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Inserito il 6-7-2006  
Bossi l'ha visto: il futuro si chiama Lombardo-Veneto
Renato Farina


Improvvisamente ci si è accorti: il Lombardo-Veneto esiste, esiste ancora. Nonostante lo abbia identificato come soggetto geopolitico l'Umberto Bossi, però è una realtà.

Il "nonostante" e il "però" - ovvio - non sono nostre valutazioni da gente superiore, ma è il modo sussiegoso con cui alcuni intellettuali, per una volta, almeno una, hanno preso sul serio l'osservazione del Senatur. Il quale sarà malato, avrà un braccio menomato, faticherà ad articolare i concetti, ma ci vede. È l'unico che abbia l'occhio della politica.

In Lombardia, ma credo anche in Veneto, l'occhio del legnamee (falegname), del magùtt (muratore), sono pienamente cultura. Così Bossi ha cultura politica. Per far vedere che siamo colti lo diciamo anche in tedesco: Bildung (che è differente dalla Kultur, ma qui lasciamo perdere).

C'è stato domenica un bellissimo articolo sul Corriere della Sera di Ernesto Galli della Loggia, il quale alla fine si è sentito in dovere di prendere le distanze dalla «brutale trivialità» dei leghisti. Ma - ci permetta il Professore - la mela di Newton chissà perché ha scelto di cadere sulla testa dell'Umberto. Per cui: rispetto, ragazzi. E insieme si può lavorare.

Perché davvero dal Lombardo-Veneto può venire qualcosa di importante e decisivo per l'intera Italia. Questo è il luogo della vera resistenza. Non tanto a Prodi (non è così importante), quanto all'ideologia statalista e progressista che punta alla disgregazione di questa identità, in tal modo dissolvendo la famiglia e l'economia.

Qui ragionerò così. 1) Sintesi rapida del Galli. 2) Caratteristiche del Lombardo-Veneto. 3) Storia di una invasione (il caso di Seveso). 4) La necessità di una forza politica adeguata e di una guida (io vedo in Formigoni il leader politico che può sintetizzare Bossi-Berlusconi e tradizione cattolica).

1) Galli della Loggia nota come queste due regioni hanno dato da dodici anni una maggioranza stabile al centrodestra e qui abbiano vinto i sì al referendum, inteso come possibilità di federalismo, di distacco, di autonomia dallo Stato. Da dove nasce?

«In nessun altro luogo della penisola vi è stato un altrettanto capillare e pervadente insediamento della cultura cattolica». E il cattolicesimo è stato moderno, nel senso dello sviluppo economico.

La piccola e media impresa tipica di queste terre non si fonda su «valori laico-borghesi», ma su «valori cristiano-popolari radicati in humus contadino». C'è ancora memoria di questa sostanza vitale nelle due regioni separate (o unite) dal Garda e dal Mincio.

Questa cultura è riuscita a sottrarsi all'ideologia e alle posizioni di sinistra, egemoniche altrove e nelle grandi città. Peccato però che queste idee siano rovinate dalla Lega, che impedisce ad esse di innalzarsi. (Su questo rispondo dopo)
 
2) II Lombardo-Veneto è, come scriveva Guido Piovene nel 1956, «il cuore della Padania, con le sue cattedrali barbariche e le sue officine; la adagia, terra ideale ma amata quasi come patria da quelli che vi nacquero o vi abitarono a lungo».

Dunque questa idea esisteva addormentata prima di Bossi. La caratteristica di queste terre, penso soprattutto alla Lombardia, ma il Veneto è lì lì, sta in questa novità: il cattolicesimo è anti-metafisico, non è disciplinare, ma un fatto esistenziale, di popolo.

Di solito gli intellettuali laici dicono: l'Italia è arretrata perché non c'è stata la Riforma protestante. La vorrebbero protestante. E spiegano che Milano e questo Nord sono calvinisti. Bugia.

Il Nord-Europa è oggi vecchio e in crisi, grande e civile, ma decrepito, perché ha innestato il germe dell'individualismo e della solitudine, nonché dello Statalismo (l'esisto della Riforma sono le Chiese di Stato, nessuno lo ricorda mai). Alla fine i luterani erano servi del Principe.

L'Italia meridionale e centrale è invece disfatta economicamente e il cristianesimo è ritualistico perché non c'è stata la Riforma, vero. Ma soprattutto perché non c'è stata la cosiddetta Controriforma (in realtà, seguendo lo Jedin bisognerebbe chiamarla Vera Riforma). Qui c'è stato uno meglio di Lutero: Carlo Borromeo. Ha aiutato a nascere quel cristianesimo di popolo. Dove la fede non è mistica staccata dalla vita, ma operosità. Anche i laici e i socialisti qui hanno assorbito questa lezione.

Ha due caratteristiche questo cattolicesimo: il valore decisivo è "l'utilità". (Don Giussani, brianzolo e milanese, lo diceva sin da ragazzo: voglio una vita utile). Inoltre, sempre Piovene: «Milano è l'unica città d'Italia in cui non si chiami cultura solo quella umanistica. Non vi è la mania delle lauree, e sono cultura a Milano anche le capacità tecniche».

Rispetto al protestantesimo questo ha consentito lo svilupparsi di una economia non soltanto famigliare (questa ci fu anche in Germania: vedi i Buddenbrook di Mann), ma di famiglie. In concorrenza tra loro ma anche capaci di non uccidersi. Si pensi ai mobilieri di Lissone, Meda e Cantù. Non c'era una famiglia che faceva crescere la sua impresa a rovina delle altre, ma dentro una specie di concorrenza fraterna, più emulazione che eliminazione.

Niente a che vedere con il Piemonte degli Agnelli. La grande industria del Nord-Ovest prima uccideva i vicini, poi si aggrappava alla mammella statale. Qui no. Bossi, Berlusconi e - in un senso più profondo - l'esperienza di Comunione e liberazione hanno consentito in presenza di una cultura aggressiva marx-laicista di resistere.

3) C'è un episodio, prima che ci fossero Berlusconi e Bossi, di aggressione. E di resistenza!

A Seveso nel 1976, in una calda giornata di luglio, all'ora di pranzo di un sabato sereno, nella mia Brianza, accadde qualcosa come una guerra chimica. La diossina. Ma subito dopo ci fu un'altra guerra di invasione: quella della cultura radical-borghese, marxista e sessantottina.

Venivano le donne comuniste coi pullman dall'Emilia a mentire alla gente dicendo: «O l'aborto o un mostro in pancia». Indussero - allora non c'era la legge che lo autorizzasse ma ottennero un decreto speciale - 33 donne ad abortire. I grandi giornali giunsero a spingere verso "l'aborto coattivo" e la deportazione di 300mila persone, naturalmente per salvarle. Ci opponemmo in un piccolo gruppo, con un giornaletto, che ebbe un grande consenso.

Volevano infilare i bambini in colonie dove educarli alle visioni progressiste gestite dallo Stato (cioè marxismo puro e libertinismo: cioè 68). Ammazzando gli oratori. Esattamente quello che è accaduto dopo in tutta Italia. Fondammo una scuola libera. C'è ancora, si chiama "Frassati", sta a Seveso.

4) L'intuizione di Bossi è quella giusta. Ma essa oggi ha bisogno di un partito cristiano. Scrivo cristiano minuscolo, molto minuscolo, per non confonderlo con Nostro Signore. Ma l'idea è quella. Per cui Marcello Pera si batte. E che può trovare un punto di sintesi in Roberto Formigoni. Non so: una federazione di partiti, di movimenti, con questa intenzione di resistenza, ancorati a un'esperienza cristiano-popolare. Si può?


Da Libero del 4 luglio 2006