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Inserito il 3-11-2003  
E Allah disse a Maometto, il suo profeta...
di Anna Bono


Si è chiusa lo scorso 17 ottobre ad Abu Dhabi la prima conferenza sui diritti umani organizzata in Arabia Saudita. Gli esperti convenuti hanno riconfermato la supremazia della legge coranica (sharia), "che vale più di tutte le leggi sui diritti umani del mondo": "l'Arabia Saudita continuerà ad essere il guardiano dell'Islam, l'unico vero garante dei diritti umani" ha affermato concludendo i lavori Al Suwailem portavoce della Mezza Luna Rossa (la Croce Rossa islamica) saudita. Nella dichiarazione finale si legge anche che "le donne devono avere un ruolo attivo nella società, ma conforme alle leggi islamiche".

Di fatto la questione della condizione della donna è stata elusa. Nulla è stato detto su istituzioni quali il velo, la segregazione domestica (harem), il matrimonio forzato e decine di persone sono state arrestate per aver organizzato una protesta in prossimità della sede della conferenza chiedendo l'estensione del diritto di voto alle donne. Secondo l'agenzia Ansa, il principe reale Naif ha dichiarato alla stampa: "solo gente ignorante può aver inscenato una manifestazione del genere e spero che i sauditi la condannino".

Negli stessi giorni il personale sanitario della Frontiera di Nordovest, una provincia del Pakistan a statuto autonomo, denunciava i danni derivanti dall'applicazione rigorosa della sharia, adottata lo scorso giugno dal governo locale controllato da una coalizione di sette partiti islamici, l'Mma. Da allora almeno dieci partorienti e 53 neonati sarebbero morti per mancanza di adeguata assistenza medica durante la gravidanza e il parto, dopo che è stato vietato a medici e tecnici sanitari di sesso maschile di toccare e assistere le pazienti. Ad esempio, una donna è deceduta durante il parto e un'altra ha dato alla luce un feto morto: ad entrambe era stata prescritta un'ecografia, ma all'ospedale di Peshawar, il principale della regione, non c'era personale femminile in grado di eseguirla.

"Riteniamo che gli uomini potrebbero trarre piacere sessuale dai corpi delle pazienti mentre svolgono elettrocardiogrammi o ecografie e alcune donne potrebbero sedurre gli uomini con la scusa degli esami medici" il segretario generale dell'Mma ha giustificato il divieto con queste parole e lo ha definito del tutto coerente con i principi islamici.

Secondo un'indagine svolta presso l'università di Peshawar le donne morte dopo l'introduzione della sharia in realtà sarebbero più di 100 e le morti neonatali sarebbero 250 (Misna, 23 ottobre 2003). Un bilancio così grave di vittime potrebbe rivelarsi esatto. Il divieto infatti può rendere impossibili anche i più semplici interventi chirurgici, data la scarsità di personale medico e paramedico femminile: sembra, ad esempio, che nella regione non sia disponibile neanche una donna anestesista.

Un rapporto appena stilato dall'Unicef e dall'Oms, intanto, rivela che il 95 per cento delle 529 mila gestanti decedute nel 2000 vivevano in Africa e in Asia. Mentre nei paesi occidentali il rischio di morte riguarda una partoriente su 2.800, nell'Africa subsahariana il rischio riguarda una donna su 16. Il tasso di mortalità materna più elevato si registra in Africa; in valori assoluti il primato dei decessi spetta all'India con 136 mila gestanti morte.


Dal sito www.ragionpolitica.it