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Inserito il 9-11-2006  
La nuova Inghilterra, anti Usa e antisemita
Sandra Giovanna Giacomazzi


La denuncia lanciata da Melanie Philipps, autrice di “Londonistan”, allarma gli americani

La Gran Bretagna si sta rivoltando contro il suo alleato per eccellenza, gli Stati Uniti, e lo sta facendo a proprio rischio e pericolo. Questa la denuncia di Melanie Phillips, autrice di “Londonistan”, dalle pagine editoriali di “Usa Today”. Che porta come prova non solo il fatto che il primo ministro laburista più affermato della storia rischia di essere sloggiato dal suo posto proprio per il suo appoggio alla politica statunitense in Iraq. Ma la preponderanza di un nuovo spirito di appeasement è anche resa evidente dai sondaggi e dalle citazioni di esponenti politici di tutte le tendenze.

Secondo il sondaggio “Populus” del “Times” di Londra, il 62% degli intervistati dichiara che il governo dovrebbe cambiare politica estera, distanziandosi dagli Stati Uniti, diventando più critico verso Israele e programmando un ritiro dall’Iraq. Anche il sondaggio “YouGov”, della rivista “The Spectator”, rivela che anche se il 53% preferirebbe una politica antiterroristica più dura, il 45% auspicherebbe un’alleanza più vicina all’Unione Europea piuttosto che agli Stati Uniti e solo il 14% desidererebbe rapporti più ravvicinati con l’alleato tradizionale.

Phillips lamenta che Gordon Brown, il più probabile erede di Tony Blair, nonostante sia un atlantista convinto, dà solo un appoggio restio alla missione in Iraq. Peggio ancora l’opinione del nuovo leader dei Conservatori, David Cameron, convinto che sia proprio l’America a buttare benzina sul fuoco dell’antiamericanismo.

Ma le uscite più raccapriccianti sono state quelle del parlamentare dell’ultrasinistra George Galloway, secondo il quale se un terrorista suicida dovesse mai assassinare Tony Blair, sarebbe un atto “giustificabile moralmente”. Sempre secondo Phillips, il pregiudizio contro l’America viaggia a pari passo con l’antisemitismo. Un’intervista pubblicata su “Independent” riguardo alla “lobby israeliana” era accompagnata da un disegno della bandiera americana nel quale le stelle degli Stati erano rimpiazzate da cinquanta stelle di Davide.

Certamente, tutto ciò che riferisce la Phillips predispone a un certo allarmismo. Ma bisogna ricordare che anche in America vivono e vegetano molti antiamericani. Non è stato Giulietto Chiesa a inventare il complotto dell’undici settembre? Anche negli Usa i Gore Vidal, i Noam Chomsky e le Amy Goodman purtroppo abbondano.

E neanche gli americani moderati sono privi di dubbi o di senso critico. E’ difficile negare che le situazioni in Iraq e Afghanistan non sono quelle che si sarebbero sperate. Si pensava di fare un paio di guerre lampo, eliminare i talebani e Saddam Hussein per poi dedicarsi corpo e anima a creare le condizioni strutturali e istituzionali per una base democratica.

Purtroppo non è stato facile. Ogni germoglio di sicurezza seminato viene subito sabotato. Pagano con la vita soldati americani, soldati alleati, iracheni e afgani. Con un siffatto stato di cose è impensabile che Bush vada a dormire a cuor leggero. Ma qual è l’alternativa? Abbandonarli al loro destino? Non vorremmo essere nei suoi panni.

Il mal comune degli europei, dei britannici e degli stessi americani, è che molti hanno perso la bussola e la fede nei valori condivisi della propria cultura dominante, finché sarà dominante, dello stato nazione e dello stato di diritto, preferendo il relativismo, il multiculturalismo e la presupposta legittimità delle istituzioni internazionali, soprattutto quella più sacrosanta di tutte, le Nazioni Unite, nonostante la predominanza di valori tutt’altro che democratici nella maggioranza dei suoi membri.


L'Opinione delle Libertà dell'8 novembre 2006