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Inserito il 8-6-2006  
Il Sì renderà più stabile l'Italia
Manifesto della Fondazione Magna Carta


Ecco il manifesto della Fondazione Magna Carta sul referendum confermativo della nuova Costituzione del 25 giugno. L'appello, sottoscritto da docenti e giuristi, smentisce chi come Fassino sostiene che nessun costituzionalista è per il Sì. Invece hanno firmato 18 esperti di diritto costituzionale e si arriva a 42 con politologi e storici delle istituzioni.

***************

Il referendum confermativo del 25 e 26 giugno sulla riforma costituzionale costituisce un'importante occasione per compiere una scelta di modernizzazione delle nostre istituzioni.

Il testo sottoposto a referendum:

- Rafforza la figura del Primo ministro quale leader responsabile di una coalizione; rafforza i poteri del governo in Parlamento e i poteri del Primo ministro all’interno del governo e della maggioranza; egli può nominare e revocare I ministri, come è dappertutto fuorché in Italia, e può proporre al Capo dello Stato lo scioglimento anticipato, potere bilanciato da quello attribuito alla Camera di evitare lo scioglimento stesso mediante l’approvazione di una mozione nella quale la maggioranza espressa dalle elezioni indichi il nome di un nuovo Primo ministro;

- Affida al Presidente della Repubblica un ruolo di garanzia, disciplinando l’esercizio dei poteri presidenziali di più immediata valenza politica (nomina del Primo ministro e scioglimento) in modo da ridurre il rischio di dannosi dualismi;

- Supera finalmente, con una scelta coraggiosa, il bicameralismo indifferenziato (un’assurda anomalia italiana), limitando il rapporto fiduciario alla sola Camera dei deputati; si tratta di una scelta essenziale, sia per realizzare un assetto di tipo federale, che presuppone l’istituzione di una Camera federale come sede di raccordo tra Stato e Regioni, sia per evitare che un’eventuale divaricazione nella composizione politica delle due Camere pregiudichi la governabilità e lo stesso bipolarismo;

- Riduce di un quinto il numero totale dei parlamentari;

- Corregge in più punti le irragionevoli soluzioni introdotte nei rapporti Stato-Regioni dalla revisione costituzionale operata nel 2001 dal centrosinistra.

Quella riforma ha minato gravemente la funzionalità del nostro sistema normativo e istituzionale e ha provocato un fortissimo contenzioso tra Stato e Regioni, ha diffuso incertezza tra I cittadini, le imprese, gli operatori economici.

Il testo ora proposto al voto dei cittadini reintroduce il limite dell’interesse nazionale, riconduce allo Stato una serie di materie impropriamente inserite tra le materie di competenza regionale e, nonostante quel che sostengono parole d’ordine falsificanti, attribuisce in esclusiva alle Regioni competenze legislative (in tema di sanità, istruzione e polizia amministrativa) che esse già possiedono.

La riforma non "spezza l’unità del Paese" – anzi la ricrea – né impone la "dittatura del premier". Essa introduce, invece, innovazioni che consolidano a livello costituzionale l’evoluzione reale della forma digoverno,assicurando i necessari cambiamenti istituzionali per la definitiva trasformazione della nostra in una democrazia dell’alternanza, in sintonia con le grandi democrazie europee, ferma restando la intangibilità dei principi fondamentali della Costituzione vigente.

Se prevarrà il "No", la spinta conservatrice pregiudicherà per molti anni a venire qualsiasi tentativo riformatore della Carta del 1948 che non è più adeguata ad affrontare le grandi sfide del nostro tempo.

Non ci nascondiamo il fatto che la riforma meriti di essere successivamente integrata con alcuni correttivi, che riguardano in particolare:

- il complesso procedimento legislativo che appare farraginoso, e che rischia di determinare conflitti di competenza tra le due Camere paralizzando l’iter formativo della legge;

- la forma di governo, ove alcune rigidità finiscono per attribuire poteri di veto e di ricatto a componenti minoritarie della maggioranza;

- la composizione e il ruolo del Senato, non pienamente rappresentativo delle Regioni e dotato di poteri decisionali che pregiudicherebbero la funzione di indirizzo del Governo;

- lo statuto dell’opposizione solo abbozzato e  che va rafforzato.

Queste incongruenze e difetti riguardano però, in particolare, quelle parti della riforma che entrerebbero in vigore solo in un secondo momento: nel 2011 o nel 2016.

E’ questa un’opportunità che consente di conciliare l’esigenza di emendare con urgenza il Titolo V con quella di apportare correzioni, da effettuarsi con metodo auspicabilmente bipartisan, alle parti della riforma che necessitano ancora di riconsiderazione.

Del resto, lo stesso Presidente della Repubblica, nel suo messaggio dopo il giuramento, ha affermato che dopo il voto "si dovrà comunque verificare la possibilità di nuove proposte di riforma capaci di raccogliere il necessario largo consenso in Parlamento". 

Per queste ragioni, I sottoscritti ritengono che il "Sì" alla riforma costituisca oggi l’unica possibile scelta per rendere le nostre istituzioni adeguate alle mutate esigenze della società italiana e per giungere a una riforma condivisa e quindi alla legittimazione reciproca degli schieramenti politici.

E si appellano a quanti non hanno abbandonato la speranza che il nostro Paese possa rinnovare le sue istituzioni, perché votare "Sì" al referendum significa impedire che l’ennesima occasione vada perduta.


Firmatari: Tarcisio AMATO, ordinario di storia delle dottrine politiche nell’Università di Salerno, Paolo ARMAROLI, ordinario di diritto pubblico comparato nell’Università di Genova, Pierluigi BARROTTA, associato di filosofia della scienza nell’Università di Pisa, Sergio BELARDINELLI, ordinario di sociologia nell’Università di Bologna - sede di Forlì -, Eugenio CAPOZZI, associato di storia contemporanea nell’Università di Napoli, Francesco CAVALLA, ordinario di filosofia del diritto nell’Università di Pisa, Achille CHIAPPETTI, ordinario di diritto pubblico nell’Università La Sapienza di Roma, Claudio CHIOLA, ordinario di diritto pubblico nell’Università La Sapienza di Roma, Dino COFRANCESCO, ordinario di storia delle dottrine politiche nell’Università di Genova, Mario COMBA, ordinario di diritto pubblico comparato nell’Università di Torino, Luigi COMPAGNA, ordinario di storia delle dottrine politiche nell’Università Luiss-Guido Carli di Roma, Raimondo CUBEDDU, ordinario di filosofia politica nell’Università di Pisa, Roberto DE MATTEI, associato di storia moderna nell’Università di Cassino e Vice Presidente del CNR, Giuseppe de VERGOTTINI, ordinario di diritto costituzionale nell’Università di Bologna, Gianni DONNO, ordinario di storia contemporanea nell’Università di Lecce, Roberto FESTA, ordinario di filosofia della scienza nell’Università di Padova,
Tommaso Edoardo FROSINI, ordinario di diritto pubblico comparato nell’Università di Sassari, Carlo FUSARO, ordinario di diritto pubblico comparato nell’Università di Firenze, Fabio GRASSI ORSINI, ordinario di storia contemporanea nell’Università di Siena, Maurizio GRIFFO, associato di storia delle dottrine politiche nell’Università di Napoli, Guido GUIDI, ordinario di diritto pubblico comparato nell’Università di Urbino, Leonardo LA PUMA, ordinario di storia delle dottrine politiche nell’Università di Lecce, Giorgio LOMBARDI, ordinario di diritto pubblico comparato nell’Università di Torino, Vittorio MATHIEU, Accademia dei Lincei,
Manlio MAZZIOTTI di CELSO, emerito di diritto costituzionale nell’Università La Sapienza di Roma, Luigi MELICA, ordinario di diritto pubblico comparato nell’Università di Lecce, Luca MEZZETTI, ordinario di diritto costituzionale nell’Università di Bologna, Luciano MONTI, docente di politica regionale europea alla Luiss Guido-Carli di Roma, Ida NICOTRA, ordinario di diritto costituzionale nell’Università di Catania, Giovanni ORSINA, associato di storia contemporanea nell’Università Luiss-Guido Carli di Roma, Giuseppe PENNISI, ordinario di economia Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, Roma, Francesco PERFETTI, ordinario di storia contemporanea nell’Università Luiss Guido-Carli di Roma, Roberto PERTICI, ordinario di storia contemporanea nell’Università di Bergamo, Angelo Maria PETRONI, ordinario di filosofia della scienza nell’Università di Bologna e Direttore della Scuola Superiore di Pubblica Amministrazione, Giovanni PITRUZZELLA, ordinario di diritto costituzionale nell’Università di Palermo, Domenico SACCO, associato di storia contemporanea nell’Università di Lecce, Giulio Maria SALERNO, ordinario di diritto pubblico nell’Università di Macerata, Giorgio SPANGHER, ordinario di procedura penale nell’Università La Sapienza di Roma e componente del CSM, Mario TRAPANI, ordinario di diritto penale nell’Università di Roma Tre, Sofia VENTURA, associato di scienza politica nell’Università di Bologna - sede di Forlì, Nicolò ZANON, ordinario di diritto costituzionale nell’Università di Milano, Vincenzo ZENO-ZENCOVICH, ordinario di diritto comparato nell’Università di Roma Tre


Il Giornale dell'8 giugno 2006