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Inserito il 18-5-2006  
Le promesse dei presidenti di tutti
Sandra Giovanna Giacomazzi


Va di moda in questi giorni fra i vari presidenti candidati e incaricati dire: “Sarò il presidente di tutti”. Ciò che dovrebbe essere scontato per dovere istituzionale viene promesso come nella migliore tradizione levantina.

Questa necessità di offrire assicurazioni di rappresentanza deve essere nata dopo la presidenza di Oscar Luigi Scalfaro, durante il cui mandato, fra il suo “non ci sto”, i suoi consigli paterni a Bossi di abbandonare Berlusconi, il suo prolungamento eterno del governo “Dinissimo” e la sua ostinazione a prevenire un ritorno alle urne, ha rovesciato sia lo spirito sia la lettera della Costituzione. Quella stessa Costituzione di cui ora lui è il presidente del comitato per la difesa!

Ma come potrebbero, il popolo o i deputati e i senatori del centrodestra, sentirsi rappresentati da due ex sindacalisti che, nel nome del “diritto” al lavoro, hanno speso la forza delle loro vite a cercare di sconfiggere chi creava il lavoro?

Come possiamo sentirci rappresentati da un presidente della Camera che, regalando un forte e sincero abbraccio di amicizia e un sorriso smagliante all’antiamericano viscerale presidente venezuelano Chavez, ci ha fatto raggelare il sangue?

Come possiamo sentirci rappresentati da persone che hanno avuto torto marcio su tutte le lezioni di storia dell’ultimo secolo, che hanno speso le loro vite a vendere l’inferno come paradiso, avendo avuto un ruolo di complicità nella sofferenza di milioni di persone?

Come potremmo fidarci di persone che esultarono quando i sovietici arrivarono in Ungheria e poi a Praga? O persone che inorridirono, ma per convenienza hanno taciuto? Difficile decidere quale sia peggiore. Per non parlare di Cuba, Cambogia e le tante altre innumerevoli tragedie umane che furono vittime della loro altisonante ideologia.

Dicono che sia assurdo parlare di comunismo quindici anni dopo la sua caduta nel 1989, e pretendono di essere assolti per peccati che non hanno mai confessato.

Giordano Bruno Guerri ha detto giusto quando ha dato ad intendere che gli unici ex comunisti che potrebbero mai rappresentarci, sono quelli che se ne sono usciti nel ‘56, quando non era conveniente farlo, anzi quando ad uscirne c’era un altissimo prezzo da pagare; persone come Piero Melograni o Ruggero Guarini per essere chiari.

Neanche Massimo Caprara si considererebbe all'altezza di rappresentarci poiché colpevole di aver aspettato fino all'invasione della Cecoslovacchia nel 1968 a lamentarsi e farsi cacciare dal PCI, come ci ha rivelato in una confessione struggente pubblicata pochi giorni fa su queste stesse pagine.


Da L'Opinione del 17 maggio 2006