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Inserito il 24-12-2006  
Senza ufficio stampa, Lui ha organizzato l'unico evento che resiste nel tempo
Davide Rondoni


Non c'è iniziativa che non desideri trasformarsi in Evento. Con la maiuscola. Specie in ambiente culturale, ormai la parola "evento" è usata e abusata. E diventata gergo degli uffici stampa, delle aziende di promozione. Ma anche degli uomini di cultura o presunti tali. Che, appunto, tendono a vedersi protagonisti di "eventi". Sia una prima della Scala, un festival, una vernice di mostra o l'inaugurazione di una nuova linea di negozi, sempre di evento si tratta.

Un'abbondanza di eventi, quasi da rimaner storditi. Salvo poi che, nella maggioranza dei casi, di tutto questo "eventume" resta breve e labile traccia nella memoria, quando non viene inghiottito subito dall'oblio. Macchina straordinaria a favore dell'irrilevanza individuale e collettiva è proprio l'invadenza dei media a cui i produttori di "eventi" culturali si rivolgono con fede e acribia.

La voracità con cui tale macchina enorme e rapida inghiotte e sputa notizie di eventi è una maschera dell'oblio che tutto sembra attendere con la sua bocca più segreta e misteriosa. Controfigura vivace del nulla, l'impero mediatico, come già diceva Vosco Rossi cantando quel che sapevano gli esperti, sembra l'unico ora che mi ha autorizzato a far esistere eventi e persone.

E ci raggiunge come uno sciabordare continuo di onde, con i suoi lanci, le sue esclusive, la unicità replicata infinitamente di "eventi". A furia di aver la presunzione di produne "eventi" abbiamo il risultato umiliante di non realizzarne veramente nessuno. Un attivismo frustrato. Anche i più costosi e importanti eventi culturali ricevono rilievo solo per pochi attimi.

Ed è difficile notare, nell'enfasi che li circonda, cosa c'è di duraturo o di effimero, e se qualcosa con loro davvero cambia, oppure tutto resta uguale. Che sia l'ultimo libro di uno scrittore di moda o il film di un vecchio maestro che non molla, l'etichetta di evento serve come una misura preventiva di riconoscimento di valore.

Se di evento si tratta - e lo dicono i media - non sapremo mai se lo è stato per davvero, per chi e in che misura: si passa rapidamente al successivo.

ll Natale arriva, come un evento strano, mescolato quasi e quasi taroccato in questo mareggiare di eventi. Occasione esso stesso di altri eventi, teletrasmessi, reclamizzati con dispendio di energie e denaro. Eventi di ogni genere si assiepano nei giorni dell'Evento. In un paradossale riceverne luce, o forse a rubargliela.

Ma lui, il Natale, in questo offrirsi di eventi, in questa esuberante e quasi sboccata fiera, è un Evento segreto.

Il suo mistero non si esaurisce mai. Non si consuma. Si irradia da un luogo minimo, una grotta, un punto secondario del mondo. Ha toccato ovunque la vita degli uomini, cambiandola, ma se ne resta là, nel suo segreto che tocca il Mistero della vita. Non cerca palcoscenici, o pubblicità.

Dio, nel creare la regia del suo Evento, ha fatto scelte strane. Che nessun promoter di oggi approverebbe. Che nessun organizzatore di eventi culturali farebbe sue.

Ha scelto di puntare sulla libertà. Non ha fatto indagini di mercato, per stimolare bisogni o vanità. Ha puntato sul bisogno che sta in fondo a tutti i bisogni: che la vita abbia un senso, un sapore. E non ha offerto prodotti miracolosi o libretti di istruzioni. L'Evento è Lui stesso.

Un 'offerta di amicizia. Quel che i nostri eventi non offrono mai. Lasciandoci un po' più storditi e un po' più soli. Il Natale invece è l'Evento del Dio che non vuole lasciarci soli. E meno storditi.


Da Libero del 24 dicembre 2006