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Inserito il 18-10-2003  
Il nuovo liberalismo va oltre il Novecento
di Paolo Del Debbio


Un saggio sull'identità futura della destra. La ricetta del direttore di "Liberal" per non essere più né "post" né "ex". Lo spirito della libertà anglosassone contrapposto alla filosofia francese. L'idea di un "libertarismo" popolare e non dogmatico.

Si può essere liberali, popolari (nel senso sociologico e non politico) e provare ad inventare un linguaggio nuovo che non ripeta, quasi dogmaticamente e sempre, le stesse cose? Perché in Italia che questo sia possibile, a volte, si fa fatica a credere.

Tra ripetitori del verbo berlusconiano tanto pedissequi quanto noiosi, inutili e dannosi (talvolta colpiti anche da problemi di motilità alla muscolatura facciale), e ripetitori altrettanto pedanti e altrettanto inutili e dannosi (generalmente fra di loro) del pensiero di importanti pensatori liberali, si fa veramente molta fatica a intravedere la possibilità che l'intuizione liberale alla radice del progetto politico berlusconiano possa continuare a produrre idee, progetti, linguaggio.

Insomma: cultura politica. Cioè la «fatica del concetto», come avrebbe detto Hegel. Lo sporcarsi le mani per ridire quel contenuto liberale, nello scorrere dei problemi, della storia, delle alleanze, dei disegni di legge, delle riforme, del quotidiano della Pubblica amministrazione, dei dibattiti televisivi e delle campagne elettorali.

Dicendola in termini più alti: è possibile una sorta di lectio contìnua del liberalismo nella società e nella politica italiana? Risposta: sì, è possibile. Ne è un esempio, secondo noi, il bel libro di Ferdinando Adornato La nuova strada. Occidente e libertà dopo il Novecento. Per non essere più né ex né post, da oggi in libreria per i tipi di Mondadori.

È un libro ricco di ragionamenti. Che giustamente si pone, prima di tutto, il problema delle origini, della fonte di tutto quello che politicamente è successo in Italia dopo il '94, quando Silvio Berlusconi «scese in campo». Scelta giusta per sfatare sia il mito della sinistra per la quale il «fenomeno Berlusconi», Forza Italia e Casa delle Libertà sarebbe un misto di buon senso, capacità e possibilità di comunicazione, sia quello interno alla Casa stessa secondo il quale Berlusconi e la Casa delle Libertà sarebbero un'invenzione nata dal nulla. Ci sono origini remote e origini prossime.

Quelle più antiche sono le stesse dello spirito di Filadelfia, quello della Costituzione americana, quello che ritrova in Locke la matrice di pensiero adeguata, come scrive giustamente Adornato, e che si contrappongono a quelle di Parigi, lo spirito del «repubblicanesimo democratico di Rousseau, simile, pur se distinto, al cupo autoritarismo di Hobbes», quello che mette il tutto al di sopra delle parti, quello che chiede ai cittadini di rinunciare alla propria sovranità e agli individui di rinunciare a se stessi.

Recentemente lo spirito rinato nell'Inghilterra della Thatcher, negli Stati Uniti di Reagan, nella Spagna di Aznar. E per non continuare ad essere ex e post, per andare avanti, per oltrepassare il Novecento e uscirne definitivamente, occorre paradossalmente riallacciarsi a qualcosa che ci ha preceduto e che possiamo favorire che riemerga perché è stato nascosto ma non è sparito. Come i fiumi carsici, appunto.

Ferdinando Adornato fa politica, e pensa la politica, da tempo. È passato attraverso la sinistra e nel capitolo «La sinistra pietrificata» ne descrive e ne analizza da dentro le dinamiche e il pensiero. La sinistra fatta di sinistra cattolica dossettiana, sinistra azionista gobettiana e sinistra comunista gramsciana.

«I comuni idola di queste tre sinistre - scrive ancora Adornato - sono: l"arretratezza italiana", che non è vista male ma anzi come l'occasione per fare del nostro Paese un laboratorio di inedite ipotesi politiche e sociali; "la terza via", per superare capitalismo e socialismo; "il giudizio sugli italiani", che è da oltraggiare in quanto conformista e servile. Da questo discendono tre delle più gravi malattie della nostra vita nazionale: deficit di riformismo... debolezza della società civile... diffidenza verso il popolo». Analisi lucida e sufficiente a rinforzare la convinzione definitiva della necessità e urgenza di dosi massicce di liberalismo. Per questa sinistra l'unica destra buona è quella che non c'è. L'altra non è potabile.

Molto ricca anche la parte «propositiva» del volume, laddove Adornato individua dieci punti che sono i valori e gli obiettivi che costituiscono la nuova strada. Tra gli altri ci sono: il superamento del vecchio antagonismo tra laici e cattolici; l'affermazione di una nuova idea di progresso non solo inteso come espansione dei diritti individuali; l'oltrepassamento dell'ideologia anti-italiana che ha caratterizzato le sinistre; la difesa e il rilancio del concetto di Occidente come soggetto storico-morale; il rifiuto della teoria per cui l'Europa è un orizzonte a parte rispetto a quello degli Stati Uniti e l'affermazione del fatto che l'Occidente è uno, non duplice; la consapevolezza che la parola «pace» rappresenta un valore supremo e universale ma che quando è disgiunta dalla parola «libertà» smarrisce ogni dimensione etica. Fondamento di tutto è la centralità della persona che orienta un nuovo liberalismo sociale.

Le quasi trecento pagine del libro testimoniano uno sforzo continuo: fare del contenuto liberale uno strumento che aiuti a leggere la realtà e a cambiarla. Per questo merita di essere letto.


Da Il Giornale del 17 ottobre 2003