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Inserito il 16-11-2006  
Più disoccupati col nuovo TFR
Francesco Forte


La legge finanziaria minaccia seriamente l'occupazione nelle imprese attorno ai 50 addetti, in Italia molto numerose. Questa constatazione nasce dal fatto che le imprese fino a 50 addetti non sono obbligate a devolvere all'INPS fondi del trattamento di fine rapporto, il TFR, dei loro lavoratori dipendenti. Ma sopra i 50 addetti, secondo la Finanziaria in discussione alla Camera, debbono darlo all'Inps, non solo per il cinquantunesimo addetto, ma anche per gli altri cinquanta. Un onere enorme, che si carica sull'addetto in più, rendendone anti economica l'assunzione.

Le imprese con pochi addetti sopra i cinquanta, inoltre, si stanno dando da fare per licenziare o prepensionare i loro lavoratori "in eccesso", allo scopo di trattenere per sé il Tfr. Magari, in loro vece, prenderanno dei precari, che non hanno diritto al Tfr e, quindi, non contano per il limite di 50, che dà diritto all'esonero dall' esproprio del Tfr.
 
Il governo aumenta il precariato
 
È abbastanza stravagante che un governo di sinistra abbia escogitato, nella legge Finanziaria, per fare soldi, una norma che provoca il licenziamento dei lavoratori, blocca le assunzioni con contratti regolari e l' occupazione e incentiva il lavoro precario che - ufficialmente - avversa. E lo incentiva non già come occupazione in più, secondo i principi della legge Biagi, ma come lavoro al posto di quello con contratti permanenti. Insomma un governo di sinistra che presenta, nella Legge finanziaria misure specifiche contro l'occupazione.
 
Il possibile rimedio proposto da An
 
Non sembra possibile. Eppure, se la norma della legge Finanziaria sarà approvata nel testo attuale, questo sarà l'incredibile e aberrante risultato, dovuto alla rapacità del governo, che ha deciso di avocare all'Inps i Tfr delle imprese per migliorarne le casse sempre affamate di denaro.

Di fronte alle proteste delle piccole imprese, che hanno sin qui fatto affidamento su questi fondi per il loro finanziamento, il governo si è visto costretto a presentare una modifica della Finanziaria, stabilendo l'esonero da questo esproprio delle imprese sino a 50 addetti. Peggio la pezza del buco, si potrebbe dire, dato l'effetto negativo sull' occupazione.

Il rimedio ci sarebbe e Alleanza Nazionale lo ha proposto, con un emendamento per cui l'esonero dei 50 addetti non spetti solo alle imprese che non superano i 50, ma a tutte le imprese per i primi 50. Ne consegue che l'assunzione del cinquantunesimo non comporta la perdita dell' esonero per i primi 50. E inoltre le imprese con pochi addetti in più dei 50 non avranno alcun bisogno di cercare di sbarazzarsi di qualcuno di loro per rientrare nell'esonero, che avranno comunque per i primi 50.
 
Perché l'esecutivo non accetterà
 
La soluzione è semplice, ma, dal punto di vista di Prodi, Padoa Schioppa e Visco ha un difetto: questa modifica, consistente nell' estendere a tutte le imprese l'esonero per i primi 50 addetti dall' esproprio del Tfr a favore dell'Inps, comporta un minor gettito per le casse pubbliche di un miliardo e mezzo di euro.
 
Infatti, con questa riduzione, l'Inps riceve per le sue casse, quattro miliardi e mezzo di euro, anziché sei. Comunque un grosso importo. Ma il governo non è disposto a rinunciare a un miliardo e mezzo per migliorare la legge finanziaria a favore dell'occupazione.

Per la verità Alleanza Nazionale, sapendo quanta sia la fame di denaro del governo attuale, ha anche disposto una "copertura" di un miliardo e mezzo del suo emendamento, suggerendo la tassazione straordinaria del patrimonio delle Fondazioni bancarie.

Queste, nella Legge finanziaria non sono chiamate a fare alcun sacrificio, a differenza delle imprese, dei lavoratori autonomi, dei ceti medi, degli automobilisti, dei proprietari di immobili, dei risparmiatori.

E per un governo che sostiene di ispirarsi a principi di "equità e sviluppo", la tassazione delle ricchezze delle fondazioni bancarie non dovrebbe essere un fatto aberrante, come per chi scrive, contrario per principio alle tassazioni patrimoniali.
 
Le mani legate di Romano
 
Ma l'amicizia fra l'attuale governo e le maggiori fondazioni bancarie della finanza cattolica di sinistra e della finanza rossa è tale da far supporre che l'emendamento sarò respinto con sdegno. E quindi la concreta minaccia per l'occupazione derivante dalla nuova misura sul Tfr, contenuta nella Legge finanziaria, rimarrà.


Libero del 10 novembre 2006