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Inserito il 26-4-2006  
Sudan. Un nuovo campo di battaglia per Bin Laden
Anna Bono


Nel suo ultimo messaggio diffuso il 23 aprile Osama bin Laden ha esortato l'islam a combattere l'Occidente in Sudan, precisamente nel Darfur, la vasta regione occidentale popolata da tribù islamiche da sempre in guerra per il controllo di territori che gli uni, pastori transumanti, vorrebbero mantenere a pascolo e gli altri, agricoltori sedentari, trasformano, dove l'esistenza di punti d'acqua permanenti lo consente, in campi e orti coltivati.

A far degenerare in tragedia una situazione endemica di conflitto è stato l'appoggio fornito dal governo ai pastori di origine araba, che hanno così potuto intensificare gli attacchi agli insediamenti dei loro avversari.

Tre anni fa, in difesa delle popolazioni agricole, sono nati due movimenti armati, il Jem e lo Sla-m, probabilmente a loro volta sostenuti dall'Esercito popolare di liberazione del Sudan, il principale antagonista del governo di Khartum nel sud Sudan: qui, allora, si stava ancora combattendo una guerra di secessione terminata poi nel gennaio del 2005 con un accordo di pace che ha concesso alle regioni meridionali la semi-autonomia.

Le trattative in corso da mesi ad Abuja, Nigeria, non sono ancora approdate a null'altro che a una tregua che peraltro, firmata al tavolo dei negoziati dai protagonisti del conflitto, non è stata rispettata da nessuno.

Nel frattempo l'Unione Africana ha inviato una propria missione di monitoraggio e interposizione composta da 7.000 unità, che si è rivelata altrettanto inconcludente per mancanza sia di mezzi - scarseggia di elicotteri, automezzi, armi - che di motivazioni, direttive e disciplina.

Basti dire che si indaga su stupri e abusi compiuti dai militari della missione che dovrebbero essere lì proprio per difendere la popolazione civile da simili violenze.

L'Unione Africana manterrà le sue truppe in Darfur fino a settembre. Poi potrebbe essere sostituita da una missione delle Nazioni Unite, un'ipotesi che però finora il governo di Khartum ha respinto: il Darfur è una questione africana, islamica e araba - sostiene il Presidente Omar el Bashir, espressione della metà mussulmana della popolazione sudanese - non c'è bisogno e non è opportuno che truppe «straniere» si intromettano.

A complicare il quadro si è aggiunta una crisi apertasi di recente con il governo del Ciad, il Paese islamico confinante che ospita la maggior parte dei profughi sudanesi.

Il suo Presidente, Idris Deby, accusa Khartum di appoggiare i movimenti antigovernativi che cercano di impedire lo svolgimento delle elezioni presidenziali previste per il mese prossimo e che la scorsa settimana hanno attaccato la capitale N'djamena e forse sarebbero riusciti a impadronirsene se non fossero intervenuti i militari francesi dell'operazione «Sparviero» in sostegno del governo.

Khartum ricambia l'accusa affermando che il Ciad ospita non solo i profughi, ma anche le milizie del Jem e dello Sla-m. Pochi giorni fa i due governi hanno rotto le relazioni diplomatiche.

Adesso Osama bin Laden, fino al 1996 in Sudan con le proprie basi terroristiche - che dovette poi abbandonare per trasferirle in Afghanistan quando perse il sostegno di el Bashir - interviene con il suo appello a combattere i «crociati», ovvero l'Occidente, rappresentati dall'Onu, già operativa con una missione di peacekeeping incaricata di collaborare alla normalizzazione del sud Sudan e che entro la fine dell'anno potrebbe essere affiancata da una seconda missione in Darfur.

Uno scontro del genere in Sudan aggraverebbe una crisi di proporzioni già enormi: circa due milioni di sfollati, alcune centinaia di migliaia di profughi e di morti. Gli esempi del Rwanda, della regione dei Grandi Laghi e dello stesso sud Sudan non lasciano dubbi sulle conseguenze di un'ulteriore destabilizzazione della regione.

 


Dal sito www.ragionpolitica.it