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Inserito il 4-8-2006  
Cuba, Israele e la sinistra italiana, stravolti cinquant’anni di realtà castrista
Sandra Giovanna Giacomazzi


Si continua a parlare di un paese che esisteva solo nelle teste idealizzate di chi non doveva subirla.

Non riusciamo a capire la delusione e sorpresa di Pierluigi Battista che si lamenta affermando: “Ma che Cuba assomigliasse in modo così macroscopico alla Corea del Nord di Kim Il Sung o ad uno di quegli staterelli africani in cui il potere si trasmette o attraverso i vincoli di sangue oppure con un cruento golpe militare, questo non era ancora così evidente”.

Non capiamo perché non gli era evidente, visto che l’articolo 94 della costituzione cubana afferma che: "In caso di assenza, malattia o morte del Presidente del Consiglio di Stato, il suo incarico sarà preso dal primo vice-presidente" e visto che è da tempo che il fratello di Castro occupa proprio quel ruolo.

Non capiamo le romantiche valutazioni di Lucia Annunziata che trasmuta la tragedia cubana in un “prolungamento politico del festival di Woodstock” o come riesca ad coniugare la “revolución” castrista con i concerti di quel festival, con “le comuni dei figli dei fiori”, e con “l' umanesimo dei figli della classe media del dopoguerra”.

Non sappiamo perché Pierluigi Battista ritiene che sia il caso di sospendere “il giudizio sull' oppressione che il castrismo ha inflitto al suo stesso popolo, sulle rotte disperate in mare dei cubani in fuga dall' inferno della repressione all' Avana, sulle carceri stracolme di dissidenti, sull' economia alla rovina in omaggio ai dogmi della pianificazione rivoluzionaria, sugli omosessuali rinchiusi nei campi di concentramento, sui giornali vietati, i libri proibiti, gli scrittori in esilio, sull' onnipotenza spionistica della polizia politica al servizio di un potere sempre più prigioniero della paranoia e della sindrome del sospetto generalizzato” che sono stati e sono la realtà cubana da cinquant’anni.

E perché preferisce, come l’Annunziata, soffermarsi su Cuba che esisteva solo nelle teste idealizzate di chi non doveva subirla.

Non capiamo perché il Ministro Bianchi rimproveri i cubani di Miami che festeggiano, non perché il leader Massimo sia malato, ma perché il passaggio al leader Minimo, suo fratello, vuol dire comunque una speranza delle cose che finalmente cambiano e di un futuro diverso per il Paese che furono costretti ad abbandonare.

E non capiamo come l’Unione Europea possa pretendere di imporre ad Israele un cessate il fuoco immediato che sarebbe un errore fatale, una strategia suicida, esattamente contrario al loro scopo di annientare le capacità militari degli Hezbollah, visto che una pausa darebbe al nemico l’occasione di riarmarsi e riposizionarsi per ricominciare ad attaccare Israele.

Ma soprattutto ciò che non capiamo è come coloro che sono sempre stati dalla parte sbagliata, che hanno sempre raccontato una versione errata della realtà, una verità inventata per motivi propagandistici possano continuare a pontificare sulle prime pagine dei giornali e regnare nei palazzi del potere.


L’Opinione delle Libertà del 04 agosto 2006