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Inserito il 12-5-2006  
Diritti umani, all'ONU dominano ancora i lupi
Anna Bono


Parte male, e non poteva essere diversamente, il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, l’alternativa alla Commissione che in tanti anni non è riuscita a indurre neanche un governo a pentirsi ed emendarsi per le violenze istituzionalizzate di cui si è reso colpevole, ma che in compenso si è fatta strumento di uno dei maggiori attacchi all’Occidente da parte dei paesi araboislamici: quello sferrato durante la Conferenza mondiale sui diritti umani svoltasi a Durban, Sud Africa, appena prima dell’attacco terrorista dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle e al Pentagono e che Stati Uniti e Israele abbandonarono per protesta.

Si voleva che il Consiglio fosse un organismo molto più piccolo, capace di agire più in fretta e con più efficacia, ma dai 53 componenti della Commissione si è passati a 47 e in termini organizzativi la differenza è minima.

Soprattutto avrebbe dovuto, almeno nelle intenzioni di alcuni stati tra i quali gli USA, accogliere paesi di provata dedizione alla promozione dei diritti umani e votati almeno da due terzi dell’Assemblea Generale (che sostituisce l’Ecosoc, il Consiglio economico e sociale, nel compito di eleggere i tutori dei diritti fondamentali dell’uomo). Invece i voti necessari – su 191 stati rappresentati all’ONU – sono 96 e alla prima consultazione svoltasi il 10 maggio sono stati eletti tra gli altri candidati, e con ampio margine, Cuba, Arabia Saudita, Repubblica Popolare Cinese, Pakistan, Algeria, Bangladesh...

Basta questo per capire che, di nuovo, ai lupi si affida la custodia degli agnelli come da sempre è successo alle Nazioni Unite: tanto più che il rispetto delle quote regionali fissate attribuisce all’Occidente ovvero ai paesi realmente democratici e fondati sulla libertà soltanto sette seggi, mentre 13 vanno rispettivamente ad Africa e Asia, otto all’America Latina e sei all’Europa Orientale.

È dunque motivo di soddisfazione che l’Italia – così come gli Stati Uniti – non abbia presentato la propria candidatura.

Non si può certo condividere invece l’entusiasmo del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, e di tante organizzazioni non governative – appagate dal fatto di veder riconfermato il loro ruolo consultivo e propositivo – che hanno accolto la costituzione del Consiglio come un "nuovo inizio" pieno di promesse e che vedono significativi segnali positivi nel fatto che certi stati – ad esempio, l’Iran (!) – non si siano candidati e che tutti gli eletti abbiano proclamato di impegnarsi a rispettare i diritti umani.

Tanto per incominciare uno degli stati eletti, la Repubblica Popolare Cinese, ha già proposto che il Consiglio si occupi di diritti umani in termini generali e accademici, senza emettere soluzioni specifiche relative al comportamento di singoli governi.


Dal sito www.svipop.org