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Inserito il 24-9-2006  
Benedetto XVI e il dialogo con l'Islam
Anna Bono


All'Angelus di domenica 17 settembre il Papa ha spiegato che le sue recenti affermazioni relative alla religione islamica vanno intese come un invito a un dialogo franco e sincero, con grande rispetto reciproco. Qualsiasi altra interpretazione travisa il significato delle sue parole.

Ma su quale interpretazione si possono basare le proteste musulmane alle parole del Pontefice se, come ha fatto giustamente osservare Samir Khalil Samir - il noto gesuita di origine egiziana esperto di islamologia -, quasi nessuno dei suoi critici ha letto il documento incriminato, il testo della lectio magistralis pronunciata da Benedetto XVI presso l'università di Regensburg il 12 settembre?

In effetti la versione inglese è stata pubblicata solo due giorni dopo e le prime notizie in arabo sull'evento parlavano, sbagliando a tradurre dall'inglese, di un discorso «tecnologico» invece che «teologico».

Il 15 settembre ancora non esisteva una traduzione in francese o in una qualsiasi delle lingue orientali e tuttavia il mondo islamico era già insorto, offeso e indignato, e pretendeva le scuse, assecondato da quel fronte interno antioccidentale che non perde occasione per alimentare - per usare le parole del giornalista Magdi Allam - «la cieca ideologia dell'odio imperante tra i musulmani, che violenta la fede e ottenebra la mente».

A nulla è valso sottolineare, a conferma delle sue buone intenzioni, che Benedetto XVI, in un discorso tra l'altro dedicato al tema «Fede, ragione e università» e solo per il 10% rivolto alla questione islamica, ha citato un unico versetto del Corano, uno dei più positivi e aperti: quello in cui si dice che «non c'è costrizione nelle cose di religione» (2, 256). «Se avesse deciso di aggredire l'Islam e dimostrarne una natura cattiva - osserva ancora Samir Khalil Samir (AsiaNews.it, 15 settembre 2006) - avrebbe potuto trovare decine di altri versetti».

Sempre a Samir dobbiamo un'osservazione che proprio in questi giorni dimostra tutta la sua fondatezza.

Nel libro Cento domande sull'Islam (Marietti, 2002), alla domanda «cosa si intende per dialogo? Qual è la posizione più autentica e realistica da parte cristiana per un incontro con l'interlocutore musulmano», Samir rispondeva: «Il dialogo non consiste nel dire ciò che piace all'interlocutore che si ha di fronte... Il dialogo autentico richiede amore per la verità a qualsiasi costo e rispetto dell'altro nella sua integralità...

La condizione preliminare per dialogare è che ci siano due voci e che le due voci rimangano distinte, ognuna espressione di un soggetto che abbia un volto e un'identità definiti. Oggi invece, specie in ambito cristiano... sembra necessario camuffarsi e coprire il proprio volto per stare di fronte all'altro: è il dialogo dei minimi comuni denominatori, dei cosiddetti valori comuni cercati a tutti i costi come base di partenza anziché come possibile risultato di un cammino».

Proprio amore per la verità e rispetto dell'altro hanno ispirato le parole del Papa. Ma un dialogo come lo intende Samir presuppone evidentemente due interlocutori motivati a comunicare. Per tutta risposta l'Islam ha reagito - come già in altre occasioni - con manifestazioni di violenza, accuse e richieste di scuse.

Certo si può sperare, come spesso si è esortati a fare, che in realtà a protestare sia una minoranza, quella che sta cercando di trasformare l'Islam in un potere teocratico e totalitario, mentre esiste un Islam moderato ben più consistente. Ma a una settimana dall'incidente solo due voci islamiche autorevoli hanno mostrato moderazione.

L'ex presidente iraniano Mohammad Khatami ha detto che è necessario leggere il testo integrale del discorso del Papa a Regensburg prima di fare qualunque commento sul contenuto: «Spero che quanto riportato [dalla stampa, nda] in proposito sia mal interpretato... La mia impressione è che il Papa sia una persona educata e paziente».

Il presidente indonesiano Susilo Bambang Yudhoyono, parlando dall'Avana dove partecipava al 14° vertice dei Paesi non allineati, ha detto che «i musulmani indonesiani devono mostrare pazienza e autocontrollo per affrontare questo tema così sensibile» e ha chiesto che «la Santa Sede risponda presto su questo tema pubblicando correzioni e facendo gesti costruttivi che possano ridurre la tensione fra musulmani e cristiani» (AsiaNews.it, 17 settembre 2006).


Dal sito www.ragionpolitica.it