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Inserito il 13-10-2006  
Sentenza Previti: hanno cancellato il ragionevole dubbio
Carlo Taormina


È passata sotto silenzio la sentenza della Cassazione che ha reso definitiva la condanna di Cesare Previti per la vicenda Imi Sir. Anche l'informazione di sinistra che da 10 anni è dedita al massacro dell'ex ministro ha detto poco ed è difficile credere che lo abbia fatto per disattenzione.

 Di sentenze vergognose è piena la storia della giurisprudenza, ma è difficile trovarne una come questa, non fosse altro che per la sfrontatezza con cui elementari principi sono stati calpestati e con essi la dignità di un uomo innocente.

E l'innocenza di Previti è stata affermata condannandolo: direte voi lettori se Berlusconi aveva ragione quando mi cacciò dal governo perché reclamai l'arresto di qualche giudice milanese, perché non vedo alternative a violazioni di legge che si traducano in sei anni di sequestro della libertà di un cittadino.

La Cassazione dice che i pur altissimi onorari percepiti da Previti per prestazioni professionali probatoriamente non smentite, "non erano stati utilizzati neppure in parte per compensare i magistrati". In un processo normale il discorso avrebbe dovuto concludersi qui.

La sentenza ritiene di poter indicare per ciascuno dei coimputati del parlamentare azzurro gravi indizi di responsabilità ma dichiara platealmente, che "a carico del Previti non è processualmente emerso un dato aggettivo altrettanto specifico": è o non è doveroso chiedersi se un giudice che condanna senza un dato oggettivo, lo faccia colposamente o intenzionalmente?

Può esistere un giudice così sprezzante da voler condannare un cittadino sapendolo innocente? È tollerabile che il vertice della magistratura - qual'è la Corte di Cassazione - possa uccidere il diritto e la verità così impunemente? Non dovrebbero essere gli stessi magistrati a ribellarsi contro chi volontariamente ha deciso di consumare simili aberrazioni?

"L'esistenza di un fatto può essere desunta anche da indizi, purché gravi, precisi e concordanti". Non è una grande invenzione perché sono parole scritte nel codice. Per la verità, ce ne sono altre di parole nella legge processuale, che la Corte Suprema mostra di non conoscere.

Mi riferisco al ragionevole dubbio che è causa obbligatoria di assoluzione di un imputato: non c'è ragionevole dubbio sulla colpevolezza di un cittadino, quando si riconosce che "a carico di Previti non è emerso un dato oggettivo specifico"?

E, a proposito di indizio "grave e preciso",come è possibile ritenere che tale sia la mera "conoscenza tra imputati in cui residualmente la sentenza si riferisce"? Ci vuole la Cassazione per capire che la conoscenza di un presunto ladro non fa diventare ladri? Piuttosto, perché questa sentenza si rifugia in affermazioni non veritiere, come quando addita Previti come "la persona che avrebbe trattato col giudice corrotto"?

Qualcuno dovrà accertare se questo sia falso ideologico in atto pubblico, essendo accertato che Previti nemmeno conosceva quel giudice all'epoca della presunta corruzione.

Sfido i magistrati della Cassazione che hanno giudicato Cesare Previti a smentire anche un millimetro delle cose qui dette e ad indicarmi, facendomela ingoiare, anche solo una circostanza che renda non aberrante il frutto del loro operato ed esprimo la speranza che questa sentenza gravi sulle loro coscienze per il resto dei loro giorni e che la sorte risparmi a loro ed ai loro figli le sofferenze inferte a Previti e alla sua famiglia.

Considero, invece, fin da questo momento, una pia illusione, con la magistratura che ci ritroviamo, il pensare che questi giudici paghino per quanto perpetrato con questa inammissibile sentenza.


Libero del 13 ottobre 2006