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Inserito il 11-11-2006  
Le bugie degli ambientalisti 2 - I falsi allarmismi dei movimenti ecologisti
Riccardo Cascioli - Antonio Gaspari - Recensione di Anna Bono


Le bugie degli ambientalisti sono tali e tante che un libro non è bastato per smascherarle tutte. Si trova nelle librerie in questi giorni Le bugie degli ambientalisti 2. I falsi allarmismi dei movimenti ecologisti, il seguito del testo di Riccardo Cascioli e Antonio Gaspari pubblicato dalla casa editrice Piemme due anni fa e dedicato all'ideologia ecocatastrofista nelle sue varie espressioni.

Molti sono gli spunti di riflessione contenuti in questo secondo volume, che esce proprio mentre a Nairobi un vertice mondiale discute di cambiamenti climatici e problemi ambientali e in concomitanza con la presentazione del rapporto 2006 dell'Undp, il Programma per lo sviluppo delle Nazioni Unite, intitolato quest'anno «Oltre la scarsità: potere, povertà e crisi globale dell'acqua».

È da segnalare in particolare la prima parte del saggio («Tutto ciò che dovreste sapere sulla natura»), in cui molto giustamente gli autori documentano e quantificano ciò che gli ecologisti, tesi soltanto a contenere l'impatto della presenza umana sul pianeta, di rado prendono in considerazione: vale a dire che la natura stessa, il pianeta e le specie animali e vegetali che ospita, consuma e inquina incidendo a sua volta sui tanto temibili cambiamenti climatici.

Sul fronte dei consumi di energia e di risorse naturali, un singolo fulmine consuma energia elettrica quanto migliaia di famiglie e, secondo i calcoli degli scienziati, sulla terra ne cadono in media almeno 100 al secondo. Nel regno animale, poi, le formiche contendono il primato dei consumi alimentari all'elefante e alla balenottera azzurra, il più grande dei mammiferi, che divora quattro tonnellate di crostacei al giorno per tutti i 90 anni della sua vita.

Le formiche rufe, che vivono esclusivamente sulle Alpi, sono circa 300 miliardi sparse in un milione di nidi. L'entomologo italiano Mario Pavan, dell'Università degli Studi di Pavia, ha calcolato che ogni rufa operaia mangia ogni giorno una quantità di cibo pari a un ventesimo del proprio peso, il che porta il consumo totale della popolazione di formiche rufe alpine a circa 24.000 tonnellate di cibo all'anno.

A inquinare irreparabilmente l'atmosfera, invece, sono prima di tutto i vulcani; una eruzione di grandi dimensioni emette circa 17 miliardi di tonnellate di biossido di carbonio (uno dei gas responsabili dell'effetto serra), pari a due volte e mezza l'emissione annua mondiale derivante dalle attività umane; da solo il Monte Pinatubo, nelle Filippine, nel 1991 ha inoltre emesso circa 30 milioni di tonnellate di biossido di zolfo, il gas principale responsabile del fenomeno delle piogge acide.

Inquinano anche, soprattutto nei maggiori centri urbani, le piante, rilasciando dei composti volatili organici che causano, ad esempio, il 15% delle polveri sottili di Los Angeles e il 6% di quelle di Milano.

I bovini addomesticati, da parte loro, emettono metano e protossido di azoto producendo con le loro «fermentazioni enteriche» quantità di gas serra che in Francia ammontano ogni anno a 26 milioni di tonnellate, mentre lo stoccaggio delle loro deiezioni ne libera altre 12 tonnellate.

Per questo in Nuova Zelanda tre anni fa si erano proposte variazioni nella dieta delle mucche, al fine di ridurre i danni ambientali arrecati dai loro processi digestivi: un'idea abbandonata perché comportava l'assunzione di olio di fegato di merluzzo, che avrebbe dato alle bistecche e agli arrosti gusto di pesce.
 
Nel 2000, invece, l'Unione Europea aveva preso in considerazione l'idea di introdurre una «tassa sulle mucche» per i Paesi prevalentemente agricoli, come ad esempio l'Irlanda; un progetto per ora accantonato.

Non stupirebbe allora se, prima o poi, in controtendenza con le strategie ambientaliste finora adottate, qualcuno proponesse di abbattere le piante urbane o, in alternativa, di tassare le amministrazioni comunali e i privati cittadini in ragione del verde di cui sono responsabili.

Nella stessa logica, l'Italia potrebbe subire sanzioni e imposte per i suoi troppi vulcani attivi?


Dal sito www.ragionpolitica.it