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Inserito il 9-11-2006  
Un appello a Berlusconi per evitare il rischio dell’inciucio
Sandra Giovanna Giacomazzi


Il Cavaliere chieda consiglio a Guzzanti su come riconquistare i cuori azzurri.

Va di moda in questi giorni raccontare i sogni sulle prime pagine dei giornali. Giovanni Sartori su “Il Corriere della Sera” e Eugenio Scalfari su “La Repubblica” hanno raccontato le loro variazioni sul tema di un Prodi che cade, che più che un sogno per loro sarebbe un incubo. Anche per noi sarebbe un incubo un Prodi che cade nel modo in cui si sta prospettando la sua caduta, ossia con a seguito un governo di “larghe intese”.

Il Cavaliere, che ci ha fatto tanto sognare, dovrebbe farsi un bel ripasso di ciò che fa e che non fa sognare il suo elettorato. Basterebbe che si rivolgesse ad uno dei senatori del suo partito, Paolo Guzzanti, che tiene in mano e in memoria l’inventario completo dei nostri sogni e dei nostri incubi.

Lamberto Dini, per esempio, non fa parte dei nostri sogni. Non capiamo perché proprio il Cavaliere dodici anni dopo propone che sia proprio il Ranocchio a formare un nuovo governo. Possibile che non si ricordi del governo “Dinissimo”, che prometteva sempre di dimettersi dal suo governo ad “interim”, ma che non si dimetteva mai, o di Scalfaro che pensava a tutto fuorché a richiamare gli italiani alle urne come sarebbe stato suo dovere. Non sogniamo un “remake” di quella sceneggiatura.

Se Forza Italia è tornata nei sondaggi ai livelli del 2001 come ci racconta Berlusconi, se il governo di centrosinistra ha perso più punti in due mesi di qualunque altro governo nella storia della Repubblica, non capiamo il perché di questa voglia matta di traghettare e di temporeggiare. 

Se la ragione è la certezza che Napolitano non sarebbe disposto a richiamarci subito alle urne, siamo d’accordo con Guzzanti nel chiedere perché dovrebbe essere più disposto fra due anni quando un Ranocchio o un Baffino qualsiasi avrebbero fatto meno danni e causato meno dissensi della Mortadella e quindi l’urgenza urne sarebbe meno sentita.

Non capiamo perché Berlusconi dovrebbe compromettersi e deluderci per salvare loro, e non l’abbiamo mai capito.

Il popolo che Silvio ha fatto sognare sono liberali e rivoluzionari che non amano compromessi, soprattutto quando non sono interpretati da chi ne è beneficiario come un venirsi incontro da gentleman, ma come segno di debolezza, tant’è vero che mai hanno detto “grazie”.

Ogni volta che l’uomo che ci ha fatto sognare si compromette, scaccia i nostri sogni. Il voto per mandare i nostri soldati in Libano, sapendo che non ci si andava per disarmare gli Hezbollah, ma per impedire l’autodifesa di Israele, non ci ha fatto sognare. L’accordo sull’indulto nemmeno, anche solo per la sua lezione diseducativa.

Preferiremmo un’opposizione che si oppone, come avremmo preferito una maggioranza che andava diritto per la sua strada. Aver salvato la flotta aerea di bandiera con il suo personale strapagato e straviziato, aver tolto dalla precarietà tanti insegnanti col sistema delle graduatorie e non con uno meritocratico, avere a malapena fatto breccia ad una riforma vera della giustizia sono solo alcune delle cose che hanno eroso la nostra capacità di sognare lo stato liberale ed efficiente che vorremmo fosse l’Italia.

Sprecare l’impopolarità bipartisan di Prodi, proponendo un traghettare con non si sa chi, per non si sa quanto, fa diventare il sogno di un Prodi che cade un incubo anche per noi.


L’Opinione delle Libertà del 31 ottobre 2006