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Inserito il 24-9-2006  
All'Onu niente di nuovo
Anna Bono


Dal 18 al 29 settembre l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite è riunita per la 61esima volta in sessione plenaria al Palazzo di Vetro. Il 21 settembre l'evento ha raggiunto il suo culmine con la celebrazione della Giornata Internazionale della Pace, istituita dall'Assemblea stessa 25 anni or sono e, come di consueto, inaugurata anche quest'anno dal messaggio che il Segretario Generale, Kofi Annan, ha rivolto ai rappresentanti degli stati membri: un resoconto dei risultati conseguiti sulla via della pace e un'agenda degli impegni da assumere e dei traguardi futuri, conditi come al solito con esortazioni a far meglio.

Il copione messo in scena ogni anno a New York dall'Onu in effetti quasi non fa più notizia, ormai è una routine persino nelle prevedibilissime invettive contro l'Occidente e gli Stati Uniti affidate di volta in volta ai leader di punta dello schieramento antioccidentale.

Quest'anno l'onore è toccato, tra gli altri, al presidente della Bolivia, Evo Morales, il primo indigeno a ricoprire quella carica: eletto all'inizio del 2005, qualcuno lo ricorderà, alla cerimonia per il suo insediamento, in tenuta etnica con tanto di mantello simbolico, cappuccio a quattro punte e bastone del comando intarsiato a testa di condor.

Morales si è presentato all'Assemblea brandendo una foglia di coca mentre accusava gli Stati Uniti di aver strumentalizzato la lotta al narcotraffico per colonizzare l'America Latina e prometteva lotta al «saccheggio» delle materie prime che impoverisce i popoli indigeni. Il suo cavallo di battaglia è la ridistribuzione delle terre improduttive ai poveri, nell'ambito di un progetto di sviluppo - manco a dirlo - sostenibile per il quale ha istituito l'omonimo ministero.

Quando è venuto il suo turno, Hugo Chavez è salito sul podio impugnando invece un libro di Noam Chomsky intitolato Egemonia o sopravvivenza, i rischi del dominio globale americano.

Il presidente del Venezuela, che aspira a un seggio non permanente al Consiglio di sicurezza in sostituzione dell'Argentina, il cui mandato sta per scadere, ha quindi spiegato al mondo che la democrazia non si impone con le armi e men che meno con i marines e ha poi strappato applausi e risate congiungendo le mani come se pregasse e dicendo di sentire ancora odore di zolfo per via della presenza in aula, il giorno prima, del presidente degli Stati Uniti che, tanto per cambiare, ha paragonato al diavolo per la sua determinazione a dominare, sfruttare e saccheggiare i popoli della Terra.

D'altra parte una sensazione di déja vu si era avvertita fin dall'inizio dei lavori dell'Assemblea Generale, tradizionalmente affidato al presidente del Brasile e quindi a Luiz Inàcio Lula da Silva, il quale ha di nuovo presentato - come fa tutti gli anni da quando ha vinto le elezioni - un progetto di tassazione dei biglietti aerei per ricavare fondi per combattere la povertà e in particolare le tre piaghe dei paesi in via di sviluppo: Aids, tubercolosi e malaria. Al suo fianco si è schierato ancora una volta il presidente francese Jacques Chirac, che da anni caldeggia l'introduzione della sovrattassa.

La novità è che quest'anno il progetto è stato battezzato Unitaid, vanta un gruppo di 44 stati-pilota, 18 dei quali a quanto pare disposti a istituire la nuova imposta, e conta anche sul sostegno di Norvegia, Cile e Gran Bretagna. Il costo aggiuntivo dei biglietti aerei dovrebbe consentire di raccogliere entro il 2007 300 milioni di dollari da destinare all'acquisto di farmaci generici contro le tre maggiori malattie legate alla povertà. Lula ne ha parlato come di «una forma di cooperazione inedita tra paesi poveri e paesi ricchi» e Kofi Annan lo ha definito «un brillante esempio per la comunità internazionale».

Per la verità non è chiaro che cosa ci sia di inedito in un ennesimo, colossale trasferimento di denaro in favore del terzo mondo, tanto più che dal 2002 già esiste un Fondo Globale per la lotta all'Aids, la malaria e la tubercolosi lanciato durante il vertice G8 svoltosi a Genova nel 2001 e che finora ha investito ben 5.5 miliardi di dollari in 132 paesi per sostenere interventi di lotta contro quelle malattie.


Dal sito www.ragionpolitica.it