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Inserito il 23-4-2006  
Ma la cultura non può essere un club privé
Marcello Veneziani


Ho avuto un cona­to di vomito quando ho letto di cultura di de­stra; me ne sono occupato troppo e mi sembra di ve­dere troppo poca cultura di destra in giro per parlare ancora di questo sarchiapone ineffabile.

Le due co­se insieme procurano crisi di rigetto e il desiderio di occuparsi d'altro. Ancora più nauseante è farlo ri­prendendo la vecchia defi­nizione di gramscismo di destra, questo zombie di quasi trent'anni fa. E farlo in relazione al berlusconismo... Avrei voglia di nutrirmi di erbe e fare solo versacci, senza nul­la dire in tema di cultura di destra.

Ma capisco lo sforzo e l'età di chi rilancia quel tema che un tempo mi prese e condi­vido l'intenzione che ispira il Domenicale, anche se per esperienza reputo vana l'impresa.

Del resto la cultu­ra di destra ci insegna ad amare le imprese vane per­ché nobili, ancorché vellei­tarie.

Dirò brevi cose, ri­mandando per il resto, com'è d'obbligo per l'autore de "La cultura della destra", a quel libro dalle dieci ristam­pe che pubblicai da Laterza.

La prima cosa: sfortunata quella cultura che ha biso­gno della politica per darsi una prospettiva di vita.

Non aspettatevi che la politica legittimi e innalzi la cultura, non abbiate quest'idea la­mentosa, assistenziale e parassitaria della cultura, ri­pensate nobilmente alla so­litudine ribelle e aristocrati­ca della cultura: o alla ver­sione popolare, comunita­ria della cultura. Basta con le sette e i partiti degli intel­lettuali o con gli intellettuali di partito: la cultura si addi­ce a popoli o a solitudini, non a club.

Quando si riferisce a po­poli la cultura è una sensibi­lità, una mentalità, una stra­tificazione di esperienze, stili di vita, principi e consuetudini. Quando si riferi­sce a solitudini è opera, creazione, tormento e gra­vidanza. Soli.

GOVERNI SOFT

Ma se sfortunata è quella cultura che ha bisogno della politica, più sfortunata è quella politica che crede di poter fare a meno della cul­tura. Le culture di partito, militanti, servono a poco, servono male e soprattutto servono, cioè sono servili, dunque perdono in dignità e in libertà.

Invece i partiti senza cultura non vanno da nessuna parte, pescano voti e occasioni, ma si perdono nel nulla.

È sbagliato dare al­la cultura l'obbligo di un'eti­chetta, di destra o di sinistra che sia.

Ma non è sbagliato fare l'inverso, dare alla de­stra o alla sinistra un respiro culturale; se la politica non ha la vista lunga, se non ha un progetto e una passione civile, vola via, è solo una robetta di passaggio, autoreferenziale o al servizio di pote­ri forti e interessi economi­ci.

Si scontano gli effetti di quella mancanza, ha ragio­ne Crespi. Senza un sedi­mento o una realizzazione culturale, l'esperienza di go­verno non lascia tracce.

Sappiate poi distinguere tra la cultura di destra, che è un fenomeno nobile ma in­tellettuale, minoritario, aristocratico, che prese quel nome solo negli anni Set­tanta; e la cultura della de­stra che attiene invece a una sensibilità più antica, a una mentalità diffusa e radicata, fenomeno popolare e comu­nitario che si intreccia fino a identificarsi con il richiamo alla tradizione, intesa come continuità e rielaborazione incessante di un patrimonio di idee, esperienze, linguag­gi, costumi e stili di vita.

SILENZIO STAMPA

C'è bisogno di una cultura a destra? Eccome, ma non ne vedo oggi le tracce.

Per­ché la destra di oggi, in senso lato, oscilla culturalmente tra Oriana Fallaci e Flavio Briatore, col rispetto per en­trambi; e il resto sono solo istinti, umori e livori. Non vedo riviste, fondazioni, stampa, case editrici, pro­grammi televisivi, iniziati­ve; il poco che si muove è uc­ciso dal silenzio stampa, dall'indifferenza o dall'in­sofferenza dei nemici di fuo­ri e dei vigliacchi di dentro.

E dalla penuria di idee, uo­mini e capacità organizzati­ve.

L'attenuante è il clima generale: l'egemonia cultu­rale di sinistra ha perso i contenuti, ma non la pre­sunzione né il potere. A vol­te si scambia la cultura di destra per una bandana: prende la testa ma solo a uso esterno.

Chi cerca di uscire dai sacri portoni della cultu­ra e portarla all'aperto, è ac­cusato di annacquarla, di renderla mondana. Salvo poi lamentarsi del contra­rio: è troppo intellettuale, esoterica e dunque noiosa. Decidetevi, volgo di barbari e semi-analfabeti.

A tale proposito, un cretino di si­nistra ha ripreso il titolo di una mia intervista al Magazine del Corriere per dire: Veneziani dice che quelli di destra sono più equilibrati perché non leggono. Apolo­gia dell'ignoranza, ergo del fascismo. L'imbecille non aveva colto il senso della battuta: a sinistra, sostengo, sono faziosi perché leggono solo libri di sinistra, a destra invece sono equilibrati per­ché non leggono né libri di destra né di sinistra. Ironia non elogio dell'ignoranza.

L'IGNORANZA MILITANTE

II poco che si muove, oltre a essere davvero poco, mar­cia in ranghi sparsi, non tro­va udienza né sponsor, si imbatte nell'ignoranza mili­tante (l'unica militanza che ancora funziona) della clas­se dirigente. Nessuno auspi­ca egemonie culturali di de­stra dopo quella di sinistra, oltretutto mancherebbe la materia prima; ma di allar­gare le possibilità e gli oriz­zonti plurali.

Vi risparmio la lotta nel deserto compiuta nella tv pubblica per la cul­tura e la libertà culturale, la creatività e la qualità: ci so­no documenti, delibere, perfino reti che possono te­stimoniare un impegno. Ma ci sono anche omertà, boicottaggi e incomprensioni che testimoniano la te­merarietà dell'impresa.

Ec­co perché ho conati di vomi­to quando si riparla di un te­ma che pure mi è stato a cuore e ora mi è a fegato. E perché preferisco scrivere un libro sulla "Sposa Invisi­bile". Meglio naufragare nel­l'azzurro mare di idee, sen­timenti, esperienze che nul­la hanno di politico o ideolo­gico. Perché nel mare non c'è né la destra né la sinistra, ma solo la profondità e la su­perficie.

Così preferisco a volte nuotare in superficie, a volte inabissarmi nei fon­dali. Per far felice il cretino di sinistra titoliamo: La cul­tura ai pesci. Occhiello: II naufragio della destra. L'in­tellettuale si da all'ittica.


Da Libero del 20 aprile 2006