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Inserito il 29-10-2006  
L'ultimo guaio di Kofi Annan è un blog
Anna Bono


I fallimenti e gli scandali accumulati dall'Organizzazione delle Nazioni Unite sono tanti e tali da non far quasi più notizia e da essere presto dimenticati. Così è stato, ad esempio, della missione Unamsil in Sierra Leone, che pure è responsabile di una delle peggiori performance realizzate da una missione di pace Onu.

Non soltanto i caschi blu in quell'occasione furono incapaci di imporre una tregua alle milizie governative e a quelle ribelli del Ruf, il Fronte Unito Rivoluzionario guidato da Foday Sankoh in lotta per il potere dal 1991, e furono più volte messi in fuga, incalzati da truppe di bambini-soldato male armati e vestiti di stracci; non solo si resero responsabili di numerosi e gravi episodi di violenza a danno della popolazione civile che avrebbero dovuto proteggere dalla ferocia estrema degli eserciti contendenti: addirittura, nella primavera del 2000, il Ruf ne catturò e prese in ostaggio 319 e poi altri 200, tutti di nazionalità indiana, kenyana e zambiana.

Ci vollero i parà inglesi per liberarli, evacuare la popolazione civile straniera e riprendere il controllo della situazione.

Benchè abituati, dunque, alle malefatte e all'inefficacia delle iniziative - peraltro costosissime - ideate e amministrate dal Palazzo di Vetro, non si può non restare esterrefatti di fronte all'ultima vicenda di cui è protagonista niente meno che l'inviato speciale in Sudan del segretario generale dell'Onu Kofi Annan, l'olandese Jan Pronk.

Proprio mentre Annan tenta di stilare un bilancio positivo del proprio mandato, ormai prossimo al termine, il suo uomo di fiducia, incaricato di una delicatissima missione dalla quale dipendono le sorti degli abitanti del Darfur, la regione del Sudan occidentale in cui dal 2003 è in corso una guerra civile, è stato espulso con decisione irrevocabile e ha dovuto lasciare il Paese nel giro di pochi giorni.

Ecco come sono andate le cose.

Al pari di un comune cittadino, uno dei tanti che ogni giorno registrano su internet notizie e riflessioni consegnandole al giudizio del mondo intero, il 14 ottobre Jan Pronk ha scritto sul suo blog che le forze governative sudanesi hanno perso «due delle maggiori battaglie degli ultimi tempi», accusando ingenti perdite.

Considerato che ufficialmente il governo del Sudan non combatte in Darfur e tanto meno ammette di sostenere una delle parti in lotta, e tenuto conto che da maggio, sempre ufficialmente, è in corso una tregua con una fazione del principale movimento antigovernativo, lo Sla-m, si capisce che, se anche corrispondesse al vero, l'affermazione di Pronk sarebbe quanto meno imbarazzante.

In più l'inviato speciale ha scritto nel blog che il morale dell'esercito sudanese è bassissimo, che dei soldati si sono rifiutati di combattere e che alcuni generali sono stati cacciati.

I vertici militari sudanesi sono stati i primi a reagire: appena informati dell'accaduto, hanno dichiarato Pronk «persona non gradita» e ne hanno chiesto e ottenuto l'espulsione immediata.

Kofi Annan dapprima ne ha preso le difese (tramite il suo portavoce, Stephane Dujarric, ha espresso pieno sostegno al suo rappresentante caduto in disgrazia, confermandolo nelle sue funzioni), ma intanto lo ha richiamato per consultazioni a New York e nel frattempo il ministero degli Esteri sudanese ha informato le Nazioni Unite dell'irrevocabilità della decisione presa e il massimo organismo internazionale non ha potuto che prenderne atto, precisando per discolparsi che il proprio personale non può pubblicare alcunché senza autorizzazione.

Il tutto capita proprio nel mezzo di una fase critica dei rapporti tra Karthoum e il Palazzo di Vetro, durante la quale sarebbe stato meglio non dare al regime sudanese nessun appiglio per puntare l'indice contro l'Onu.

Da mesi il Sudan, malgrado una risoluzione del Consiglio di Sicurezza, rifiuta infatti l'invio di caschi blu in sostituzione dell'inconcludente missione di monitoraggio organizzata in Darfur dall'Unione Africana e intanto le condizioni di vita della popolazione civile di quella regione non fanno che peggiorare. Adesso le già scarse prospettive di una svolta positiva si fanno ancora più remote.


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