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La Chiesa e l'Islam
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Inserito il 17-8-2006  
In nome dell'Islam
Anna Bono


In certe culture qualsiasi comportamento femminile trasgressivo - dall'intrattenersi per strada con un maschio estraneo al rapporto sessuale illecito, persino se involontario come nel caso dello stupro - macchia l'onore e il buon nome di una famiglia e suscita il dubbio che il suo capo non sappia o non voglia indurre i propri congiunti a comportarsi come si deve.

Meritare di nuovo il rispetto della comunità d'appartenenza richiede la punizione esemplare di chi l'ha compromesso, se necessario togliendole la vita: i maschi di famiglia, talvolta assistiti dalle donne, si riuniscono allora per decidere come e quando agire e a chi affidare l'incarico di castigare la colpevole ed eventualmente l'uomo con cui ha avuto rapporti non consentiti.

Di questa istituzione, l'omicidio d'onore, radicata in molti paesi asiatici e africani, è rimasta vittima Hina Saleem, l'immigrata pakistana ventenne di religione islamica sgozzata e sepolta dai parenti in giardino a Sarezzo, in provincia di Brescia, dove abitava con tutta la sua famiglia.

Nella ricostruzione dei fatti emergono a suo carico colpe davvero intollerabili, almeno dal punto di vista di chi condivide la visione del mondo di coloro che l'hanno uccisa.

Da buon padre di famiglia, suo padre, Muhammad Saleem, aveva combinato per lei, come già aveva fatto per le sue sorelle maggiori anch'esse residenti in Italia, un matrimonio con un connazionale e lei rischiava di mandarlo a monte comportandosi in modo troppo disinvolto: già sorprende che sia sopravvissuta dopo essersi presentata a casa con un piercing e un tatuaggio.

Poi, come se non bastasse, si era addirittura fidanzata con un infedele italiano, commettendo così due trasgressioni gravissime: rifiutare il matrimonio combinato, uno dei cardini della vita sociale di centinaia di etnie asiatiche e africane, e progettare di unirsi a un infedele, cosa assolutamente proibita alle donne musulmane. Allora, da buon padre di famiglia, Muhammad l'ha uccisa come era suo diritto e dovere, aiutato da uno zio e da un cognato della vittima.

Ed è in pericolo anche la vita del fidanzato italiano di Hina che per questo è stato portato dalle forze dell'ordine in una località segreta e dovrà vivere sotto protezione chissà per quanto tempo. Di sicuro i Saleem lo vogliono morto: non per vendetta, come scrivono i mass media italiani inconsapevoli delle istituzioni che guidano la vita della famiglia di Hina, ma per devozione e per rispetto delle tradizioni.

Ogni anno decine di migliaia di donne nel mondo subiscono la sorte della giovane pakistana e sempre più spesso questo avviene in Occidente.

In Gran Bretagna, Francia, Germania e in altri stati da più tempo meta di migranti extracomunitari, i matrimoni forzati, le punizioni fisiche - incluso l'impiego di acidi per sfigurare le donne disobbedienti praticato soprattutto in Bangladesh e Pakistan - gli omicidi d'onore, così come la poliginia, la segregazione domestica delle donne, le mutilazioni genitali femminili e altre istituzioni che violano i diritti fondamentali della persona, sono diffusi ormai da decenni.

Ma da qualche anno anche l'Italia si sta accorgendo che la società multiculturale tanto apprezzata dai nostri politici di sinistra - non dimentichiamo che l'attuale ministro della Salute negli anni '90 ne parlava come di un dono prezioso, un'irrinunciabile occasione di arricchimento intellettuale e morale che i governi Prodi e D'alema stavano offrendo ai nostri figli favorendo l'immigrazione extracomunitaria, - non è solo questione di varietà nel modo di mangiare, vestire e arredare la casa.


Dal sito www.ragionpolitica.it