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Inserito il 10-12-2006  
Le contraddittorie ricette per salvare il mondo
Anna Bono


In procinto di lasciare la carica di Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan ribadisce i temi guida del suo lungo mandato. Influenzato dalle organizzazioni non governative, alle quali ha attribuito un peso sempre maggiore nell'ambito dell'Onu, e da alcuni suoi consiglieri - primo fra tutti Jeremy Sachs, che sembra incapace di concepire lo sviluppo se non in termini di «più equa ridistribuzione delle risorse» - Annan ha sposato la teoria in base alla quale per sconfiggere la povertà basta che l'Occidente rinunci a qualcosa: solo «due tazzine di caffè l'anno per ogni cittadino dei Paesi più avanzati» - ha spiegato nei giorni scorsi rimproverando i Paesi ricchi di non essere abbastanza generosi - e il resto del pianeta godrebbe di cure mediche, cibo, acqua potabile e alloggiamenti sani.

L'esempio del caffè, chissà perché, è uno dei più amati dai terzomondisti. Anni fa c'era un missionario che, mostrando una tazzina, commuoveva i fedeli dicendo: «Rinunciate a un caffè al giorno e sfamerete un bambino del terzo mondo»; finché qualcuno gli ha domandato: «Ma se milioni di persone rinunciano ad un caffè al giorno, quanti bambini moriranno a causa di tutto quel caffè e zucchero invenduti?». In altre parole: sviluppo o elemosina?

Ma il dilemma è anche un altro: consumo responsabile, senza sprechi, oppure consumismo abbastanza disinvolto da permettere di smaltire i prodotti tropicali, esotici ed etnici che arrivano dai Paesi poveri?

Basta entrare un in negozio del «commercio equo e solidale» (l'organizzazione che cerca di vendere i prodotti del terzo mondo in Occidente a condizioni più vantaggiose per i produttori, sostenendo che il mercato libero li penalizza e li sfrutta) per capire qual è il problema.

Gran parte delle merci esposte sono superflue: soprammobili, gingilli, graziosi oggetti privi di funzione se non decorativa, proprio quelli che fanno aumentare vertiginosamente la nostra «impronta ecologica», ovvero la quantità di risorse che, secondo gli ecocatastrofisti estremi, noi occidentali sottraiamo alla natura producendo e consumando troppo, il che starebbe portando rapidamente all'estinzione della vita sulla Terra.

Ma la questione è ancora più complicata. Infatti gli ambientalisti insistono sulla necessità di ridurre drasticamente ogni attività umana che contribuisca all'innalzamento della temperatura del pianeta con l'emissione di gas inquinanti.

Fondamentale, per ottenere buoni risultati, è ridurre gli spostamenti di lungo raggio di persone e beni: si raccomanda specialmente di viaggiare meno in aereo e di utilizzare prodotti coltivati e fabbricati vicino al proprio luogo di residenza.

In base a questa teoria tutte le merci, anche quelle non superflue, sono da bandire se arrivano da lontano: quindi le banane, il caffè, le marmellate, il cioccolato e poi le sciarpe e i golfini, le tovagliette, le tende importate dal «commercio equo e solidale»... insomma qualunque cosa prodotta dall'altra parte del mondo va sostituita con cibi e manufatti nostrani. In pratica le Botteghe equosolidali sarebbero costrette a chiudere.

Un'analoga empasse tormenta le organizzazioni riunitesi a Porto Alegre, Brasile, per dar vita alla terza edizione del Forum mondiale del turismo per la pace e lo sviluppo sostenibile conclusasi il 2 dicembre.

Tutti riconoscono l'enorme funzione economica del turismo nei Paesi poveri. Tuttavia, in conformità con i principi espressi nella Carta per un turismo sostenibile e nel relativo Piano d'azione formulati nel corso della Conferenza mondiale sul turismo sostenibile svoltasi a Lanzarote, Isole Canarie, nel 1995, i viaggi di piacere dovrebbero essere «ecologicamente sostenibili», oltre che «eticamente e socialmente equi nei riguardi delle comunità locali» e attenti alla preservazione della biodiversità, oltre che orientati a una «più equa ridistribuzione della ricchezza» e alla «rivalutazione della diversità come fondamento di pace».

Nei decaloghi pubblicati qua e là dai movimenti per un turismo sostenibile, equo e consapevole, si possono trovare indicazioni quali «non disperdere nell'ambiente carta e sacchetti di plastica», ma soprattutto e dappertutto si esorta a usare il meno possibile mezzi di trasporto inquinanti: il che, portato all'estremo, più o meno ridurrebbe alle scampagnate fuori città dei nostri nonni il turismo lecito.


Dal sito www.ragionpolitica.it