potrebbe comunque stravincere, poiché all’opposizione sarebbe garantita una consistente presenza in Parlamento, tale da rendere credibile ed efficace l’opposizione stessa.

E si capisce perché la sinistra non vuole questa riforma: credendo di stravincere, in numero di seggi, avrebbe, appunto, la possibilità di accontentare tutti con la distribuzione dei seggi stessi; ma se un fetta consistente sarebbe appannaggio della destra sconfitta, alla sinistra ne rimarrebbero di meno, aumentandone i conflitti interni.

Misteri d’Italia.

Dopo l’assoluzione di Berlusconi nella vicenda All Iberian, qualcuno ha ricordato che, fino al 1993, quando egli aveva già raggiunto una rilevante posizione come imprenditore – anche se, secondo alcuni, in modo oscuro, almeno all’inizio – nessun magistrato se ne era occupato. Ma da quando entrò in politica, nessuno è stato più di lui indagato, accusato e processato, e nelle sue aziende ci sono state 476 perquisizioni.

Al di là delle ovvie polemiche tra forze politiche contrapposte, c’è qualcosa di anomalo in questo accanimento contro Berlusconi: non solo da parte dei magistrati, ma anche da parte delle forze politiche di opposizione (perdere non fa piacere a nessuno, ma si accetta), da parte di alcuni importanti ambienti industriali e finanziari (è davvero credibile che, dome capo del governo, Berlusconi voglia fare il danno del Paese?), da parte degli intellettuali (docenti universitari in testa), del Consiglio superiore della Magistratura, e così via.

Per chi o per che cosa Berlusconi rappresenta una minaccia così grave e intollerabile? Certo, l’Italia – parlando di economia – non sta bene, ma è in mezzo a un gruppo che non sta bene e le differenze si misurano in punti decimali. Il fardello del debito pubblico non l’ha creato il governo di centrodestra, ma l’ha ereditato.

Un’intera regione, la Campania, gestita dalla sinistra è sprofondata. I progetti faraonici (ponte sullo stretto di Messina, Mose a Venezia) non hanno assorbito risorse tali da squilibrare la situazione. Il sistema sanitario andava male, forse va peggio (ormai i casi di malasanità in Sicilia comincia ad essere un po’ troppi che semplici fatti casuali), ma in questi anni ha ricevuto più soldi che in passato.

In Italia c’è meno disoccupazione che in Germania o in Francia e, benché non faccia troppo onore dirlo, l’economia sommersa danneggia soprattutto le entrate fiscali, ma dà lavoro, produce e fa girare i soldi. Certo, molti diritti dei lavoratori sono aggirati, ma veramente l’Italia – con quel debito pubblico che ha – potrebbe garantire il “salario sociale” a tutti come propone Bertinotti?

C’è qualcosa di insincero e di disonesto nella battaglia politica dell’opposizione contro Berlusconi, qualcosa che va al di là della competizione politica ed elettorale. Ma non si capisce che coda sia anche perché Berlusconi non prospetta rivolgimenti rivoluzionari.

Questo è un altro dei “misteri d’Italia”.
 


Dal sito www.grrg.it