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Inserito il 30-6-2006  
Ripartire da zero
Anna Bono


L'impressione, mortificante, è di ritrovarsi sempre al punto di partenza, se non peggio. In Africa, e non solo in Italia, si direbbe che le vere riforme strutturali, quelle che consentono alle dichiarazioni di principio di tradursi in solidi e durevoli progressi, in fin dei conti non le voglia nessuno, salvo qualche esigua minoranza incapace di farsi valere.

Prendiamo il caso della Somalia e della Namibia, ad esempio: due situazioni molto diverse che però hanno in comune il fallimento del tentativo di risolvere un problema importante, nonostante le formidabili risorse internazionali impegnate per anni, e le ripercussioni planetarie di quanto vi sta accadendo.

In Somalia gli sviluppi più recenti del conflitto in corso confermano il fatto che dopo 15 anni di guerra, negoziati, impegni e promesse la situazione è sostanzialmente la stessa determinatasi nel 1991 all'indomani della fuga del dittatore Siad Barre: i clan somali non sono disposti a spartirsi il potere, non sono in grado di condividere un progetto politico.

Adesso un clan - che ha dato vita alle Corti islamiche e nel quale prevale una visione integralista dell'islam - si è impadronito di alcune città a partire dall'antica capitale, Mogadiscio, annunciando l'inizio di una nuova era libera da corruzione e violenza.

In Africa gli integralisti islamici giocano sempre su questo fattore per accattivarsi la popolazione: un'impresa facile, visti i livelli di corruzione e di arbitrio con cui il potere viene solitamente gestito in quel continente.

Intanto di che pasta sono fatte le Corti lo hanno toccato con mano gli abitanti di Jowhar, la città a 90 chilometri da Mogadiscio, dove le milizie dell'Alleanza contro il terrorismo avevano cercato di organizzare la resistenza dopo essere fuggite dalla capitale.

Le Corti dopo averla espugnata si sono date ai saccheggi infierendo sugli abitanti inermi.

Inoltre, non appena hanno ottenuto un riconoscimento internazionale e sono state invitate a negoziare il futuro della Somalia insieme agli esponenti del governo di transizione - ai quali per inciso hanno fatto il favore di sbarazzarli dei ministri e parlamentari che, appartenendo al clan che controllava gran parte di Mogadiscio, avevano rifiutato di trasferirsi nella capitale provvisoria di Baidoa e di prendere ordini dal Presidente della Repubblica e del parlamento - si sono anche liberate del manto «moderato»: il nuovo capo del Consiglio supremo delle Corti Islamiche di Mogadiscio, appena eletto, è Sheikh Hassan Dahir Aweys, salafita, sostenitore della jihad, espressione della parte più radicale delle Corti, e il progetto di imporre la legge coranica ovunque è stato confermato.

Altrettanto inquietante è lo scenario che si delinea in Namibia, dove, dopo ben dieci anni, è tornata a colpire la poliomielite: il bilancio è di 128 casi accertati e 15 vittime in poche settimane distribuiti in 11 delle 13 provincie in cui il Paese è diviso.

Una tempestiva campagna di vaccinazione, che in tre giorni ha raggiunto quasi il 90% della popolazione e che sarà seguita da due altri «richiami» a luglio e agosto, dovrebbe arginare l'epidemia.

Ma la questione è che la malattia sembrava praticamente debellata in tutto il mondo, salvo sei stati, grazie agli eccellenti risultati di una campagna mondiale di vaccinazione organizzata dall'Unicef e dall'Oms a partire dal 1988 nell'ambito della quale nel 1996 è stato lanciato il programma Fuori la poliomielite dall'Africa che in sette anni aveva permesso di passare da una media di 205 casi al giorno a 388 casi nell'arco dell'intero 2003.

Poi è incominciata l'inversione di tendenza. All'inizio del 2003, in Nigeria, alcuni Stati islamici del nord a maggioranza islamica, che nel 1999 hanno adottato la shari'a assecondando la diffusione di un islam integralista, hanno rifiutato per mesi di sottoporre i bambini alle vaccinazioni ritenendo che, con il pretesto di immunizzarli, in realtà si volesse attuare un piano cristiano-occidentale anti islamico mirante a sterilizzare le bambine.

Il sospetto si è facilmente insediato in una popolazione già diffidente nei confronti del corrotto governo federale dominato da una leadership cristiana che peraltro la classe politica islamica accusa di ogni misfatto per dissimulare le proprie responsabilità nel malgoverno degli stati che controlla.

Comunque sia dalla Nigeria un ceppo virale non sconfitto si è fulmineamente diffuso nei paesi confinanti, poi in altre regioni del continente africano e infine, con il favore del pellegrinaggio alla Mecca, in alcuni stati islamici asiatici, inclusa la lontana Indonesia.

Da allora si sono moltiplicate le campagne di vaccinazione, ma, come dimostra l'epidemia scoppiata in Namibia, non basta: per avere un'idea delle difficoltà si pensi che nella Repubblica Centroafricana la campagna condotta nel 2004 è fallita a causa del deterioramento del vaccino che non è stato conservato come prescritto nei frigoriferi.

Così il numero dei bambini infettati - nel 2003 sceso a poche centinaia in tutto il mondo - è salito a 1.255 nel 2004 e a 1.492 nel 2005


Dal sito www.ragionpolitica.it