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Inserito il 23-6-2006  
Ieri come oggi la Corte di Cassazione fa calare il sipario su numerosi reclami giudiziari
Sandra Giovanna Giacomazzi


L’Italia è una repubblica basata sui brogli diverse testimonianze sulla festa del 2 giugno.

Si è sempre sentito parlare in modo vago e di sfuggita dei presunti brogli elettorali durante il referendum che avrebbe fatto nascere la Repubblica italiana mandando la monarchia in esilio.

Però nelle ultime due settimane l’occasione del sessantesimo anniversario della Repubblica ha ispirato e prodotto tantissime testimonianze: convegni trasmessi da Radio Parlamento, documentari televisivi, editoriali e approfondimenti sulle pagine culturali dei giornali, che hanno lasciato più il sospetto dei brogli che non la certezza della correttezza, non del tutto dissimili da quelli odierni, da farci chiedere se la festa del 2 giugno sia davvero un avvenimento da celebrare.

I monarchici attribuirono la loro sconfitta sia alle varie scorrettezze nello svolgimento del referendum sia ai veri e propri brogli elettorali di cui ne citiamo solo alcuni.

Secondo loro il referendum sarebbe stato indetto intenzionalmente senza attendere il rientro di molti prigioneri di guerra che si trovavano ancora all’estero.

Lamentavano anche che la Polizia Ausiliaria avesse contribuito a creare un clima di violenza durante la campagna elettorale allo scopo di indebolire quella della monarchia.

Denunciavano come inspiegabile l’improvvisa inversione di tendenza, dopo che i primi risultati pervenuti davano una netta prevalenza di voti a favore della monarchia, e dopo che lo stesso De Gaspari aveva anticipato la sconfitta dei repubblicani al ministro della Casa Reale.

Ieri come oggi i giudici della Corte di Cassazione fecero calare il sipario sui numerosi reclami giudiziari.

Allora come adesso c’è stato un problema di conti che non tornavano e schede finite nella spazzatura. Pare che il numero dei voti registrati fosse molto superiore a quello dei possibili elettori. Però dall’altra parte si stima che circa tre milioni di voti andarono persi, fra cui le schede bianche e nulle che secondo le regole avrebbero dovuto far parte del quorum.

Se i primi aggiuntivi fossero voti per la Repubblica e i secondi sottratti avessero potuto contribuire ad abbassare il quorum, l’agire nei due sensi avrebbe cambiato non solo il risultato del gioco, ma la storia dell’Italia. Tanti guardano i membri di Casa Savoia con poca simpatia e dicono: meglio così.

Ma chi sa come sarebbero oggi se fossero stati allevati per regnare e non obbligati all’esilio. Per lo meno non dovremmo subire l’ingiuria dei Presidenti della Repubblica che più che “superpartes” sono “super di parte” e, guarda caso, quasi sempre dell’altra parte.


Da L’Opinione delle Liberà del 17 giugno 2006