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Inserito il 11-9-2006  
Escalation in Afghanistan e rischi per l'Occidente
Piero Laporta


Nell'imminenza dell'11 settembre, mentre il generale James Jones, Saceur (Comandante supremo) della Nato, chiedeva un rinforzo per i 18.500 uomini attualmente impegnati nella missione dell'Isaf (International Security Assistence Force), la Repubblica ceca ha fatto sapere di non poter inviare gli elicotteri d'attacco Mi-24 né quelli da trasporto Mi-17. Tale decisione è stata imposta dalle riduzioni del bilancio della Difesa di Praga. Il Ministero della Difesa ceco ha fatto sapere pure che prevede di mandare quattro o cinque Mi-24 in Kosovo.

Come ben si sa in Italia, le titubanze della Repubblica ceca non sono le uniche in seno all'Alleanza atlantica e il corrente anniversario dell'11 settembre si presenta con auspici carichi quanto meno di incertezze.

La richiesta del generale Jones, che da taluni osservatori italiani è stata accolta con sufficienza, è arrivata dopo i pesanti combattimenti nella provincia sud-occidentale di Helmand. Finora in Afghanistan sono stati messi fuori combattimento 159 uomini Isaf, oltre 100 di questi in azioni di combattimento, 21 dei quali deceduti. Sono perdite pesanti, le quali, secondo l'implicita valutazione di Jones, sono destinate a crescere ulteriormente.

Questa valutazione consegue alla elementare constatazione che la virulenza dei terroristi è a livelli persino più alti, nella regione di Helmand, di quanto lo sia in Iraq, come testimoniano le dozzine di attacchi sviluppati ogni giorno con la ferocia del combattimento corpo a corpo.

La preoccupazione maggiore, a livello tattico, è che l'incremento degli attacchi costringa a ridurre le missioni di assistenza mirate a riportare alla normalità l'Afghanistan. Tale riduzione sarebbe imposta, oltre che dalla pericolosità della situazione, anche dalla necessità di recuperare truppe in funzione di autodifesa.

Una tale evoluzione della missione Isaf accentuerebbe i suoi problemi, in quanto sarebbe facile muoverle accusa (com'è già accaduto) di essere "forza d'occupazione" e, allo stesso tempo, denunciarne l'inefficacia.

Su un piano strategico questo anniversario dell'11 settembre può segnare un pessimo precedente per la Nato, se le forze impegnate in Afghanistan saranno centellinate. In tal caso il comando alleato non potrà pianificare in maniera adeguata le operazioni di assistenza e autodifesa, mentre i terroristi afgani avranno agio di applicare gli sforzi con un'ampia possibilità di scelta circa i punti deboli, quindi esaltando i fattori "sorpresa" e "massa", con la conseguente spiralizzazione negativa della situazione di Isaf.

Questo processo è ben conosciuto e paventato dagli stati maggiori statunitensi perché ricorda da vicino la funesta ed inutile escalation in Vietnam. La prospettiva finale di un tale processo è una sconfitta politica (prima che militare) della Nato che stravolgerebbe senza possibilità di rimedio gli equilibri in Europa e transatlantici.


Dal sito www.servizi-italiani.net