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Inserito il 15-7-2006  
Israele siamo noi
Piero Laporta


Nello scorso numero di Atlantide avevamo previsto il rapido deterioramento della situazione militare in Libano a causa degli attacchi di Hezbollah. Se in Italia solo questa modesta rubrica ha potuto fare questa previsione è perché le analisi sono oramai fortemente condizionate dalla demonizzazione, diremmo culturale, circa l’uso delle armi convenzionali, che invece possono essere strumenti della buona politica.

Il paradosso è che il terrorismo è accreditato presso l’Ue più dell’uso legittimo della forza. Ciò detto è appena il caso di osservare che il mondo cammina ugualmente anche a dispetto delle analisi un po’ sgangherate.

Lo svolgimento delle operazioni militari ha sinora (pomeriggio del 15 luglio) l’aspetto di preparazione per operazioni d’altro carattere e su altra scala. Sebbene in Israele non vi sia stata la mobilitazione generale ed i riservisti siano ancora nelle loro case, una tale possibilità non è esclusa da uno scenario prossimo futuro.

L’artiglieria e l’aviazione israeliane stanno colpendo sistematicamente i centri nodali degli Hezbollah, ammorbidendone in maniera determinante tutte le capacità militari e la rete di comando e controllo.

Nella giornata di domenica 15.07 Hezbollah ha fatto circolare la notizia che i bombardamenti israeliani avevano colpito delle strutture siriane. La prontissima ed affannosa smentita da parte siriana ha reso evidente che, contrariamente alle aspettative dei terroristi, la Siria non intende farsi coinvolgere.

L’evento militare più importante è l’attacco subito dalla corvetta multiruolo Sa’ar 5, nave militare israeliana con spiccata capacità lanciamissili, che ha patito considerevoli danni e la morte di quattro marinai israeliani. L’attacco, inizialmente attribuito ad un Uav iraniano carico di esplosivo, è stato in realtà condotto con un lancio di due missili C 802, che hanno colpito la corvetta Sa’ar 5 ed un cargo egiziano il quale è poi affondato.

Il missile C802 è stato a suo tempo ceduto dalla Cina all’Iran e da questa è arrivato a Hezbollah. La corvetta lanciamissili Sa’ar 5 è dotata di numerose ed efficaci misure antimissile che al momento dell’attacco non erano attivate o non hanno funzionato. Le autorità israeliane hanno aperto un’inchiesta.

Il C802 è stato portato a bersaglio da una stazione radar libanese. Questo ha immediatamente determinato l’aviazione israeliana a distruggere sistematicamente tutte le stazioni radar libanesi.

Mano a mano che le operazioni israeliane si dipanano e il quadro informativo circa le capacità militari di Hezbollah si fa più chiaro, si manifesta in Europa una (tardiva) consapevolezza che la pace nel Libano meridionale si può conseguire solo con il disarmo di Hezbollah.

In realtà il sostegno alla trattativa politica e l’ostracismo alle soluzioni militari doveva essere dato fino da quando Israele, su pressione dell’Onu, fin dall’estate del 2000, lasciò il Libano.
 
È inutile ora ricordare gli sforzi di Barak e di Ariel Sharon di giungere comunque ad una soluzione politica attraverso manifestazioni concrete di buona volontà come lo sgombero delle colonie e la cessione della sovranità sui Territori, oltre al già ricordato ritiro dal Libano.

Nelle ultime ore i giudizi della diplomazia europea, prima uniformati sulla “risposta militare sproporzionata” che Israele avrebbe inferto al Libano, si stanno gradualmente emendando. Sono probabilmente due le ragioni interconnesse all’origine di tale nuovo atteggiamento.

Vi è l’atteggiamento freddo della Siria e la consapevolezza, montante anche nelle forze armate libanesi, che questa è un’occasione storica per liberarsi di Hezbollah e ridimensionare l’Iran.

Vi è pure un terzo fattore che dovrebbe scuotere le coscienze europee.

In passato le guerre arabo-israeliane erano condotte sostanzialmente per conto di Usa e Urss, le quali rimanevano guardinghe e vigili dietro ai due opposti schieramenti, evitando che la situazione degenerasse.

Dietro Israele, oggi, vi sono ancora gli Usa, ma il loro impegno nel Mediterraneo non può farsi distogliere dagli interessi strategici verso il Centro Asia ed oltre. Dopo tutto se il Mediterraneo non lo difendono gli Europei perché dovrebbero farlo gli Usa?

Sull’altro versante vi è l’Iran e dietro di questa la Cina. Le armi degli Hezbollah arrivano da Teheran ma sono in gran parte cinesi, proprio come il missile C802 di cui si è detto.

Non dovrebbe essere molto saggio per gli europei consentire alle forze filoiraniane un potere di ricatto ed interdizione sugli equilibri mediorientali. È azzardato accreditare all’Iran una politica di confronto equilibrato – come la si accreditava all’Urss - dopo le chiarissime dichiarazioni di intenti della dirigenza iraniana sul futuro di Israele e del suo popolo. Se quelli sono gli intenti dell’Iran (e di Hezbollah che è al suo servizio), dopo Israele non potrebbe che venire il turno dell’Europa.

A nostro modesto parere, infine, la guerra convenzionale, sia pure su vasta scala, è sempre preferibile agli esiti che il terrorismo su vasta scala sempre si propone e altrettanto puntigliosamente occulta, fino a quando il loro manifestarsi non possa avvenire senza più alcuna possibilità di rimedio, da parte di chi quel terrorismo ha subìto, senza reagire prima e adeguatamente.

La causa di Israele è la nostra e della nostra civiltà. Qualcosa ci fa sperare che questa consapevolezza sarà presente al G8 di Sanpietroburgo. Da quelle parti di terrorismo islamico se ne intendono ed hanno recentemente dimostrato come vogliono risolverlo.


Dal sito www.servizi-italiani.net