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Inserito il 24-3-2006  
La Cgil scarica gli operai Fiat per Prodi
di Andrea Costa


Cento milioni di euro. Mica po­chi. Eppure alla Cgil devono esse­re apparsi molto-molto-molto po­chi, pochissimi. Pensate: il gover­no li aveva accantonati per gli ope­rai che stanno per uscire dai cicli produttivi della Fiat. Cicli, non tri­cicli. Niente, non c'è stato niente da fare: l'accordo con il governo è saltato e nulla è servito per indur­re il granitico sindacato a fare quel passo indietro che chiedevano tutti, i lavoratori, il ministro Ro­berto Maroni, il sottosegretario al Welfare Roberto Rosso e perfino le organizzazioni dei lavoratori.

Ma quelle non ortodosse, quelle trop­po morbide, quelle che avevano accettato di rimanere al tavolo del­le trattative e avevano fatto intuire che un accordo del genere poteva anche andare bene, hanno dovuto arrendersi. Quelli normali insom­ma (Firn e Uilm) alla fine hanno dovuto battere in ritirata e cedere alle pressioni della Cgil.

Ma ieri so­no accadute due cose: la Uilm, rompendo la crosta di omertoso silenzio che da mesi copre la que­stione, ha avuto il coraggio di rac­contare qualcosa di nuovo.

«È sempre sbagliato andarsene da un tavolo quando ci sono trattative in corso. Ma è stato ancora peggio non aver accettato la proposta del governo - ha raccontato Maurizio Peverati, segretario generale della Uilm Piemonte -. Abbiamo tenuto in piedi un tavolo per tre anni sul contratto, che era come tenere vi­vo un morto. E non ho capito per­ché questo invece è stato abban­donato. Mi piacerebbe saperlo, è una mia curiosità. Io non voglio andare allo scontro con nessuno, ma devo tutelare l'interesse dei la­voratori senza tener conto dei ri­sultati di bottega. Buttare a mare quell'accordo, che comunque era migliorabile, è stato un errore per­ché si è preferito l'incerto al certo. Personalmente mi auguro che vin­ca la sinistra, ma chi ci garantisce che il prossimo governo troverà tutti quei soldi?».

Parole nette. Pa­role forti, praticamente un petar­do nell'ascensore. Ed è stato pro­prio sul sospetto di tornaconti di bottega che si è aperto un dibatti­to. Anzi uno scontro vero tra Forza Italia e Cgil, come quelli che non si vedevano da tempo. Guelfi e Ghi­bellini. E così tra gli azzurri è scop­piata la voglia di «dire la verità» che ha spinto il coordinatore re­gionale Guido Crosetto a convo­care i giornalisti per gridare ai quattro venti lo scandalo sindaca­le.
 
Assieme a lui anche il sottose­gretario al Welfare Rosso, l'ex as­sessore regionale al Lavoro Gilberto Pichetto, il sottosegretario Mar­gherita Boniver, il capogruppo in Regione Enzo Ghigo.

Spiega Cro­setto: «C'è un incredibile silenzio su questa storia. Ma questa è una storia che va raccontata. L'accor­do è saltato per l'opposizione del­la Cgil che si è messa contro i la­voratori e contro la proposta del governo non per motivi sindacali, ma politici e ha trovato questa strana alleanza con la Fiat che a mio avviso è uno dei motivi per cui i vertici di Conflndustria si sono avvicinati più al sindacato che alle proposte del governo. Questa è una cosa da denunciare perché i lavoratori si troveranno ad aprile senza alcuna tutela a causa del fat­to che il sindacato ha rifiutato 12 anni di sostegno già finanziati dal governo».

Un governo che aveva ragionato in grande stile. L'accordo nazionale (ma soprattutto con la Fiat e con le aziende dell'indot­to) prevedeva che lo Stato mettes­se a disposizione fondi a garanzia dell'impiego per 100 milioni di eu­ro ogni mille dipendenti a rischio. In altre parole sicurezza economi­ca per quei lavoratori ultracin­quantenni che probabilmente perderanno il lavoro, sino alla pensione, anche per 12 anni.

Ma non tutto era gratis ovviamente. In cambio il governo chiedeva ai la­voratori qualcosa: accettare un al­tro impiego qualora fosse arrivata una proposta dalle agenzie interi­nali. In questo caso, lo stipendio sarebbe stato pagato dalla nuova azienda. Ma questo alla Cgil non andava bene.

In più ai lavoratori non si chiedeva neppure lo sforzo di adattarsi a impieghi troppo di­versi da quelli svolti fino al giorno prima o distanti dal luogo origina­rio. Per legge infatti il nuovo im­piego avrebbe dovuto essere simi­le per mansioni a quello vecchio e la sede avrebbe dovuto essere a meno di 30 chilometri dalla loca­lità di residenza.

Che cosa hanno detto Cgil e Fiat? Hanno detto no. Cioè hanno rifiu­tato un accordo che garantiva uno, stipendio ai lavoratori per 11/12 anni, preferendo la proroga di sei mesi della cassa integrazione.

Rosso è furibondo e preoccupato: «Ci sono 600 persone che a maggio perderanno il posto perché la cas­sa non è più prorogabile. Ce ne so­no altre 1400 che entro pochi me­si resteranno a casa e la Fiat ci ha fatto capire che ne aveva due, tre­mila da far fuori a Torino, un dramma sia per la città, sia per la provincia. La Cgil ha forse un accordo sottobanco con Prodi per trovare sotto l'uscio 500 milioni di euro dopo le elezioni? Qual è il de­stino di questa gente? In passato ci si scandalizzava per alcune cen­tinaia di persone a rischio e oggi che duemila lavoratori subito e tremila in prospettiva rischiano di perdere il posto, nessuno parla».

È toccato a Ghigo chiudere il discor­so. «Fa specie che l'assessore Mi­gliasso sia andata a Roma per chiedere sei mesi di cassa integra­zione al posto di 12 anni. Ma or­mai mi sembra chiaro che la Fiat ha fatto un accordo con la Cgil. Se è così vorremmo conoscerne i contenuti perché come dice Tremonti: se vincesse Prodi entro i primi due mesi dovrebbe tassare retroattivamente i Bot per pagare il cuneo fiscale e quindi vorrem­mo sapere dove prenderebbe 500 milioni di euro per sistemare questi lavoratori della Fiat».

Già, dove li prenderebbe?


Il Giornale del Piemonte del 24 marzo 2006