Il falco è il nostro simbolo in quanto sintesi del nostro sentire
Home page Chi siamo gli Amici Contattaci
 
User
Password
» Iscriviti
» Ricorda Password
 
Dossier
Ambiente e Scienza
Amici di penna
Attualità
Biblioteca
Economia e Finanza
Europa
Fuoco amico
Giustizia
Guzzanti's Corner
La Chiesa e l'Islam
La mia Africa
Le spine di Opunzia
Nel Mondo
Scuola e Università
Società e cultura
Terza Pagina
Attualità
Commenta l'articolo
Inserito il 9-6-2006  
Dall’autonomia regionale alla responsabilità regionale
Laura Lodigiani


Alla fine di giugno si voterà per il referendum confermativo di alcune parziali riforme costituzionali che porteranno alle regioni maggiore autonomia ma  anche maggiore responsabilità.

Un voto importante perché finalmente può portare a rompere il  “sacrario costituzionale” e di farlo  ne dà possibilità diretta ai cittadini.

Un voto confermativo di quanto espresso da un governo votato nel 2001 proprio con il preciso mandato, della maggioranza degli elettori, ad attuare le riforme necessarie della carta costituzionale e che il paese richiede dagli anni ottanta senza nulla avere ancora avuto se non qualche timida apertura consentita dalla Legge Bassanini (fine anni novanta) che dà all’Istituzione Regionale  maggiori autonomie con alcune modifiche dell’art. 117 della costituzione !

La costituzione, è bene  ricordare, è solo un contratto fra cittadini e Stato e come ogni buon contratto andrebbe via via aggiornato alle nuove esigenze, come ben raccomandava Jefferson, che qualsiasi generazione di cittadini componente uno Stato si trova ad affrontare nel corso della vita.

Niente di sacro in essa vi può essere, tranne che la garanzia di libertà e giustizia ad ognuno dei suoi cittadini.

La nostra costituzione è nata da un emergenza nel paese (fine di una guerra e di una dittatura) e funzionale a questa emergenza ma proprio per questa destinata a dover  essere migliorata nel tempo, senza timidezze o preoccupazioni, purtroppo invece è stata fino ad ora interpretata come le tavole di Mosè senza averne la semplicità e la schiettezza !

Il  paese negli anni si è sviluppato al di là del trattato costituzionale ma il contratto non è stato  minimamente aggiornato  soffocando  la comunità e costringendola  a operazioni di escamotage per reggere allo sviluppo sociale.

Nuove formazioni politiche nascono significativamente per questa necessità, altre se ne fanno interpreti senza esito e il sistema politico entra in una crisi che si crede morale e che invece è semplicemente strutturale, ma ancora si è fatto finta di non capire per non intaccare il sistema di potere oligarchico (cosiddetti poteri forti) cresciuto all’ombra della carta costituzionale del 1948.

Ora siamo arrivati per lo meno alla ristrutturazione della seconda parte del contratto con modifiche necessarie all’oggi anche se purtroppo sono destinate al domani, ma che comunque  rompono una consuetudine che sa di oscurantismo.

Molti sono i punti di rilievo positivo e comuni ai due schieramenti che oggi compongono il bipolarismo italiano , come la diversificazione dei ruoli di Camera e Senato per rendere più veloci i dispositivi legislativi (meno tempo, meno costi), la riduzione dei delegati  parlamentari, riduzione più che opportuna e che avrebbe dovuto essere, secondo logica, già attuata con l’avvento dei Consigli Regionali  1970.

Il potere legislativo regionale viene potenziato. Nel contesto della modifica dell’art. 117, relativo all’Istituzione Regionale, viene delineato un più chiaro rapporto fra Stato e Regioni rispetto alla Legge Bassanini in vigore dal 2001, potremmo dire che le nuove disposizioni la migliorano, meglio definendola.

Molte  importanti competenze saranno veramente compito delle Regioni dalla sanità, all’istruzione e alla sicurezza territoriale con una polizia locale. 
L’unità nazionale sarà più salda e sinergica con la crescita di autonomie certe anche nell’economia e negli investimenti ma sussidiarie in giusta misura, con un rispetto maggiore per le singole tradizioni antiche e radicate dei territori regionali e per le aspettative di ognuna, in preparazione di quel federalismo fiscale che solo può portare ad un sano sviluppo economico e sociale dell’intero territorio italiano; un provvedimento legislativo, questo, che tutte le Regioni si attendono dal nuovo governo.

Solo la consapevolezza delle proprie capacità consente un pacifico sviluppo delle risorse umane e sociali.

La riforma prevede anche la  conferma referendaria, demandata giustamente ai cittadini, per ogni mutamento costituzionale proposto dal  Governo o dal Parlamento.

A questo proposito  c’è da augurarsi che  possa toccare presto anche la prima parte della Costituzione ad iniziare dal primo articolo su cui spero che mi sia consentito di poter tornare più approfonditamente su queste pagine.

Un SI quindi per non fermare la riforma federale della nostra democrazia che trova sostanzialmente, ormai da tempo, concordi  le due polarità politiche del nostro paese.