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Inserito il 5-10-2003  
Costituzione Europea
di Alessandro De Nicola


Un dolce canto intonarono: o molto illustre Ulisse…, su via, qua vieni, ferma la nave; e il nostro canto ascolta”. ( Odissea,libro XII, vv. dal 183). Senza saperlo, Omero è stato, secondo lo studioso J. Elster, il primo costituzionalista della Storia.

Una delle spiegazioni che si danno sul perché nascono le costituzioni (intese come regole fondamentali della vita associata che si cambiano (solo con procedure molto elaborate) viene infatti dalla stessa logica di Ulisse: non mi fido della mia razionalità futura e quindi mi costringerò a non essere irrazionale. E quindi, nonostante l’eroe omerico “ardì passare con disarmati orecchi” davanti alle Sirene, si salvò grazie al suggerimento della maga Circe di farsi legare saldo all’albero della nave: “ …ed io, porger volendo più da vicino il dilettato orecchio, cenno ai compagni fea, che ogni legame fossemi rotto; e quei più ancora sul remo incurvavano il dorso,… e di nuovi nodi cingeanmi e mi premean più ancora”.

Dal punto di vista del costituzionalismo liberale moderno, le Sirene sono i demoni dello Stato e del potere politico, che illudono chi detiene – leader o partito che sia– le redini del comando di essere l’unico in grado di poter guidare il popolo e che a tal fine i diritti individuali, soprattutto quelli di libertà economica, possano poco a poco essere compressi.

Naturalmente, la Costituzione deve essere intelligibile da altri: l’opacità di significato delle regole serve a far sì che i costi di transazione aumentino (contenzioso giudiziario, contraddittorietà delle decisioni, imprevedibilità della legislazione ordinaria, appesantimento della procedura burocratica) e che i diritti meglio difesi siano quelli che interessano i gruppi di pressione più organizzati (o ideologizzati) e in grado di influenzare il processo politico.

Persa tra Scilla e Cariddi (del dirigismo)

Tutto ciò detto, la bozza di Trattato istitutivo di una Costituzione europea, approvata nel luglio scorso, è liberale? o perlomeno efficiente?

Limitandoci a esaminare gli articoli che trattano dei diritti economici degli individui, notiamo subito una differenza con il Trattato di Maastricht il quale recitava: “La politica economica dell’Unione è condotta conformemente al principio di un’economia di mercato”. Questa frase ora è sparita: perché ?

Evidentemente quando si toglie un enunciato così chiaro lo si vuole sostituire con qualcosa di diverso e meno orientato ai principi da esso difeso. Ecco difatti apparire concetti quali “pluralismo, tolleranza, giustizia, solidarietà e non discriminazione”, “l’economia sociale di mercato che mira alla piena occupazione e al progresso sociale”, “la solidarietà tra generazioni”, nonché la “giustizia e protezione sociale” e (come poteva mancare?) lo “sviluppo sostenibile”: in poche parole tutto, salvo l’economia di mercato tout court.

Orbene, grazie a un simile minestrone si può giustificare qualsiasi misura. In primis perché alcuni concetti sono contraddittori: la solidarietà è una pratica volontaria non imposta da un’autorità pubblica, ad esempio. E chi decide quando uno 0,1 per cento di disoccupazione in più contrasti con il progresso sociale se porta altri benefici? E se la sostenibilità dello sviluppo aumenta la disoccupazione, che si fa ?

Altri sono minacciosamente vaghi: la giustizia sociale è intesa da alcuni come uguaglianza delle opportunità, da altri come meritocrazia, da altri come redistribuzione del reddito: quale interpretazione prevarrà ?

La solidarietà tra generazioni è una bellissima cosa: ma sono i più anziani che devono essere solidali con i giovani e rinunciare a un sistema pensionistico che graverà di debiti gli uomini del futuro oppure sono i ventenni che devono rassegnarsi a scegliere tra la solidarietà con i loro figli e quella con i loro genitori? Come direbbe la Baronessa Thatcher: “Non esistono generazioni: esistono solo individui di età diverse”.

Un’ulteriore picconata al libero mercato viene data dai due articoli che garantiscono l’iniziativa e la proprietà privata, rendendole però soggette alle “legislazioni e prassi nazionali”: con quali limiti? Se prendiamo la prassi nazionale italiana, a esempio, c’è da star freschi…

I panglossiani difensori della bozza di Costituzione fanno tuttavia notare che almeno l’articolo 1.3. recita: “L’Unione Europea offre ai suoi cittadini un mercato unico nel quale la concorrenza è libera e non distorta”. Ebbene, questo principio salva il mercato unico, ma non quelli nazionali e in più non si cura di tutte quelle restrizioni che tradizionalmente non rientrano nel novero del diritto della concorrenza: l’equo canone, il sistema sanitario, la proprietà pubblica delle imprese, il sistema educativo, la regolamentazione dei servizi pubblici.

Insomma, la bozza di Costituzione sembra non districarsi tra la Scilla della contraddittorietà degli enunciati e il Cariddi di una certa dose di dirigismo economico con la stessa abilità di Ulisse, che dovette affrontarli subito dopo la prova delle Sirene.

Speriamo che l’esito finale sulla libertà di mercato non sia tale da indurci a dire, come l’indomito Odisseo: “Fra i molti acerbi casi, ond’io sostenni, solcando il mar, la vista, oggetto mai di cotanta pietà non mi s’offerse”.



Alessandro De Nicola
Presidente Adam Smith Society
(adenicola@adamsmith.it)



Da: Il Foglio – 30 Settembre 2003