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Inserito il 24-12-2006  
Fermiamo l'accanimento terapeutico di chi vuole salvare l'Unione
Sandro Fontana


L'accanimento terapeutico con cui il sondaggista del Corriere Renato Mannheimer viene premurosamente curando il calo dei consensi del governo Prodi, ha qualcosa di commovente. Egli è riuscito a sostenere che l'opinione favorevole al governo è in leggero recupero pur non superando il 40 per cento dei consensi e che si tratta di un recupero provvisorio, il quale tuttavia potrebbe essere consolidato col prevalere della componente governativa di Passino e Rateili a scapito della sinistra massimalista, cioè con l'avvio della cosiddetta Fase Due.

Insomma, le analisi di Mannheimer vanno sempre più utilizzate non tanto per conoscere l'orientamento degli italiani quanto per sondare i desideri dei committenti, cioè del Corriere, come s'è verifìcato in maniera clamorosa sia in occasione del referendum sulla fecondazione assistita sia in previsione delle ultime elezioni politiche.

Il fatto è che l'approvazione dell'ultima legge finanziaria ha decretato il fallimento definitivo di ogni velleità riformistica da parte del governo Prodi, il quale, con l'elaborazione d'un emendamento di 1.364 commi e di 593 tabelk, ha superato se stesso varando la peggiore finanziaria della storia della Repubblica e rinunciando ad ogni tentativo di riforma di una legge di bilancio dello Stato nata nel lontano 1978 durante i governi di Solidarietà nazionale, quando cioè i comunisti erano in maggioranza ma non facevano parte del governo e volevano quindi togliere ogni potere a quest'ultimo per affidarlo direttamente al Parlamento.

Di qui la mostruosità di una legge che pretende ogni anno di governare e controllare l'attività di oltre 15 mila enti costituzionalmente autonomi, i quali - dai comuni alle province, dalle regioni alle ASL, dai consorzi agli enti presidenziali, dalle ferrovie alle comunità montane - esercitano la più assoluta libertà di spesa senza avere nessuna responsabilità nel reperire le entrate.

Persino Napolitano s'è lamentato di questa assurda procedura che ricorda da vicino i famigerati piani quinquennali sovietici che, nell'illusione di controllare dal centro ogni iniziativa dei cittadini, finivano col consegnare l'intero paese nelle mani d'una burocrazia vana, rapace ed irresponsabile.

Ma Napolitano, che durante i governi di solidarietà nazionali era al vertice del Pci, dovrebbe ben conoscere l'origine politica di una tale procedura ed agire di conseguenza, rifiutandosi, come ha suggerito Francesco Forte su queste colonne, di firmare una finanziaria sovietica come l'attuale, oppure di sottecitarne la riforma radicale.

La quale da parte delle sinistre oggi al governo è già stata inserita nella Costituzione attualmente in vigore che, attraverso l'art. 119, sostiene come «i comuni, le province, le città metropolitane e le regioni» abbiano «autonomia finanziaria di entrata e spesa», stabilendo e applicando «tributi e entrate proprie».

Insomma, l'attuale legge finanziaria viola quella Costituzione che le sinistre hanno voluto modificare nel 2001 per introdurre il federalismo fiscale che avrebbe dovuto attrarre la Lega nel loro schieramento.

Naturalmente una volta al governo le stesse forze si sono allegramente dimenticate di quella modifica e, come capita spesso per le scelte strutturali, hanno recuperato la loro antica vocazione centralistica ed illiberale: non solo hanno moltipllcato tasse e balzelli in ogni direzione ma, col pretesto di combattere l'evasione fiscale, hanno esteso un controllo pervasivo e burocratico su ogni aspetto della vita privata dei cittadini.

Il dramma vero del nostro paese è che anche coloro che professano una fede riformista e liberale, come i vari Salvati e Gavazzi, non avvertono la gravità della situazione e continuano ad illudersi che, praticando la strada indicata da una finanziaria come quella di Prodi, possa essere rilanciato lo sviluppo del paese.
 
Essi, cioè, non riescono a capire che è necessario ripristinare al più presto l'autonomia impositiva degli enti locali e regionali restituendo all'autogoverno locale non solo la libertà di spesa ma anche la responsabilità delle entrate sulla base dell'art. 81 della Costituzione, che deve essere esteso a tutti i centri di spesa.

Ed è strano come tutti costoro che, pur continuando a pontificare a dritta e a manca, non si rendano conto che tanto la dilatazione paurosa della spesa quanto l'incremento della pressione fìscale sono la logica conseguenza di un sistema che non riesce più a rapportare le spese alle entrate disponibili e che affida perciò al fisco il compito di inseguire una spesa sempre più rovinosa e fuori controllo.


Da Libero del 24 dicembre 2006