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Inserito il 23-10-2003  
Il complesso d'inferiorità di una civiltà tramontata
di Sandra Giovanna Giacomazzi


"Basta adesso con questa storia dell'11 settembre. Sono passati due anni oramai. Non se ne può proprio più. E' successo, eh beh? Anzi, era ora che capitasse qualcosa agli americani sul loro territorio, con tutto il danno che hanno fatto loro in ogni angolo della terra."

Queste le parole della nostra guida turistica durante un viaggio scolastico in Grecia. E pensare che la conversazione privata fra me e lei era cominciata con tutt'altri toni.

Scoprendo che io ero americana e di Boston, mi stava raccontando con molto entusiasmo di un viaggio che aveva fatto nel mio Paese qualche anno fa, con apprezzamenti particolari per la mia città e per quella di San Francisco. Non le era piaciuta per nulla la città di New York ed era a questo punto che sono intervenuta per dire che ero appena stata a New York e come avevo trovato molto cambiato il "mood" di quella città dopo l'11 settembre. Osservazione che non ho potuto approfondire perché mi è arrivato subito lo schiaffo stordente della sua esternazione di qui sopra.

Non ce l'aveva comunque solo cong gli americani. Ce n'era anche per i Britannici. Ovunque fossimo, Mycenae, Delfi, Olympia o Atene, ci raccontava che non potevamo visitare il museo locale, perché chiuso per restauri in vista delle Olimpiadi. Ma anche se fossero stati aperti, avremmo visto solo delle copie, perché tutti gli originali sono stati rubati dagli inglesi e quindi sono custoditi in quel luogo di ricettazione di bottini mondiali, meglio conosciuto come il British Museum.

Non ce l'aveva in uguale misura coi francesi, perché riteneva che ci fosse qualche speranza che loro potessero decidere un giorno di restituire qualcosa, dato che il Louvre non rimarrebbe completamente svuotato se fossero restituiti i tesori altrui, sottointeso naturalmente che il British Museum invece sì.

Se i miei compagni di viaggio, gli studenti ed educatori di classe, riuscivano a rimanere nella beata sconoscenza delle disavventure locali, io mi tenevo al corrente grazie alla Kathimerini in versione inglese dato come inserto con l'International Herald Tribune. Così ho saputo quanto gli dei dell'antichità fossero con noi.

Siamo andati via dal Peloponneso il giorno prima di un terremoto. Il giorno prima della nostra visita all'Acropoli, gli addetti al lavoro avevano fatto sciopero. Idem il giorno dopo. E il giorno successivo al nostro rientro in Italia, alla compagnia aerea nazionale con la quale abbiamo viaggiato, l'Olympia, hanno fatto sciopero anche loro.

Ho saputo anche, che in Grecia "l'autunno caldo" è esordito come in Italia, con multipli attacchi terroristici durante la stessa prima settimana d'ottobre. Se in Italia i target erano uffici del Ministero del Lavoro, in Grecia erano più trasversali, tanto è vero che sono stati definiti "uno slalom": due uffici locali del PASOK, il partito al potere e uno della Nuova Democrazia, il partito d'opposizione, la casa del parlamentare ND, Giorgos Voulgarakis e quella di Giorgos Veltsos, un amico del primo ministro, Costas Simitis. Come in Italia, anche ad Atene si discute fra le rivendicazioni di terroristi tradizionali, quali i gruppi nominati "17 novembre" e "Lotta popolare rivoluzionaria" e nuovi gruppi anarchici.

Durante una mezza giornata libera, sono anche capitata in una dimostrazione di studenti e professori dell'università. Fermandomi a parlare con un gruppo di tre ragazzi (che belli che erano!) che parlavano bene l'inglese, ho cercato di capire che cosa volevano con la loro manifestazione. Sostanzialmente vogliono l'istruzione per tutti e gratis. Cosa farà la società con un surplus di sociologi, non si sa.

Il bisogno di gente che ti rifaccia l'impianto elettrico, che ti sostituisca il rubinetto, che ti ripari le scarpe o che operi la macchina che produce il T-shirt che indossi, non lo percepiscono. "Siamo comunisti!" proclamano con orgoglio. E quando fai qualche accenno ai fallimenti di quel sistema economico, ai morti che ha prodotto, all'arretratezza sociale ed economica nella quale ha tenuto interi popoli prigionieri per lustri, sono disposti solo ad ammettere "qualche errore" del passato. Sono preparatissimi, invece, a recitare tutte le realtà rovesciate di quel posto infame che si chiama gli Stati Uniti. Non sanno però spiegare perché tutti quelli che scappavano dai loro paradisi avevano come primo posto ambito proprio quell'inferno!

Tornando alla nostra guida, è chiaro che non potevo mettermi a fare polemiche con una persona con la quale avremmo dovuto convivere per sei giorni. Ma neanche potevo chinare la testa e non dire niente ad una che con tutto il suo bagaglio culturale riusciva a sparare cose di una tale gravità. E così, le ho chiesto come poteva dire cose così terribili. In risposta, mi ha prestato un libro che stava leggendo, "Stupid White Men," scritto da un americano di nome Michael Moore. E' un libro blasfemo, dissacrante. Fra le sue copertine, c'è indubbiamente qualche sacrosanto fatto, ma quando uno scrive sul serio, e non per scherzo come sembrerebbe, che ha mandato una lettera a Kofi Annan e alla sede della NATO, pregandoli di mandare un esercito internazionale per liberare gli Stati Uniti sotto assedio, insomma come fai a prendere sul serio tutto il resto che ha scritto?

In Italia, in questi giorni si discute se dare o no il diritto di voto agli immigrati. A leggere le esternazioni di tipi come Moore, o Vidal, o Chomsky viene voglia di toglierlo a certi cittadini che della loro libertà fanno un tale abuso da mettere a repentaglio quella di tutti gli altri.

Un po' di colore locale del mio viaggio in Grecia che ho trovato divertentissimo. Non so agli orecchi di un italiano come possa suonare, ma per un'americana era proprio buffo vedere quelle parolone sofisticatissime, di connotazione scientifica o epocale, usate per le cose più banali come "Stasis" per la fermata dell'autobus o "Exodos" per l'uscita della metropolitana, che la prima volta che l'ho visto ho pensato al famoso romanzo di Leon Uris! E quale metropolitana: Funzionale, pulita, e sicura! E non hanno dovuto aspettare, come nel caso di Torino, le Olimpiadi o il disinteresse o la morte di un patrono dell'industria nazionale per costruirla!

Per quanto sia contentissima del mio viaggio in Grecia, devo confessare che il desiderio di colmare la sete per quell'aria d'antichità è rimasto incompiuto. A parte le sue uscite politicanti, la nostra guida sapeva il fatto suo riguardo a tutti gli monumenti classici che ci illustrava. Però fra il suo raccontare non-stop e le impalcature e folle di turisti onnipresenti, quell'atmosfera di spiritualità antica che aspettavo di assaporare è rimasta ben custodita solo nella mia fantasia.


L'Opinione della Libertà - 15 ottobre 2003