Il falco è il nostro simbolo in quanto sintesi del nostro sentire
Home page Chi siamo gli Amici Contattaci
 
User
Password
» Iscriviti
» Ricorda Password
 
Dossier
Ambiente e Scienza
Amici di penna
Attualità
Biblioteca
Economia e Finanza
Europa
Fuoco amico
Giustizia
Guzzanti's Corner
La Chiesa e l'Islam
La mia Africa
Le spine di Opunzia
Nel Mondo
Scuola e Università
Società e cultura
Terza Pagina
Società e cultura
Commenta l'articolo
Inserito il 26-8-2006  
Chi è rimasto «dalla parte delle bambine»?
Anna Bono


Hanno taciuto sulla vicenda della giovane pakistana di religione islamica, Hina Saleem, uccisa dai parenti a Brescia. Quando hanno incominciato a parlarne è stato ancora peggio. Si tratta delle associazioni femministe italiane di sinistra.

Il silenzio dell'Udi - secondo la responsabile nazionale dell'Unione delle donne comuniste, Pina Nuzzo - non va frainteso neanche per un momento. La prova che si tratta soltanto di «motivi logistici», legati al fatto che al momento del delitto gli uffici dell'associazione erano chiusi per ferie, è data dal nome stesso dell'organismo, che nel 2002 è stato cambiato da Unione delle donne italiane in Unione delle donne in Italia, a testimonianza dell'impegno assunto nei confronti delle immigrate extracomunitarie e dei loro problemi.

Anche le Donne in nero hanno accampato la stessa scusa e, per bocca di una delle fondatrici, l'europarlamentare di Rifondazione Comunista Luisa Morgantini, hanno annunciato solidarietà al ritorno dalle vacanze.

Ma le motivazioni reali del silenzio femminista sono altre ed emergono chiaramente in due dichiarazioni.

Secondo Francesca Koch, presidente dell'Associazione federativa femminista internazionale, fondata nel 1983, le femministe italiane non sono scese in campo per evitare un uso politico del caso: «La paura dei nostri movimenti è che tutto si trasformi in un discorso troppo semplicistico... Abbiamo deciso di comune accordo di non intervenire per evitare l'ennesima strumentalizzazione contro l'Islam e il mondo arabo. Perché l'Islam in questa tragedia non c'entra per niente».

L'intenzione maligna di strumentalizzare troverebbe conferma, come ha spiegato Emanuela Moroli, vicepresidente della Casa internazionale delle donne e responsabile di Differenza donna, associazione di donne contro la violenza alle donne, nella scandalosa indifferenza mostrata invece nei confronti delle decine di italiane che ogni anno vengono anch'esse uccise dai familiari. Inoltre sarebbe un errore prendere posizione per una singola vicenda: «Le culture sono diverse, ma poi le donne sono un unico popolo sparso ovunque nel mondo».

Che l'Islam non c'entri per niente nella morte di Hina Saleem è un'affermazione che regge soltanto se intesa nel senso che gli omicidi d'onore si verificavano già prima della nascita dell'Islam.

È lo stesso argomento messo in campo per sostenere che la religione di Maometto non ha nulla a che vedere con le mutilazioni genitali femminili, i matrimoni forzati e infantili, il prezzo della sposa, la schiavitù, le punizioni fisiche e tutte le discriminazioni che affliggono gran parte del popolo di Allah.

Dopo di che resta da spiegare come mai, a quasi un millennio e mezzo dalla sua nascita, l'Islam, che ha imposto con successo ai suoi fedeli prescrizioni minuziose su come e cosa mangiare e bere, come vestirsi, arredare la casa e lavarsi, non sia riuscito, se proprio ci teneva, a convincerli che è volontà divina inviolabile abbandonare quelle istituzioni.

Le parole della vicepresidente della Casa internazionale delle donne rivelano inoltre, purtroppo, l'inadeguatezza di tante persone - peraltro sinceramente e lodevolmente motivate - a trattare problemi di cui non comprendono l'origine.

L'omicidio d'onore è un comportamento istituzionalizzato, vale a dire un atto non solo tollerato, ma dovuto, prescritto e quindi legittimo allo stesso modo dei matrimoni forzati, delle mutilazioni genitali femminili e del prezzo della sposa che solo da pochi anni sono stati proibiti per legge nella maggior parte degli Stati africani e asiatici, ma continuano a essere praticati da una moltitudine di persone convinte di agire bene conservandoli.

Per questo centinaia di milioni di donne rischiano la sorte di Hina Saleem.

Al contrario, i casi di donne uccise da mariti, padri e fratelli italiani di cui parla Emanuela Moroli sono condannati in base alle leggi del nostro Paese e nulla nel comune sentire degli italiani li giustifica. Sono atti devianti, trasgressivi, commessi da soggetti violenti e irresponsabili e dunque anomali ed eccezionali.

Per questo sono motivo di scandalo e pena, mentre gli omicidi d'onore per lo più si praticano impunemente, anche dove sono proibiti per legge, suscitano compiacimento e congratulazioni e sono motivo di vanto.


Dal sito www.ragionpolitica.it