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Inserito il 21-3-2006  
Il furbetto del mocassino
di Simonde de Sismondi


Si può considerare Diego Della Valle un tipico esempio di “parvenu”, un homo novus che pur essendo un industriale di successo, solo da poco è entrato a far parte degli ambienti che contano.

Nel suo caso, gli ambienti che contano sono ciò che resta del salotto buono ex Mediobanca che adesso fa capo all’attuale gruppo di controllo del Corriere della Sera, quello di qualche banca e la presidenza di un club calcistico, la Fiorentina.

Tipici atteggiamenti dell’arrivato sociale, dell’arricchito o del nuovo aristocratico, sono l’eccessiva ostentazione del suo nuovo status e l’intransigenza quando non l’arroganza con cui difende le prerogative e i privilegi del suo nuovo gruppo di appartenenza, spesso ben maggiori dei membri che da sempre ne fanno parte. [....]  

Sentendosi membro di una élite, è evidentemente convinto che l’interesse dell’intero paese coincida totalmente con i propri interessi, a prescindere ovviamente da ogni verifica elettorale: facendo parte dell’azionariato di controllo del Corriere della Sera, non esita a chiedere addirittura l’intervento del presidente della Repubblica a tutela dei propri interessi contro eventuali scalate ostili.

Cuccia riteneva che le azioni non si dovessero contare, ma “pesare”, Della Valle curiosamente pensa che quelle in suo possesso debbano addirittura essere difese dalla massima carica istituzionale dello stato italiano, colui che rappresenta l’unità della nazione, il presidente della Repubblica.

Coerentemente con questa sua linea di pensiero egli pensa, come ha recentemente affermato nella trasmissione “Porta a Porta” cui ha partecipato Berlusconi che il principale problema dell’Italia sia quello di prendere per mano gli imprenditori italiani e accompagnarli ad esportare i propri beni in Cina. La riforma delle pensioni, della Giustizia, la riduzione delle tasse, la riforma della scuola, o l’aumento delle pensioni minime sono, secondo la sua singolare ottica assai poco importanti.

Secondo un proverbio cinese quando il saggio indica la luna lo stolto vede soltanto la punta del dito. In questo caso, pare di capire Della Valle non va oltre la punta dei suoi mocassini che solo un’epoca priva di vera arte e forse anche di vera moda, sostituita da costose esibizioni di straccioneria pantofolara, può considerare opere da esporsi in un museo.

Prima di ogni altra cosa, lo stato deve aiutare lui a vendere i mocassini e finanziare le industrie semi decotte del suo sodale in affari Montezemolo, concedendo ogni possibile mobilità, prepensionamento o finanziamento. Gli altri, i “pezzenti” oppure “poveracci”, (categoria quest’ultima che arriva a comprendere l’ex-governatore della banca d’Italia) come con spirito molto democratico li definisce Carlo de Benedetti, un altro maitre à penser del pensiero progressista, con cui si è recentemente esibito in ardite analisi politologiche, possono attendere.

Conformemente agli obiettivi terzisti messi in atto dal Corriere della Sera guidato da Paolo Mieli anche Della Valle ritiene che sia fondamentalmente compito suo e dei suoi sodali selezionare una nuova classe politica che possa far superare al paese la crisi in cui si trova: le punte di diamante di questa nuova classe politica, di “piazzisti”, magari dei suddetti mocassini, dovrebbero essere “Mastella, Prodi, Fassino e Rutelli e nel centro destra “Fini, Casini e Tremonti”.

La differenza è magari nei toni: mentre Paolo Mieli procede seguendo esoteriche politiche di ascendenza gnostica, secondo le quali le liberalizzazioni e le riforme in Italia si attuano demolendo il bipolarismo e mandando prima al governo Bertinotti e rifondatori del comunismo vari, allo stesso modo in cui nello gnosticismo il trionfo del bene si attua passando attraverso il regno dell’anticristo, Della Valle procede alla Funari, incarnando molto bene il lato “burino” del salotto buono, attraverso sguaiate dichiarazioni, folkloristiche interviste ridicole analisi politiche in cui invita Berlusconi ad andarsene, oppure lo definisce un bugiardo e altre amenità di questo tipo; oppure lo considera uno che governa “perché si sveglia la mattina e pensa di essere padrone dell’Italia”, dimenticando che Berlusconi ha creato un partito e ha ottenuto il potere tramite regolari elezioni, non tramite consorterie, salotti di potere o intrighi e intrigucci mediatici vari.

Oppure distribuisce, non si sa bene su che base, e a che titolo inaspettate assoluzioni ai suoi ex avversari di Opa Fassino e D’Alema i quali sono semplicemente stati trascinati nell’affare BNL Unipol da uno che “ha strafatto”. Un modo di agire da “furbetto del mocassino”, che non vede oltre la punta della propria scarpa magari sacmbiandola per l’interesse generale del paese.