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Inserito il 10-9-2006  
Il Testamento di Kaur
Anna Bono


Kaur e suo marito, entrambi originari dell'India, hanno vissuto per molti anni in Italia, in un paese in provincia di Modena. Poi lui si è ammalato ed è morto, e due settimane fa lei si è suicidata gettandosi sotto un treno, per evitare di tornare in India come le aveva ordinato la famiglia che, nel rispetto delle tradizioni, la voleva dare in moglie al fratello settantenne del suo defunto marito. Kaur aveva soltanto 31 anni e lascia due figli, un maschio e una femmina, rispettivamente di 12 e 13 anni.

Questo ennesimo, tragico episodio - verificatosi a pochi giorni di distanza dall'omicidio di Hina, la giovane pakistana sgozzata dai familiari a Sarezzo, in provincia di Brescia, per motivi d'onore - accresce l'imbarazzo di chi vorrebbe continuare a credere, e a far credere, che non vi è motivo di scontro di civiltà, che i problemi dei rapporti interculturali dipendono da malintesi e incomprensioni; in sostanza, e tanto per cambiare, dalla nostra colpevole ignoranza che alimenta pregiudizi, diffidenza e infine ostilità nei confronti degli uomini diversi da noi, impedendoci di capire come tutto si limiti a insignificanti e inoffensive differenze - d'abbigliamento, gusti alimentari, riti, cerimonie - destinate piuttosto ad arricchirci culturalmente; e come, anzi, abbiamo tanto da imparare dagli altri in termini di qualità della vita, valori umani, tolleranza, ricchezza interiore.

In effetti diventa sempre più difficile spiegare come possano considerarsi maestre in qualità della vita e depositarie di valori umani delle società che per esistere hanno bisogno di mutilare gli organi genitali femminili, maritare le femmine bambine in cambio di denaro, imporre matrimoni combinati, vendere i bambini e farli lavorare, invece dei genitori, appena imparano a camminare.

L'istituzione di cui Kaur è stata vittima è nota come "levirato" ed è molto praticata anche in Africa.

Obbliga le vedove a sposare un fratello del marito defunto e di solito, in Africa, è associata a un'altra istituzione: il prezzo della sposa che il marito deve pagare ai parenti della futura moglie per garantirne il possesso per sé e per la propria famiglia.

Un tempo si trattava di beni in natura che ora, sempre più spesso, sono sostituiti in parte o del tutto da somme di denaro. Un esempio recente del valore attribuito alle spose: il padre di una bambina kenyana di 11 anni data in moglie a un pretendente di 60 anni ha chiesto è ottenuto in cambio 17 mucche, un secchio di farina di frumento, cinque litri d'olio commestibile, due paia di pantaloni, un paio di scarpe usate e un cellulare senza batteria.

Quanto a Kaur, invece, deve essere stata la sua famiglia a versare una dote al marito al momento delle nozze, secondo un'usanza molto diffusa in India, e può darsi che l'imposizione di sposare il cognato si spieghi con l'intenzione dei suoi genitori di non perdere la dote, presumibilmente rimasta in mano alla famiglia del defunto, oppure di doverne versare un'altra nel caso di un secondo matrimonio.

In una lettera-testamento Kaur ha espresso la volontà che i suoi figli non vengano mandati in India. Però, poiché non sono cittadini italiani, per legge dovrebbero essere affidati ai famigliari del padre, se ne facessero richiesta.

Forse si potrebbe tentare di far attribuire almeno alla bambina lo status di rifugiato in base alla Convenzione di Ginevra, con la motivazione che in patria rischia di subire violenze e discriminazioni dalle quali le autorità molto probabilmente non saranno in grado di difenderla e magari neanche cercheranno di farlo. In India il tasso di suicidi tra adolescenti e giovani donne è tra i più elevati del mondo: la piccola potrebbe un giorno essere indotta a seguire l'esempio di sua madre.


Dal sito www.ragionpolitica.it