Il falco è il nostro simbolo in quanto sintesi del nostro sentire
Home page Chi siamo gli Amici Contattaci
 
User
Password
» Iscriviti
» Ricorda Password
 
Dossier
Ambiente e Scienza
Amici di penna
Attualità
Biblioteca
Economia e Finanza
Europa
Fuoco amico
Giustizia
Guzzanti's Corner
La Chiesa e l'Islam
La mia Africa
Le spine di Opunzia
Nel Mondo
Scuola e Università
Società e cultura
Terza Pagina
Attualità
Commenta l'articolo
Inserito il 30-6-2006  
Il commissariamento Anas è una lotta per le poltrone
Biagio Marzo


Sull’Anas, il ministro Antonio Di Pietro ha chiamato i Pm per indagare sui presunti illeciti commessi dai vertici. Nell’affaire Autostrade - Abertis l’ex Pm vorrebbe stoppare la fusione a parole e non nei fatti. Tanto tuonò che non piovve, una caratteristica di Di Pietro che abbiamo visto all’opera ai tempi delle sue inchieste giudiziarie.

Molti innocenti hanno sofferto per colpa della gogna mediatica e della custodia cautelare, un combinato disposto che l’ex Pm usò a proprio piacimento. Ha scelto, nuovamente, la via giudiziaria per fare politica, il modo di procedere più congeniale per lui.

In questa vicenda c’è di tutto e di più: irregolarità vere e presunte, riforme e potere, giustizialismo e finanziamento (regolare) all’Italia dei Valori, versato dalla società Autostrade.

Dietro la richiesta di commissariamento dell’Anas, chiesta dal Ministro delle infrastrutture, si nasconde il vero problema, l’occupazione delle poltrone che contano. Sotto la scusa di riportare l’etica pubblica e l’interesse generale come stella polare del Governo e del Ministero, Di Pietro ha chiesto la testa di Vincenzo Pozzi, il presidente dell’Anas.

Al posto dell’attuale presidente, vorrebbero andarci in molti e lui vorrebbe metterci il suo. È spuntato anche il nome dell’ex sottosegretario ai Lavori pubblici, Antonio Bargone.

Grazie a lui, l’ex Pm entrò in politica. Mentre Di Pietro stava trattando con Tremaglia per il suo ingresso in politica, nello stesso tempo, trattava con D’Alema, attraverso Bargone, che preparò l’appuntamento fatale tra il leader Ds e l’ex Pm una settimana prima durante una cena riservata a Brindisi in occasione del suo compleanno.

I nomi più accreditati, che potrebbero sostituire Pozzi, che da tempo ha deciso di lasciare la presidenza, sono numerosi: Mario Prato (Fintecna), il vero candidato di Romano Prodi, Claudio Artusi, ex direttore generale, (la cui appartenenza a Comunione e Liberazione è cosa nota e il suo stile comportamentale pure per le ultime prese di posizione nei confronti della sua ex società), Giuseppe D’Angiolino, ex presidente Anas, reo di aver intascato una maxi liquidazione con il placet dell’ex Ministro delle infrastrutture, Lunardi. Oltre, si intende a Bargone, il candidato vero del Ministro.

Tutto questo polverone scandalistico, per far un piacere a Bargone sembra una cosa esagerata, almeno che Di Pietro voglia sdebitarsi del favore politico ricevuto a suo tempo dall’ex sottosegretario diessino.

Ti pareva che il Ministro delle infrastrutture non si inventava una diavoleria per accusare gli amministratori dell’Anas di aver provocato un buco di cinque miliardi e di aver commesso reati di “falso in bilancio”, “false “comunicazioni sociali”, consulenze d’oro e liquidazioni milionarie. Basta e avanza.

La gestione di Pozzi, mai criticata finora dalla maggioranza di centrodestra prima e di centrosinistra poi, all’improvviso per il suo comportamento poco trasparente, secondo quanto ha affermato il Ministro in Parlamento, è accusata dei reati di cui sopra.

La denuncia Di Pietro l’ha fatta in Parlamento, spiazzando la maggioranza e l’opposizione che hanno dovuto ascoltare, da parte del Ministro, le “malefatte” commesse all’interno dell’Anas. Ovviamente, sono accuse tutte da dimostrare e lui, senza leggere e scrivere, ha delegato a questo compito la magistratura.

In tal modo, la politica ne esce a pezzi, dal momento che lascia, ancora una volta, al soggetto giuridico accusatorio la resa dei conti. Per via di queste pesanti accuse, ha chiesto, con una lettera inviata al Ministro dell’Economia, il commissariamento della società e, nello stesso tempo, ha trasmesso il caso alla Procura di Roma.

Al che, il presidente dell’Anas, Vincenzo Pozzi, su cui, secondo il Ministro, ricadono le maggiori responsabilità del caso, si è difeso e ha negato irregolarità, anzi, ha confessa che per tre volte Di Pietro ha respinto le sue dimissioni.

Per quanto riguarda il buco di cui ha parlato il Ministro, Pozzi si è giustificato: ”I miliardi di cui ha parla Di Pietro sono quelli delle opere programmate. Noi ci siamo attenuti alla copertura finanziaria che ci era stata data: quindi ne abbiamo investiti realmente 14,8 su 15. Di cui 10 già con contratto”.

Poiché il Ministro delle infrastrutture accusa i vertici dell’Anas di aver speso per due volte la medesima somma, Pozzi ha spiegato: ”E’ sbagliato. Ripeto: è il Tesoro che ci aveva certificato 9,6 miliardi di residui passivi relativi a precedenti esercizi, poi però ne ha versati del tutto gli stanziamenti di tre Finanziarie. Insomma alla fine mancano 7,5 miliardi”.

In quattro anni di gestione Pozzi sono state costruite strade per 954 Km e sono stati aperti cantieri per 12 miliardi di euro, pari a 1200 km. Inoltre, l’Anas ha ereditato 18 mila km di strade, per via della Bassanini, che diventano, poi, 20 mila Km per l’acquisizione delle strade regionali: dalla Regione Umbra è stata acquisita la Flaminia e dalla Regione Toscana l’Aurelia.

I finanziamenti all’Anas non arrivano in virtù dello Spirito santo, bensì da due canali precisi: la legge Finanziaria e il Cipe.

Visto che, nelle ultime Finanziarie, i finanziamenti dello Stato sono arrivati con il contagocce, i conti non tornano. Dove sta la verità? Dovrà scoprirla la Procura di Roma, visto che l’ex Pm l’ha fatta scendere in campo. Fatto sta che il deficit politico, lo supplice con il giustizialismo.

Non è la prima volta che l’Anas si trova al centro di inchieste giudiziarie, già nel passato è stata coinvolta in scandali di cui i protagonisti furono gli amministratori dell’Azienda e i politici.

Un intreccio perverso che l’ex Pm, oggi nei panni di ministro, conosce a menadito visto che fu il pool Mani pulite, di cui lui faceva parte, a indagare ai tempi di Tangentopoli.

Prima di questo fatto giudiziario, negli anni Sessanta del secolo scorso, l’Anas fu usata come strumento di lotta politica, approfittando, esponenti Dc, Psi e servizi segreti, del sistema di corruzione dominante nel Ministero dei Lavori pubblici trasformarono lo scandalo (Anas) in una manovra per la liquidazione del leader socialista Giacomo Mancini, possibile successore di Pietro Nenni alla leadership socialista.

Nel 1987, viceversa, scoppia il cosiddetto scandalo delle “carceri d’oro” che travolge in primo luogo il segretario del Psdi, Franco Nicolazzi, il quale aveva tentato di caratterizzare la propria segreteria sottraendo il suo partito alla subordinazione alla Dc e parlando, sia pure vagamente, di alternativa riformista e di sinistra.

Dunque, il Ministero dei Lavori pubblici e l’Anas, come visto, vivono, spessissimo, al centro di inchieste giudiziarie per via di lotte politiche e per via di amministratori e ministri corrotti.

Non è il caso di Di Pietro, ma sull’Anas, il Ministro aveva fatto un pensierino per mettere un uomo suo, il vecchio arnese giustizialista Bargone.


Da L'Opinione delle libertà del 30 giugno 2006