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Inserito il 1-10-2006  
Quegli utili idioti dei moderati di sinistra
Gennaro Malgieri


Una sinistra così non esiste in nessun paese europeo. La sinistra italiana è la più povera intellettualmente, la più bugiarda moralmente, la più incoerente politicamente.

A questo giornale, Giampaolo Pansa ha dichiarato che la sinistra è finita. Difficile dargli torto. Non ha saputo fare i conti con il suo passato, dice il giornalista a difesa dei suoi libri-verità duramente attaccati dalla parte nella quale pure si riconosce idealmente.

Ma non ha saputo fare i conti, aggiungo, neppure con l'evoluzione dei tempi, con le richieste e le necessità di una società i cui cambiamenti nell'ultimo decennio sono stati travolgenti. Ed oggi, fedele alla sua vocazione "rivoluzionaria" (si fa per dire), al fine di testimoniare che esiste, irrompe nella vita di un Paese fragile come il nostro con un giacobinismo raccapricciante: tasse, neopauperismo, invidia sociale.

In ritardo di un secolo almeno, questa sinistra cerca disperatamente di legittimarsi rispolverando tutto l'armamentario tardo marxista, sia pure nascondendolo dietro il paravento del «rigore necessario» per colpire i nemici di classe: sì, è proprio così.

Quando è a corto di argomenti, la sinistra non può che tornare alle sue origini. Ma quale Blair, ma chi lo conosce Clinton. E la mitica "terza via" reinventata dal guru del premier britannico Antony Giddens, alla quale qualche anno fa l'Ulivo mondiale dedicò un pomposo convegno a Firenze, che fine ha fatto?
 
Affogata, come tutto il resto, nel magma ideologico imposto ai cosiddetti "moderati" dell'Unione (utili idioti, a dire il vero) dai massimalisti più inferociti, rottami di un mondo che non c'è più, che già era decotto quando esistevano l'Unione Sovietica, la cortina di ferro, i gulag e l'universo concentrazionario comunista.

Progressisti vendicativi

La Finanziaria, vendicativa e sanguinosa, varata per distruggere non soltanto il ceto medio, ma anche per vanificare qualsivoglia ipotesi di sviluppo, è l'esplicitazione dell'impotenza, la dimostrazione dell'assoluta mancanza di vitalità di una sinistra che non poteva avere altro leader che Romano Prodi, i cui balbettii alla Camera giovedì scorso, hanno confermato ciò che tutti sapevamo: l'inadeguatezza del professore bolognese a guidare il Paese, con l'aggravante che con vicenda Telecom, della quale è protagonista assoluto, ha fatto precipitare le quotazioni dell'Italia come mai era avvenuto prima.

Non a caso, la stampa fiancheggiatrice dell'Ulivo non ha ripreso in questi giorni, come faceva al tempo del governo Berlusconi, i molti articoli apparsi sui giornali stranieri di dura critica al governo ed al sistema-Italia in riferimento al torbido affare delle telecomunicazioni.

Ma non creda la sinistra che potrà cavarsela grazie ai soliti amichetti. Anche fra loro il disagio cresce: quasi nessuno se la sente più di difendere l'indifendibile. Perfino Repubblica c'è andata giù dura dopo il discorso (discorso?) di Prodi e non c'è pasdaran della coalizione che sostiene il governo disposto a scommettere sulla durata dello stesso, né sulla sua capacità di recupero.

Gli italiani si sentono frugati nelle tasche, violati nelle loro privatissime esistenze, ingannati dalle promesse disattese dopo soli tre mesi di governo. E si chiedono: ma che sinistra è questa?

Senza Silvio non hanno stimoli

Già, che sinistra è quella che per una manciata di voti ha rocambolescamente vinto le elezioni? E una sinistra alla quale è stato sottratto il nemico. La sua "vitalità", infatti, era legata alla presenza di Berlusconi.

Ora che il Cavaliere fa l'oppositore, i suoi awersari, per testimoniare di essere in vita, si sbranano tra di loro, ma purtroppo, a danno degli cittadini e credono di ritrovare il "collante" in grado di tenerli insieme rimettendo in circolazione i ferri arrugginiti del massimalismo, fino ad invocare le lacrime per i ricchi, come recita lo stupido slogan che ha fatto inorridire le anime belle alleate a chi concepisce ancora pensieri del genere.

La sinistra, insomma, è avviata ad un rapido declino. Speriamo soltanto che ci vengano risparmiate le colte geremiadi dei cosiddetti "riformisti" i quali ritengono di svolgere un ruolo critico nella loro disastrata coalizione.

Non ne possiamo più di voci, per quanto autorevoli, che in questi anni non sono state capaci di farsi sentire adeguatamente. Si mettano l'anima in pace: non contano niente, vengono considerate, nella migliore delle ipotesi, come "mosche cocchiere", sono residuali e patetìche, tenute in vita dai veri padroni della sinistra che esibiscono i riformisti come animali addomesticati, fenomeni da baraccone.

E se così non è allora che facciano la sola cosa che da loro ci si attende: prendano le distanze, denuncino l'inganno, si distacchino da chi predica e pratica un classismo fuori alla storia e contrario al buon senso.

La sinistra è finita: ecco quel che resta, si potrebbe dire, parafrasando Prezzolini. Non è molto. Anzi, è niente. E, comunque, è triste.


Libero del 1° ottobre 2006