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Inserito il 26-10-2006  
Radio Mogadiscio, la voce dei talebani
Anna Bono


Le Corti Islamiche antigovernative che si sono impadronite di Mogadiscio, del porto di Kismayo e di vaste aree della Somalia, hanno riattivato Radio Mogadiscio, l'emittente radiofonica statale dell'epoca di Siad Barre situata nella vecchia sede del ministero dell'Informazione.

«Trasmetterà ai somali la verità - hanno annunciato i leaders delle Corti durante la cerimonia di inaugurazione - e si adopererà a favore della riconciliazione nazionale oltre a profondere i propri sforzi nella ricostruzione della Nazione».

La realtà, però, è che con questa iniziativa le Corti Islamiche si sono dotate di un nuovo e temibile strumento di lotta contro il governo somalo: in Africa la radio è il maggiore mezzo di informazione e di manipolazione dell'opinione pubblica, assai più diffuso e accessibile della televisione e della carta stampata, in grado di raggiungere ogni strato della popolazione ovunque, anche nelle regioni più inaccessibili.

Se le notizie che giungono dalla Somalia sono vere, se davvero le Corti Islamiche sono controllate da una leadership jihadista, non si può fare a meno di pensare con raccapriccio al ruolo svolto, ad esempio, da Radio Mille Colline in Rwanda nell'aizzare contro la popolazione di etnia Tutsi gli Hutu che nella primavera del 1994 commisero una delle più atroci stragi della storia africana, uccidendo oltre 900.000 connazionali in soli 100 giorni.

Questa volta, però, se sarà di nuovo strage di innocenti, nessuno al mondo potrà dire di avere la coscienza a posto, di non aver saputo in tempo che cosa si stava preparando.

Il 19 ottobre il presidente somalo, Abdullahi Yusuf Ahmed, ha infatti parlato chiaro a Nairobi, Kenya, rivolgendosi al Gruppo internazionale di contatto (formato da Usa, Norvegia, Svezia, Italia, Tanzania e Unione Europea) e ai rappresentanti delle Nazioni Unite e della Lega Araba: «L'ala jihadista delle Corti Islamiche controlla ormai la maggior parte delle milizie islamiste sotto la bandiera nera dei Talebani che ha sostituito la bandiera nazionale. Un coacervo di terroristi stranieri di origine afghana, pakistana, cecena, araba, ma anche europea rappresenta una parte consistente di queste truppe jihadiste».

Yusuf inoltre ha accusato le Corti di essere responsabili del duplice attentato alla sua persona avvenuto il 18 settembre a Baidoa, l'attuale capitale somala: «Durante le indagini condotte sull'attentato sono venuti alla luce documenti interni firmati da esponenti di spicco delle Corti Islamiche in cui i membri del governo vengono indicati come infedeli e condannati all'eliminazione fisica».

Il conflitto etnico rwandese ebbe ripercussioni regionali perché milioni di Hutu, dopo il contrattacco vittorioso delle milizie Tutsi, si riversarono nei Paesi confinanti temendone la vendetta.

Anche i somali fuggono da mesi, a centinaia ogni giorno, cercando scampo soprattutto in Kenya, ma la rilevanza internazionale dello scontro in atto non si limita a questo.

Il governo legittimo è sostenuto dall'Etiopia, che ha già inviato delle truppe in difesa di Baidoa e di altre città di rilevanza strategica, le Corti Islamiche sono armate dall'Eritrea.

In Kenya, dove governo e Corti stanno reclutando giovani somali rifugiati, in particolare nei campi per profughi di Daadab e Kakuma, ma anche tra la popolazione della capitale e nel resto del Paese, gli osservatori locali non hanno dubbi: «La Somalia sta diventando un campo di battaglia tra Etiopia ed Eritrea, tra Occidente e al Qaida, tra talebani e islamici moderati».

Qualcuno, a Nairobi, alla notizia che Radio Mogadiscio ha ripreso a trasmettere, l'ha già ribattezzata «Radio Talebani».


Dal sito ww.ragionpolitica.it