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Inserito il 27-7-2006  
Giuseppe Verdi e le proteste dei “No-Suez”
Sandra Giovanna Giacomazzi


Il teatro Giuseppe Di Stefano di Trapani, dove si svolge ogni anno dal 1948 il “Luglio musicale trapanese”, è situato nel parco Villa Margherita nel centro della città a due isolati dal mare.

La struttura è formata da otto alberi di ficus secolari, i cui rami a foliazione fitta e folta coprono la platea e il palcoscenico creando un tetto naturale di vegetazione che lascia intravedere la luce della luna e percepire le brezze notturne del Tirreno. Pur essendo all’aperto, gli spettatori sono accolti in comode poltrone da teatro. Un’atmosfera unica, raccolta e accogliente.

Il “Luglio musicale trapanese” non ha nulla da invidiare all’Arena di Verona o alle Terme di Caracalla nemeno in termini di programmazione. Quest’anno il cartellone prevedeva anche “Aida”. Prima di recarmi allo spettacolo ho letto un po’ di materiale storico riguardo l’opera di Verdi che “fu commissionata da Ismail Pascià, vicerè d’Egitto, per festeggiare l’apertura del Canale di Suez nel 1870 ma che fu invece rappresentata l’anno seguente poiché la guerra franco-prussiana ritardò la fornitura degli scenari e dei costumi provenienti dalla Francia".

Sarà per deformazione politica e professionale ma quando ho letto quelle parole ho pensato, “la guerra franco-prussiana avrà posticipato l’inaugurazione dell’opera ma almeno a quei tempi non avevano a che fare coi no-Global o con le allegre combriccole che circondano Romano Prodi. Se no, addio Canale di Suez e addio anche ad una delle più popolari opere del grande Maestro".

Se ci fossero stati loro sarebbe stato mandato in soffitta il Canale di Suez come stanno mandando in soffitta tutte le grandi opere previste dal governo Berlusconi.

La commissione Ambiente del Senato ha già decretato la sospensione temporanea dei lavori del Mose di Venezia e nell’allegato al Dpef presentato dal ministro delle Infrastrutture, sulle opere pubbliche prioritarie non c’è neanche un accenno al Ponte sullo Stretto di Messina.

E mentre il governo francese dà il via libera alla fusione tra Gaz de France e Suez, in Italia l’Authority ci promette per il prossimo trimestre aumenti del 4,2% e del 5,8% per gas ed elettricità. Grazie a tutti coloro che dicevano: “No, grazie” durante gli anni Settanta, affogando ogni progetto per impianti nucleari.

Per non parlare della Tav che sarà l’ennesima gatta da pelare, come i finanziamenti per l’Afghanistan, con la maggioranza spaccata in due. Si capisce la frustrazione di Staino che, ironizzando sugli scontri nel governo e nella maggioranza, si lamenta di essere “Stufo di appoggiare Prodi per paura che torni Berlusconi…” e con nostalgia implora: “Meglio rimetterci Berlusconi e lottare per far tornare Prodi”.


L'Opinione delle Libertà del 26 luglio 2006