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Inserito il 23-3-2006  
Tutto quel che non si deve sapere su Della Valle
Loris Campetti


«Dieci cento mille, Della Valle» è il grido di battaglia di Clemente Mastella che si trasforma in un coro dove cantano bassi, soprani e tenori dell'Unione. Nella terra di mister Tod's, poi, il coro diventa da stadio.

Da tempo il centrosinistra marchigiano si divide nelle sezioni e nei caffè tra chi vorrebbe come sponsor lo scarparo di Casette d'Ete e chi invece fa il tifo per il frigoriferaro di Fabriano, Merloni - la cui figlia è candidata nella Margherita.

Sono pochi, in regione, i detrattori di Della Valle. Se ne conoscono due categorie: i sindacalisti che operano nel calzaturiero e i lettori del manifesto che non ci hanno perdonato un titolo di qualche mese fa, la cui ironia non fu colta: «Della Valle, il nostro bomber». Il fatto è che nelle Marche quel titolo rispecchia la realtà, non è un paradosso.

Lo scarparo che fa perdere i lumi della ragione a Berlusconi deve parte della sua brillante carriera all'antica amicizia con Luca Cordero di Montezemolo.

Il colpo grosso lo fece quando convinse il presidente della Fiat a farsi fotografare insieme a Gianni Agnelli, tutti e due con ai piedi un paio di stivaletti Tod's. Il marchio prese il volo, insieme all'imprenditore marchigiano. Ma non saranno certo questi gli scheletri nell'armadio di Della Valle denunciati dal Cavaliere a Vicenza, nonostante i pessimi rapporti di Berlusconi con la famiglia torinese potrebbero far pensare il contrario.

Certo che Della Valle ce le ha tutte: oltre che amico è socio di Montezemolo in quel polo del lusso che si chiama «Fondo charme», vedi poltrona Frau (altro brend marchigiano) e AcquaParma (non si tratta di seltz ma di raffinati profumi). Dal canto suo, Montezemolo è stato visto nel consiglio di amministrazione della Tod's.

Altra presenza di Della Valle che disturba i sonni di Berlusconi, com'è noto alle cronache, è quella nel Corriere della sera . E in Bnl. E via partecipando.

Tra gli scheletri di Della Valle Berlusconi non avrà messo la sua seconda moglie, Barbara Pistilli, già sindaca di Civitanova Marche, in quota Pds.

Sul versante politico, «Della Valle è un centrista, era vicino al Pri ma noi del Pci non l'abbiamo mai vissuto come avversario - ci dice Enrico Lattanzi, ex segretario Pci e poi Pds a Macerata e amico dell'imprenditore - e lo testimonia il fatto che nei primi anni Novanta accettò l'offerta che come Pci gli facemmo di presiedere il consorzio calzaturiero. Dal '96, invece, cominciò a finanziare Forza Italia. Farlo passare per il capo dello schieramento antiberlusconiano è francamente esagerato. Così come sarebbe esagerato farlo passare per il padrone delle ferriere. Non è un uomo di destra, e sta con Mastella».

I crimini denunciati da Berlusconi non saranno neppure quelli che ci raccontano i sindacalisti di Fermo, campo di battaglia di Della Valle. Ma proprio di questi ci occuperemo.

«Nelle sue fabbriche non tira un'aria lieve», ci dice lo scrittore Angelo Ferracuti che ha lungamente indagato il settore calzaturiero nel Fermano, «perché Della Valle vede come il fumo negli occhi i sindacalisti. E' un paternalista alla marchigiana, un finto olivettiano che cura con attenzione l'immagine, fa opere di bene con la sua Fondazione insieme a don Vinicio Albanesi ma poi licenzia chi prende la tessera della Cgil. Più che un produttore è un finanziere, il grosso delle sue scarpe esce dalle fabbrichette dei terzisti. Siccome cura l'immagine si compra la Fiorentina, mica la Fermana. E' uno che arriva in elicottero a un incontro sindacale e ai sindacalisti che chiedono finalmente di aprire una trattativa risponde: 'Non costringetemi ad andare all'estero'».

Poi scopri che parte della sua attività è in Ungheria e a San Marino. I sindacalisti confermano l'episodio, parlano di cause vinte per il mancato pagamento del cottimo a un operaio che stava andando in pensione e ripetono: «In fabbrica non tira un'aria lieve».

Beppe Santarelli, sindacalista della Cgil che ha a che fare con Della Valle, ci aiuta a capire il personaggio: «Ne ha accumulate di cause per antisindacalità, e anche qualche condanna, l'ultima nel 2000. In qualche caso riesce a risolvere le vertenze arrivando a un accordo in tribunale. Per esempio, nel 2004 un nostro delegato licenziato senza giusta causa accettò l'incentivo (leggi i soldi, ndr ) e rinunciò alla causa e al rientro in fabbrica. Un'altra causa intentata contro Della Valle perché si rifiutava di applicare a un altro nostro delegato i livelli che gli competevano è stata vinta dalla Cgil».

Non è un santo, Della Valle, è un padrone che non concede premi né stipula contratti integrativi aziendali. «Quel che dispiace - continua Santarelli, preoccupato dell'incoronazione del suo «interlocutore» da parte del centrosinistra - è che un imprenditore che ha messo in piedi un gruppo di rilevanza internazionale come la Tod's, che chiude il bilancio con 43 milioni di utile netto, continui a rifiutare il confronto con noi e una qualche redistribuzione della ricchezza prodotta dai lavoratori. Abbiamo tentato in tutti i modi, organizzato scioperi e manifestazioni: tutto inutile. Proprio oggi abbiamo costituito un coordinamento nazionale tra i lavoratori dei vari stabilimenti per tentare di sbloccare la situazione».

La Tod's ha poco più di mille dipendenti distribuiti nelle imprese del Fermano e dell'Ascolano, i restanti lavorano a Tolentino e a Firenze. 675 sono gli operai, 390 gli impiegati quasi tutti concentrati nella sede centrale a Casette d'Ete dove gli iscritti alla Cgil sono appena 30-40, «in crescita però». 26 i dirigenti. I dipendenti di tutto il gruppo sono duemila. La sindacalizzazione è mediamente bassa.

«Sono di moda le Marche» era lo spot che vedeva come testimonial della pubblicità preparata dalla Regione proprio Diego Della Valle. La pubblicità non è mai andata in onda: la protesta della Cgil sull'attività antisindacale del testimonial costrinse la Regione Marche a ritirarla.


Il Manifesto del 22 marzo 2006