Il falco è il nostro simbolo in quanto sintesi del nostro sentire
Home page Chi siamo gli Amici Contattaci
 
User
Password
» Iscriviti
» Ricorda Password
 
Dossier
Ambiente e Scienza
Amici di penna
Attualità
Biblioteca
Economia e Finanza
Europa
Fuoco amico
Giustizia
Guzzanti's Corner
La Chiesa e l'Islam
La mia Africa
Le spine di Opunzia
Nel Mondo
Scuola e Università
Società e cultura
Terza Pagina
Società e cultura
Commenta l'articolo
Inserito il 20-3-2006  
Strani «atti d'amore»: dalla pillola abortiva all'eutanasia infantile
di Anna Bono


Si riparla dell'eutanasia infantile ed è di nuovo all'onore delle cronache la Ru486 perché di recente altre due donne californiane sono morte dopo aver assunto il farmaco abortivo. Ciò conferma, almeno per quanto riguarda i Paesi occidentali, la maggiore mortalità dell'aborto chimico, dieci volte più rischioso, rispetto a quello chirurgico.

Infine è appena stato pubblicato da Cairo Edizioni un libro intitolato Mutilata, in cui una donna senegalese di nome Khady racconta la propria vita, segnata a sette anni dall'intervento di escissione subìto - la più diffusa forma di mutilazione genitale femminile - e a 15 anni dal matrimonio con uno sconosciuto impostole dalla famiglia.

Eutanasia infantile, aborto e mutilazioni genitali femminili: un fatto su cui riflettere è che sono tutti atti benefici agli occhi di chi li esegue.

Un altro Ministro della repubblica italiana, Livia Turco, aveva detto alcuni anni fa a proposito delle mutilazioni genitali femminili: «bisogna capire che per chi le pratica sono un "atto d'amore"». In effetti nessun buon genitore imporrebbe un tormento del genere a una propria creatura se non fosse convinto di far bene e di farlo per il suo bene.

Così è dell'eutanasia infantile: a chi decide di applicarla, deve per forza apparire come un atto d'amore con cui porre fine alle sofferenze di un bambino del cui benessere si è responsabili per averlo generato.

L'aborto, a sua volta, oltre che un diritto rivendicato in nome della salute psicofisica della donna, è inteso come un atto d'amore quando sopprime un nascituro malformato o ammalato al quale si vuole evitare una vita infelice.

Dove tradizionalmente si prescrivono le mutilazioni genitali femminili, in genere l'aborto è mal visto e proibito, a meno che sia eseguito in alternativa al legittimo infanticidio selettivo di neonate o di bimbi di entrambi i sessi nati in situazioni o in condizioni anormali - ad esempio, in certe società, prima del matrimonio o nel caso di parti gemellari - che ne impongono o ne consigliano l'eliminazione.

La coerenza sta nel fatto che si tratta di società che non considerano valori fondanti libertà, parità, integrità fisica e morale della persona perché non attribuiscono nemmeno valore alla persona in sé e non concepiscono l'universalità della condizione umana: i bambini servono e occorre generarne molti, adattandoli però alle funzioni che devono svolgere - ad esempio, mutilando le bambine affinché generino figli solo per le famiglie alle quali apparterranno per matrimonio - e scartando quelli inutili o inopportuni.

L'Europa, invece, è ormai incoerente e preda di contraddizioni che mettono in pericolo la rivoluzione antropologica dalla quale è sorto l'Occidente, alla quale si deve il valore supremo attribuito all'esistenza e alla felicità di ogni individuo e l'idea dell'inviolabilità dell'essere umano in ogni fase della sua esistenza, che tutela persino i responsabili dei peggiori reati: nessuno tocchi Caino!

Il pericolo insito nell'aver accettato aborto ed eutanasia infantile, al di là delle buone intenzioni di chi li approva, è di finire per incrinare proprio questa idea fondante conservando il concetto di persona, ma istituzionalizzando la possibilità di revocare dei diritti ad essa associati che invece è essenziale continuare a considerare naturali, vale a dire inerenti alla condizione umana e quindi inalienabili e universali.


dal sito www.ragionpolitica.it