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Inserito il 25-5-2006  
Potere verde. Paul Driessen e l'ambientalismo assassino
Anna Bono


Ogni tanto dall'Africa arriva una buona notizia.  È di questi giorni la decisione del governo del Tanzania, uno degli stati dell'Africa orientale più colpito dalla malaria, di annullare finalmente il divieto di usare il Ddt (dicloro-difenil-tricloretano), l'insetticida per anni proibito quasi in tutto il mondo, nonostante la sua straordinaria efficacia, in seguito a una delle prime campagne ambientaliste internazionali.

Dopo aver contribuito ad estirpare la malaria in Europa occidentale e in Nord America e a ridurne la diffusione in altri continenti, salvando la vita a circa 50 milioni di persone, all'inizio degli Anni '60 il Ddt era stato messo sotto accusa da alcuni ricercatori convinti che nel lungo periodo il prodotto avrebbe determinato una catastrofe ecologica senza precedenti, facendo ammalare di cancro milioni di persone e provocando l'estinzione di centinaia di specie animali.

 La successiva campagna ambientalista contro il Ddt, lanciata nonostante che degli studi appena realizzati avessero già dimostrato che in realtà non era cancerogeno ed era innocuo - nelle quantità necessarie a combattere gli insetti - sia per l'uomo che per gli animali, fu efficace al punto che nel 1972 l'Agenzia Americana per la Protezione dell'Ambiente lo mise al bando.

Sull'esempio americano, inoltre, il Ddt fu tolto dal commercio in numerosi paesi, sostituito da altri insetticidi che tuttavia si rivelarono meno efficaci. Subito i casi di malaria in Asia e ancor più in Africa ripresero a moltiplicarsi.

Oggi la malattia colpisce circa 300 milioni di persone all'anno e ne uccide due milioni. È una delle piaghe del continente africano dove, insieme all'Aids e alla tubercolosi, costituisce una delle tre cause maggiori di morte: ne sono vittime 3.000 bambini africani al giorno, uno ogni 30 secondi: è come se ogni giorno 85 scuolabus avessero un incidente senza superstiti. Sempre in Africa, la malattia ogni anno costa 12 miliardi di dollari e la perdita di 100 miliardi di dollari di Prodotto Interno Lordo.

Quello della malaria e dei suoi costi umani colossali non è che uno degli esempi di quanto nuoccia l'ideologia ecologista, contenuta nel libro Eco-imperialismo. Potere verde morte nera del ricercatore americano Paul Driessen: una sorta di «libro nero» dell'ambientalismo appena pubblicato in Italia dalla casa editrice maceratese Liberilibri, tradotto e curato da Guglielmo Piombini che è anche autore della prefazione all'edizione italiana intitolata Quando l'ambientalismo uccide.

Associato al terzomondismo, che a sua volta ha origine dalla teoria del «buon selvaggio», l'ambientalismo diventa ecoprimitivismo ed è allora - come spiega nel suo eccellente saggio introduttivo Guglielmo Piombini - che produce i danni maggiori: gli ecoprimitivisti infatti non soltanto trascurano le responsabilità delle leadership dei paesi poveri, rapaci e irresponsabili amministratori di immense ricchezze che a causa loro non diventano mai volano di sviluppo economico e sociale, ma respingono lo sviluppo stesso come un mito pericoloso, anzi come un mitema dell'idea occidentale di progresso che, secondo loro, ha corrotto gran parte dell'umanità, portando la Terra quasi al collasso per eccesso di popolazione e di consumi.

Nella sua espressione estrema il movimento ambientalista considera l'uomo il cancro del pianeta e propaganda addirittura una cultura della morte. Presenta quindi tutte le caratteristiche per diventare un totalitarismo genocida e proprio mentre l'umanità deve già fare i conti con la cultura della morte e con il modello totalitario proposti dall'islam integralista che schernisce e sfida l'Occidente e la sua cultura della vita.

È in questa prospettiva che occorre valutare la recente nomina dell'ambientalista Alfonso Pecoraro Scanio a ministro italiano dell'Ambiente e prepararsi a contrastarlo.


Dal sito www.ragionpolitica.it