Il falco è il nostro simbolo in quanto sintesi del nostro sentire
Home page Chi siamo gli Amici Contattaci
 
User
Password
» Iscriviti
» Ricorda Password
 
Dossier
Ambiente e Scienza
Amici di penna
Attualità
Biblioteca
Economia e Finanza
Europa
Fuoco amico
Giustizia
Guzzanti's Corner
La Chiesa e l'Islam
La mia Africa
Le spine di Opunzia
Nel Mondo
Scuola e Università
Società e cultura
Terza Pagina
Ambiente e Scienza
Commenta l'articolo
Inserito il 12-5-2006  
Appello di 60 climatologi: fermate il Protocollo di Kyoto


Il Protocollo di Kyoto non ha basi scientifiche ed è un inutile spreco di denaro. E’ quanto affermano 60 eminenti scienziati, esperti di clima, in una lettera aperta al neo-primo ministro canadese Stephen Harper in cui gli chiedono di aprire un serio dibattito scientifico sul riscaldamento globale e bloccare gli enormi investimenti per applicare il Protocollo di Kyoto.

I sessanta scienziati  - “accreditati esperti in climatologia  e nelle discipline scientifiche correlate” - si rivolgono al premier canadese perché si era preso l’impegno di riesaminare il Protocollo di Kyoto. Così gli propongono delle “consultazioni pubbliche equilibrate ed approfondite” per evitare che “miliardi di dollari previsti per la attuazione del Protocollo in Canada siano sperperati senza fare il punto sui recenti sviluppi della scienza del clima”.

Da quando il Protocollo è stato ideato, infatti, ci sono stati “rilevanti progressi” in questo settore, “molti dei quali escludono di doversi preoccupare per l’aumento dei gas serra”. “Se a metà degli anni ’90 – dicono ancora gli scienziati – avessimo conosciuto ciò che conosciamo ora in fatto di clima, il Protocollo di Kyoto non esisterebbe, perché avremmo concluso che non era necessario”.

L’evidenza delle osservazioni – dice ancora la lettera aperta – non conferma i modelli climatici elaborati al computer per l’oggi, quindi non c’è ragione di fidarsi delle predizioni del futuro. Eppure questo è proprio ciò che ha fatto l’ONU creando e promuovendo Kyoto e fa ancora con le previsioni allarmiste” su cui si basano le politiche globali e nazionali.

Se ci fosse un dibattito aperto sul tema, insistono gli scienziati, l’opinione pubblica si renderebbe conto che non c’è affatto “consenso” tra gli scienziati del clima sulle varie cause che contribuiscono ai cambiamenti climatici, e “il governo potrebbe scegliere con cognizione di causa dei programmi basati sulla realtà e beneficiare sia l’ambiente sia l’economia”.

Affermare che ‘il cambiamento climatico è una realtà’ è una frase senza senso, usata continuamente dagli attivisti per convincere il pubblico che una catastrofe climatica sia in agguato e che l’umanità ne è la causa. Nessuna di queste paure è giustificata. Il clima globale cambia in continuazione per cause naturali ed è ancora impossibile distinguere l’impatto umano dal ‘rumore’ naturale”.

 Tale documento è di grande importanza perché conferma ancora una volta che nella comunità scientifica, a proposito di riscaldamento globale, non c’è affatto il “consenso” che gli ambientalisti vorrebbero farci credere e che il Protocollo di Kyoto ubbidisce più a impulsi ideologici che a dati scientifici. Come titolava un giornale canadese, commentando la lettera aperta degli scienziati, la “vera preoccupazione non è il clima ma il destino di miliardi di dollari”.

Sarebbe bello che anche in Italia gli scienziati si facessero promotori di una iniziativa del genere – e sono tanti quelli che condividono la posizione espressa dai colleghi canadesi, britannici e americani – tanto più che avremo presto alla guida del governo – salvo sorprese nei riconteggi delle schede – un premier che in campagna elettorale si è autodefinito entusiasticamente “militante di Kyoto”. E la possibilità di vederci aumentate le tasse per sostenere politiche ambientali inutili e anzi dannose è più che un rischio.


Dal sito www.svipop.org