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Inserito il 26-6-2006  
Moralismo castrista
Geminello Alvi


Le rituali prediche contro la corruzione sono come quelle di Fidel e di Breznev, inutili.

In questo caldo appiccicoso di nuvole basse e che opprime l’umore di tutti, si capisce perché una volta danze e scongiuri si esercitavano solo per invocare la pioggia. E mai invece era in uso invocare perché smettesse, come invece troppi hanno chiesto al cielo nella primavera piovosa di quest’anno. Esauditi tanto da donarci quest’aria cubana, che ammorba d’umidità molesta chi appena si muova.

Ma non è purtroppo ora solo la risposta del cielo agli errati desideri dei mortali a metterci nello sgradevole stato delle sudate brigate comuniste dei tagliatori di zucchero a Cuba.

Leggo che, in questa molto amena isola di meretricio socialista, Fidel Castro ha dedicato un suo fluviale comizio alla lotta contro la corruzione. Non possiedo l’opera omnia di simile anima che ha ridotto una bella nazione che aveva quasi il livello di vita dell’Argentina a quello dell’Africa nera. Ma il despota ha già dedicato molte volte la sua logorrea al tema.

Del resto esso ricorreva con regolarità nei discorsi di Breznev, e abbonda appunto oggi in Italia, dove il peggio della nazione si riconforta moralizzando sulle miserie dei lenoni e del meretricio, e comiziando contro la corruzione.

Non credo sia difficile per i non operosissimi rimasti a Cuba lavorare il meno possibile. Più difficile è forse per i sempre meno bianchi rimasti, poco adatti da sempre alla schiavitù, sottrarsi alle galere.

Ma davvero impossibile è tentare là di ripararsi dal rumore delle morali che Fidel reclama per il suo socialismo caraibico e delle puttane.

In predicazione continua. Come si addice in verità ai comunismi, da quando dilagano perniciosamente e pervertono gli umili, immiserendoli di morali e denari. In effetti quando lo stato possiede tutto è come vigesse una tassa del 100 per cento sui redditi.

E diventa ovvio che la miseria e la burocrazia di simili sistemi accrescano ignobiltà, corruzione e meretricio. Perciò l’attitudine a rubare, già ingente, della Russia zarista fu ancora più rinvigorita dall’Unione Sovietica. Più lo stato in effetti s’occupa di quanto non dovrebbe riguardarlo, di economia e cultura, peggiore è del resto la corruzione. Ovvio.

Come è poi palese che la reazione al meretricio televisivo e alle gesta biasimevoli di un principe decaduto e dei maleducati sergenti di Fini non è il comizio continuo contro la corruzione. Considerato che nessun potere può o potrà mai impedire il meretricio, per giunta alla Rai, si dovrebbe agire altrimenti.

Essa dovrebbe privatizzarsi e le case di tolleranza riaprirsi, magari in forma di cooperative, dunque con assicurazione dell’Unipol. Per quanto poi riguarda i giochi di azzardo essi nuocciono palesemente alla società, mentre almeno il meretricio qualche pregio può reclamarlo.

E’ dunque insano che lo stato italiano lucri sul gioco d’azzardo, come che quello russo ricavi le sue maggiori entrate dalla vodka.

Del resto in una nazione di rendite, nella quale sempre meno ci si appassiona al lavoro, era prevedibile che il gioco d’azzardo avrebbe fatto danni peggiori del Viagra. Eppure con quanto entusiasmo venale si è elogiato e poi aiutato il suo diffondersi, soprattutto a sinistra.

L’esagerazione statale in breve il dilagare di macchinette e case da gioco e lotto, e scommesse per tutti, non è bene. E il male si deve allo stato, che per ricavarne sempre più tasse li ha gonfiati oltre misura.

Anche questa forma di corruzione ha come sua prima causa l’esagerazione statale. E i nostri posteri, poveretti, come mai potranno spiegarsi che si siano volute chiudere prima le case di tolleranza.

Però poi imputtanendo l’Italia al punto da mandare in Parlamento un effeminato da giardinetti notturni. Il tutto nel fiorire quotidiano di meretricii televisivi, giochi a premi in cui si donano milioni. Il gioco d’azzardo è la sola mania che ha entusiasmato la fine del marxismo teorico in questa Italia, prima berlusconiana e adesso prodiana.

E che per sua natura quindi ora aggiunge agli altri nostri guai un ulteriore levitare di delazioni, e di comizi castristi.

Come è ovvio accada con un governo dove dall’inizio la sinistra comunista, estrema o solo pazza, conta troppo. Sarà pure insomma per quest’aria di vetro, appannato: ma sempre più vaghiamo in un incubo senza aria condizionata, come in Sud America. Dove ormai quelle repubbliche delle banane sono comunistoidi, e in simpatia per Castro.

Il presente governo, le sue così castriste morali anche calcistiche, hanno insomma ulteriormente sudamericanizzato, quest’estate afosa e di spiate, e meretricio, e danze antipioggia.


Da Il Foglio del 25 giugno 2006