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Inserito il 8-7-2006  
Prodi si fa il manuale del perfetto dittatore
Gianluca Roselli


L'esecutivo commissiona un volume con i trucchi per imporre le leggi scavalcando il Parlamento.

Con l'esigua maggioranza parlamentare che si ritrova, Romano Prodi sta studiando tutte le possibili mosse per legiferare senza passare dal Parlamento. O per mettere l'assemblea con le spalle al muro.
 
Un assaggio lo si è avuto con il decreto legge sulle liberalizzazioni, che tante proteste sta suscitando nelle categorie professionali.

A questo proposito, tra alcuni esponenti di primo piano della maggioranza da qualche giorno circola uno studio riservato intitolato "The altematìves to legislation. Il quadro attuale, gli strumenti esistenti e le iniziative possibili": un vero e proprio manuale commissionato da Palazzo Chigi, 24 pagine datate 31 maggio 2006, che fa il punto su tutti gli strumenti messi a disposizione dalla legislazione vigente per legiferare senza passare dall'Aula.

Per esempio, con decreto del presidente del Consiglio, regolamento, decreto ministeriale, leggi regionali. O semplicemente facendo funzionare meglio norme già approvate.

Nel testo si legge: «Il nuovo assetto di competenze normative introdotto dalla riforma del Titolo V non ha fatto venir meno tutte le potenzialità virtuose del ricorso alla sede regolamentare in alternativa a quella legislativa... Occorre operare una ricognizione dei settori di chiara competenza esclusiva dello Stato in cui sia possibile un intervento regolamentare per la disciplina non legificata, dando così priorità agli interventi che possano compiersi, in via diretta e con atti normativi del governo, in tali materie».

In particolare, secondo il testo, il mancato ricorso a strumenti «alternativi alla legislazione» provoca: «una disattenzione per la fase applicativa delle leggi»; «una frammentazione delle funzioni strategiche e di coordinamento del presidente del Consiglio»; «un'alterazione dei rapporti istituzionali tra Parlamento e governo»; «un'alterazione dei rapporti istituzionali tra Stato e Regioni».

Poi si auspica il ricorso alla legislazione delegata: «Per il livello normativo primario l'alternativa principale all'intervento parlamentare è quello della legislazione delegata». Con un accentramento di poteri sul capo del governo: «Sembra necessario restituire al premier una piena titolarità dei poteri di indirizzo e coordinamento riconvertendo le deleghe attribuite in via automatica in deleghe attribuite, volta per volta, dal capo del governo».

Poi c'è un passaggio che sembra scritto apposta per ciò che si è visto nell'ultima settimana: «La portata generale dei criteri della delega "taglia-leggi" sono estremamente ampi e possono consentire, in certi casi, una vera e propria riforma di settore (ad esempio, nel senso della sua liberalizzazione: si pensi alle professioni, al commercio, ai mercati, alle "public utilities"), anche con rilevanti modifiche dell'assetto delle competenze e la possibilità di incidere su tutti gli aspetti organizzativi».

Ma lo studio prevede anche altre due meccanismi per ridurre il passaggio delle norme dal Parlamento.

Da una parte l'incentivazione della sussidiarietà orizzontale nei confronti delle Regioni e autonomie locali: «Occorre valorizzare gli strumenti di cooperazione tra Stato e autonomie, da utilizzare anche per la definizione di interventi alternativi alla legislazione dello Stato». Dall'altra incentivare «le iniziative volte a ottenere una migliore e più uniforme attuazione delle leggi vigenti, prevenendo così il ricorso a nuove norme».

Insomma, in attesa di una campagna acquisti nei confronti di senatori dell'opposizione, che potrebbe partire dall'autunno, Prodi sta studiando tutti i meccanismi che la legge gli mette a disposizione per evitare trappole e cercare, comunque, di governare. Visto che, con i soli numeri parlamentari, anche l'approvazione di una singola legge potrebbe risultare complicato.


Da Libero del 7 luglio 2006